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  1. Henri Schmit Rispondi
    Faccio una scommessa: entro il 2019 i partiti moderati al governo bei paesi che dettano il tono nell’UE si riappropriano il concetto di sovranità nazionale (limitata dai trattati) nell’UE. Sovranità significa potere legittimo di decidere, capacità di esercitarlo e responsabilità politica (elezioni) e patrimoniale (debito). Tutto questo è evidente ma rimosso dal discorso pubblico, ovunque (a causa dell’ideologia “europeista” che è ingenua) ma soprattutto nei paesi inadempienti (che provano a ignorare i loro problemi, a rimuovere i loro traumi. Appuntamento a settembre/dicembre!
  2. enzo Rispondi
    Sono molto pessimista sulla possibilità che si vada verso una maggiore integrazione, quindi più parlamento meno consiglio o almeno meno unanimità. Questo non è dovuto al sorgere dei populismi sovranisti ma al persistere degli interessi delle elites politiche ed economiche.nazionali, Facciamo il caso della difesa: come si fa a parlare di politiche comuni quando francia e italia hanno interessi contrapposti in libia, quando i rispettivi governi cercano di favorire le proprie industrie nazionali e danneggiare quelle dei partners. Vediamo la mitica brigata multilingue, una, ma con 28 stati maggiore, 28 ministri della difesa ,28 ambasciate in ogni paese ecc ecc , tutta gente che non mollerà il posto, non importa se la piccola globalizzazione costringe lavoratori ungheresi e romeni a cercare salari accettabili ad ovest ed industrie occidentali ad aprire stabilimenti ad est in cerca di manodopera a basso costo
    • Henri Schmit Rispondi
      L’Italia è la Francia NON hanno interessi contrapposti in Libia, ma l’Italia pensa di essere più tutelata mettendosi bella scia degli USA che non collaborando con la Francia in tutto il Sahel.
  3. Henri Schmit Rispondi
    2. Sostanzialmente non è l’UE che l’Italia che non funziona. Prendiamo quattro materie. 1. L’unione bancaria: vale unicamente se non consiste in un trasferimento di problemi nazionali alla comunità; la gestione dei rischi deve essere comune, ma la responsabilità rimarrà specifica. 2. L’immigrazione è il punto più dolente; ma è in gran parte colpa dell’Italia se non esiste maggiore solidarietà; mi riferisco alle politiche passate di far passare i clandestini fino ai confini con altri stati; le statistiche non sono favorevoli all’Italia; con governi come quelli di destra fino al 2011 e quello attuale non ci può essere una solidarietà che fra altri paesi di buona volontà (D, BeNeLux, F, P, E) esiste da tempo. 3. Le politiche fiscali. Nessuno vieta ai paesi di convergere, di adottare politiche rigorose di riforma e di sviluppo; quasi tutti lo fanno da decenni; è l’Italia che non riesce a tenere il passo, soprattutto da quando da beneficiario è diventata contribuente netto. 4. La difesa. Come possono i governi già menzionati ispirare fiducia per politiche degli armamenti e della sicurezza internazionale (in Africa) comuni. Non se ne parla, ma l’Italia rema contro, anche con il governo Renzi, facendo il cavallo di Troia degli USA, della Russia e ora pure della Cina. Penso quindi che serva meno nazionalismo furbo, meno nativismo, ma più sovranità (= consapevolezza, decisione, responsabilità) italiana, per il bene dell’UE.
    • Lorenzo Rispondi
      Concordo con lei e soprattutto sulla necessità di superare l'unanimità. L'alternativa, per l'Italia, già in fase di attuazione, è di seguire il destino della Turchia.
      • Henri Schmit Rispondi
        Non dico che bisogna superare l'unanimità. A prescindere dalle regole di decisione UE (unanimità, maggioranza, PE, Commissione, Consiglio, materie incluse o rimaste fuori etc), L'ITALIA E' SOVRANA. Lo è nel Consiglio UE, lo è nelle istituzioni nazionali (condizionata però dalle SUE decisioni ed impegni pregressi, fra cui quello di sottostare alle regole UE), lo è per fare politiche eoconomiche, fiscali, sociali divergenti, fino ad essere punita dai mercati sullo spread, lo è per rischiare una procedura di infrazione che può condurre in extremis alla sospensione forzata decisa dal Consiglio conformemente all'articolo 7 del Trattato, e lo è per invocare se lo ritene l'articolo 50 per un poco conveniente Italexit, dall'UE o solo dall'euro. L'errore del dibattito pubblico (non solo italiano) è l'uso ideologico della sovranità. Ricordo che in Italia il tema del sovranismo è stato scoperto quando nel 2014 il giornale della Lega nord la Padania lo ha invocato come un diritto del Veneto all'autonomia, all'indipendenza o alla secessione. Ma quello era un altro problema, quello della messa in discussione (in teoria legittima) della sovranità (assoluta o vigente) dello stato su una sua frazione. Quel problema ha numerose sfaccettature, dall'Irlanda del N, alla Scozia e alla Catalogna, che rinviano ineluttabilmente alla teoria fondante del costituzionalismo. I moderati continueranno a perdere credibilità fin quando non si riapproprieranno del concetto complesso, dinamico della sovranità.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Dissento. Pur condividendo gli obiettivi delle autrici (maggiore convergenza), penso che il metodo per risolvere i problemi (nazionali o di dissenso su quelli comuni) non possa e non debba essere una “maggiore unione” senza “le nazioni”. 1. Formalmente il problema dell’UE, una confederazione per alcuni settori fra stati sovrani, è il seguente: da un lato gli stati membri sono doppiamente sovrani in quanto anche titolari del potere supremo nell’UE (il Consiglio che decidendo o a maggioranza ponderata o all’unanimità e condividendo il potere legislativo con il PE non ha un però “ruolo … formalmente paritetico” bensì determinante); dall’altro le norme europee prevalgono su quelle nazionali. In caso di dissenso (grave e persistente) fra uno stato e una decisione comune (per esempio in materia fiscale) esistono due rimedi: l’uscita volontaria (art. 50) o la sospensione forzata (art. 7). Questo vale informalmente anche per materie non comuni, ma coordinate separatamente come l’immigrazione. Solo che senza procedure vincolanti, in caso di dissenso non si fa niente (di vincolante).
