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  1. Henri Schmit Rispondi
    Mi sono ascoltato l'intera conferenza sulla Globalizzazione Nazionalismo Rappresentanza al Festival dell'Economia di TN. La sintesi introduttiva del prof. Bordignon è equilibrata, quello che segue è "wishful thinking", senza elementi concreti, anche da parte di Lucrezia Reichlin. Il prof. Martinelli dà un giudizio drastico: senza fiscalità propria l'UE non è federale, ma una convenzione di governi (un'unione). Spiccano altre due relazioni. Quella effervescente di Maurizo Landini, che tocca un tasto cruciale del lavoro, lo affronta come al solito a testa bassa, accusandi la solita "finanza" (quale? di chi?), ma non ha una soluzione da proporre, tranne l'idea futuristica (valida, ma difficile come lui stesso ammette) di un sindacato europeo. L'altra relazione bellissima che si distingue, critica, analiticamente orginale e coerente, è quella della professoressa Simona Piattoni. Pone il problema della democrazia e della rappresentanza dei demoi europei, rappresentati davvero, senza inganno o illusione, dai governi nazionali e indirettamente forse più dal Consiglio che non dal PE che è forse l'embrione di una futuristica legittimità europea. Ma c'è molta strada da fare, soprattutto in Italia. PS Da mezzo secolo sono un convinto europeista; nel lontano 1981 (quando alcuni relatori invece studiavano sociologia) mi sono post-laureato a Paris I in Istitutzioni e finanze dell'allora CE. Ma non credo nell'opinione dominante di una solidarietà facilona sostanzialmente a spese altrui.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Non solo i sovranisti di altri paesi ma anche i liberali sono restii ad accettare più solidarietà sul debito. Lottando contro l’illusione del sovranismo la parte moderata, politica ed esperti, tende a dimenticare la sovranità. La fuga in avanti verso un’UE più solidale esimerebbe dal gestire le inefficienze clamorose ma difficili a definire con esattezza e ancora più difficili a superare senza danneggiare intere categorie. Bisogna invece riaffermare la sovranità nazionale piuttosto che abdicare accusando l’UE o pretendendo di riformarla senza saper dire né come né con chi. La sovranità ha due facce. Sovranità inter-nazionale vuol dire individuare e assolvere i compiti di responsabilità nazionale, a prescindere da come saranno definite le competenze europee nel futuro. Vuol dire negoziare consapevoli della responsabilità di ciascuno per il proprio debito pubblico, per le politiche fiscali e per le riforme strutturali che incidono sulla competitività, sull’investimento, sulla crescita, sull’occupazione, sul reddito delle famiglie, sul gettito fiscale. La sovranità democratica del popolo presuppone un discorso pubblico veritiero e coraggioso che permetta agli elettori di scegliere in conoscenza di causa. I vincoli europei (co-decisi dall’Italia) sono soprattutto parametri utili per impostare politiche benefiche. Il vero limite delle politiche economiche e fiscali sono i mercati, gli investitori finanziari e industriali, le società di rating e le banche d’investimento.
  3. EMILIO MENEGHELLA Rispondi
    Conviene approfittare della attuale situazione fiscalmente favorevole pianificando la propria successione, in quanto prevedibilmente la situazione è destinata a cambiare in peggio. Difatti la tassazione diretta in Italia attinge a redditi sempre più bassi (nel 2019 e 2020 il nostro PIL non crescerà). Inoltre, l’imposta sulle successioni e donazioni fa registrare entrate misere (722 milioni di euro) rispetto al gettito dell’IRPEF (172.135 milioni di euro, ministero dell’economia e delle finanze, bollettino delle entrate tributarie 2018). Al contrario, è enorme la ricchezza degli italiani dalla quale più incisivamente può attingere la tassazione sulle successioni e sulle donazioni: la ricchezza finanziaria lorda ammonta a € 4.250 miliardi (conti finanziari gennaio 2019, Banca d’Italia); il patrimonio immobiliare € 5.800 miliardi (dati 2014, Banca d’Italia).
    • Luigi Calabrone Rispondi
      Ancora una volta, su questo sito si propone di incrementare l'imposta sulle successioni/donazioni, con il pretesto che "oggi il gettito è misero". Innanzi tutto, va osservato che l'Italia ha già una pressione fiscale complessiva di circa il 45%, tra le prime tre/cinque in Europa, e un sommerso tra il 15% e il 25% - quindi il carico fiscale già grava su una parte ridotta della popolazione. L'Irpef grava su meno di metà dei contribuenti. L'imposta di successione colpisce oggi solo gli stessi contribuenti dell'Irpef, e quasi solo la proprietà immobiliare dei non ricchi - i veri ricchi da tempo sono riusciti, mediante espedienti legali (e qualcuno forse non legale) a non figurare tra i contribuenti, mediante intestazioni a società trust, eccetera. Questo famoso "patrimonio immobiliare" è costituito, in gran parte, di case di abitazione che l'80% degli italiani è stato costretto ad acquistare, nel corso di un secolo, perché - giustamente - non si fida dello stato stampatore di moneta e che promette, di tempo in tempo, anche ieri e oggi, la bancarotta: "aumentiamo il deficit". Se si aumentasse l'imposizione fiscale sugli immobili, come ha già fatto recentemente Monti, con effetti disastrosi sui consumi e depressione dell'economia, il valore degli immobili si ridurrebbe ancora una volta, come minimo, dal 10 al 30%. Lasciamo la "tassa sul morto" ai paesi (come l'UK e gli USA) dove la pressione fiscale è attorno al 30% e la proprietà della casa di abitazione inferiore al 50%.
  4. Savino Rispondi
    Gli italiani non hanno capito nulla. Pensano di poter spendere e spandere come vogliono. Non sono "sicurezza" e "tasse" le priorità, ma il futuro dei loro figli.
  5. Mahmoud Rispondi
    Credo la forza del primo partito per consenso in Italia, nonché dei numerosi alleati interni in questo non discordi, risieda nella possibilità di tentare un muro contro muro individuale rispetto a tutti gli altri Stati. Credo pensino l'Italia sia too big to fail, pensiero che in linea generale condivido. Ripudiare la sostenibilità del debito con forza costringerebbe tutti gli altri significativi partner commerciali, al di là della loro situazione politica interna rappresentata in Europa, a modificare le regole comuni.
    • Henri Schmit Rispondi
      Questo in Sicilia si chiama ricatto. Anche a Bruxelles. Non è vietato fra Stati (cf. Trump oggi, Krushev-Kennedy 1961, Iran 1979, Gheddafi prima dell'intervento etc), ma solo a condizione che colui che è più forte sappia raggiungere l’obbiettivo e farla franca. Non ci scommetterei. Rileggerei anche l’articolo 7 del Trattato, tenendo sempre d’occhio quello che sta succedendo in UK, un paese sensibilmente più forte dell’Italia e soprattutto non membro dell’euro-zona.
      • Mahmoud Rispondi
        La credibilità del ricatto è molto forte, occorre impegnarsi per non raggiungere il default, mica per il contrario. Il contrario è facile, il contrario con il 130cippola crescendo di debito è inerzia. Il punto è chi pagherà (aiuterà a farlo) il debito dell'Italia, dal quale il suo popolo sovrano è evidente non voglia rientrare, piuttosto lo ripudia portando i filistei assieme a lui. Non importa cosa ci si mette nell'altro piatto della bilancia: Euro, cooperazione europea a programmi sociali, invasione armata. Qualsiasi cosa ma il popolo sovrano una manovra in pareggio non la farà mai.
    • Lorenzo Rispondi
      In effetti non si nega mai una sigaretta al condannato.