  5. Piero Rispondi
    Non ci puó essere 1 moneta sola ed 1 politica monetaria sola quando dentro € c'è un Marco Svalutato del 25% ed una lira Sopra Valutata del 20% (numeri che variano a seconda delle case che li stimano, ma sostanza è quella). Non ci puó essere 1 moneta sola con Tutti i Paesi che x 10 anni fanno Deficit Primario Keynesiano di 3/5% punti (ora Portogallo lo stà chiidendo, dopo molti anni ed aiuti pari al 30% del suo Pil) eccetto 2 in Austerity (Surplus Primario) cioè Italia e Germania. Dovete trovare il Coraggio di aprire gli occhi e domandarvi: perchè la gente comune col diploma preferisce degli straccioni populisti ignoranti alle elite con il master ?
  6. LUCIANO PONTIROLI Rispondi
    Tutto vero, ma ... l'UE non è uno stato federale classico, piuttosto un'entità sui generis, che ha poteri sovrani nelle materie espressamente attribuite dai trattati e che, nella sua storia non breve ha spesso tentato di espandere in maniera indiretta le sue competenze: la tacita cooperazione tra Commissione e Corte di Giustizia ha, infatti, portato all'affermazione della superiorità del diritto dell'UE sul diritto nazionale, cui ha fatto seguito un'intensa produzione legislativa non sempre giustificata dai Trattati ,,, quanto meno, il cui fondamento in essi è controvertibile. Valga l'esempio dei tentativi di introdurre un parziale codice civile comune, portati avanti dalla Commissione nel primo decennio del secolo, posti nel nulla dalla contrarietà dei maggiori Stati membri. Ciò nonostante, prima di buttare il bambino insieme con l'acqua sporca, meglio tenersi anche questa .....
  7. U G-M Tamburini Rispondi
    quel 25 marzo freddo e piovoso (come oggi) ero il piu' giovane di quella ventina di illusi che -essendo in pochi- speravano di essere invitati ad assistere alla cerimonia. decisamente sono deluso perche' la mia vera idea si e' trasformate nella chaptalisation controlee e nel Gebot der Reinheit des Auspuffs, ie., nella piu' banale vergognosa tragedia dei beni comuni. l'errore dei padri fu quello di credere che le dichiarazioni d'intenti espesse con chiara enfasi non sottintendesse la grettapolitica di chi alla chetichella provvedeva al meschino interesse: per l'Italia si trattava della svalutazione della lira verde alla ricerca di voti che non venivano e col timore che il PCIrealizzasse politiche alle quali -a parte qualche baggiano di Coverciano- nesuno credeva (che il sequibaggiano si chiami Bersani poi ....) ora e' "poco e tardi" per riprendere il cammino perche' "la forza del destino" ha riportato le vecchie nazioni al concerto di suonatori stonati protesi al dispetto reciproco, che -ancora!- non si rendono conto di aver mangiato gratis il cibo in scatola degli SU per 70 anni. Si potrebbe ricominciare, ma non con quella donnetta di Pankow o quel poveretto che ha evitato la gogna capitata al fanciullo di pistoia. Il chock e' alle porte, ed e' politico; sara' spaventoso in cauda domanda oscena: quale stato ha recuperato il debito contratto col deficit spending di JMK fama?
  8. umberto Rispondi
    A processi transnazionali(in ecologia,in economia,in sicurezza) non si può pensare a soluzioni nazionali ma arrivare a un Governo federale tramite una riforma istituzionale dove sia eliminato il voto all'unanimità.Un Parlamento Europeo con due Camere:una dei cittadini(attuale Parlamento)e una degli Stati(attuale Consiglio).Potere legislativo vincolante per tutti gli Stati dell'UE.
  9. Savino Rispondi
    Presto le patriette e i patriottini saranno spazzati via dagli eventi che riguardano tutti gli esseri umani. Il colonialismo imperiale del passato è già un boomerang, così come la centralità della finanza. Altro che Malthus, sarà l'istinto della fame a fare la differenza.
  10. Giuseppe De Arcangelis Rispondi
    In realtà anche in materia di politica commerciale gli stati membri, addirittura i parlamenti regionali, mantengono un potere importante di veto. Si pensi a quanto accadde con il CETA da parte del parlamento della Vallonia. Da settembre 2017 il CETA è entrato in vigore in buona parte, ma non totalmente, aspettando la ratifica dei parlamenti nazionali. E alcuni parlamenti (incluso quello italiano) minacciano di non ratificare. Nonostante questo, è vero che per la politica commerciale la leadership europea è risultata più efficace, ma anch'essa è a rischio. Il che non depone bene per le negoziazioni prossime: chi si fiderà della parola del commissario per la politica commerciale?