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  1. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Mi sembra un articolo demagogico
  2. Asterix Rispondi
    Alcune riflessioni banali. Esino Lario non è, con il dovuto rispetto, la capitale di Italia. Questo vuole dire che non deve erogare servizi comunali alle sede centrali della PA italiana, né ale sedi centrali delle principali imprese italiane o estere. Il confronto se vuole essere fatto in modo scientifico dovrebbe essere con altre capitali europee e vedere l'entità degli investimenti degli altri stai per la loro Capitale. Vediamo se negli altri Stati è comune pensare prima alla Capitale come biglietto da visita del Paese. Solo da noi per uno strano concetto di federalismo si ritiene Roma al pari di Esino Laurio. Roma non può fallire perché, considerando che è stata gestita da tutti i partiti politici, sarebbe l'emblema del fallimento dell'Italia.
    • Federico Minghetti Rispondi
      A me pare invece che lei non abbia compreso a fondo l'articolo: non si paragonano i due comuni, ma le scelte di gestione più o meno responsabili nei confronti della comunità tutta. Roma poi, secondo me, è già l'emblema del fallimento italiano, da molti anni....
      • Asterix Rispondi
        Forse non ha compreso le mie ragioni. Il debito di Roma, come Capitale dello Stato Italiano e dello Stato Vaticano (forse è bene ricordarlo), è legato al fatto che si accollano al Comune di Roma determinate spese per la gestione di eventi nazionali(es. manifestazioni pubbliche) nonché nella erogazione dei servizi (trasporto locale, pulizia, ecc..) al personale delle sede centrali della PA che un piccolo comune non deve gestire. Per questo se si vuole fare un confronto scientifico si dovrebbe studiare come si finanziano le autorità metropolitane di Parigi o Londra, capire se si basano solo sulle entrate tributarie locali dei cittadini, oppure su cospicui finanziamenti di Stati più centralizzati rispetto al nostro (dove confuse idee secessionistiche hanno uniformato Roma a Milano). Peraltro se lo Stato centrale esclude dalla tassazione patrimoniale la prima casa, compensato sulla base delle entrate storiche, quali strumenti hanno i comuni per gestire le loro entrate tributarie ?? E tralascio poi il profilo molto interessante di indagare quanti dei dissesti comunali registrati in Italia derivino dalle scelte scellerate di alcuni politici di stipulare contratti "capestro" con il sistema bancario per coprire il loro debito con strumenti finanziari (con il risultato di incrementare le loro perdite a tutto vantaggio del sistema bancario, che giustamente ha fatto i suoi interessi). In conclusione l'articolo è carente in molti punti.
      • Asterix Rispondi
        Caro Federico, non mi sono fatto comprendere bene. Per fare un confronto corretto i due modelli dovrebbero essere omogenei. Lei comprenderà che le politiche di entrata di un comune sono dipendenti dall'ammontare delle spese per servizi da erogare. Il livello di tali oneri dipende dal numero della popolazione residente nel comune, dal livello delle attività economiche ivi localizzate, dalla capacità attrattiva turistica, ecc.. Per questo paragonare un comune di pochi abitanti. neanche capoluogo di provincia con una capitale di Stato in cui è collocata la sfrutta centrale della PA è profondamente sbagliato e deontologicamente scorretto. Quante persone si spostano per andare a lavorare a Esino Lauro e quanti a Roma?? Le persone che vengono a lavorare a Roma pesano sui servizi comunali anche se magari abitano fuori comune.. ed i turisti? Come faccio pagare a questi individui la loro quota di servizi comunali? Se si voleva fare un serio confronto si doveva prendere l'esempio di altre capitali europee, capire il loro livello di indebitamento (in primis rispetto al sistema bancario) e le loro soluzioni. Altrimenti si rischia di sottovalutare il "costo" di essere la Capitale di uno Stato. Spero che in questa replica sia stato più chiaro. Cordialità
  3. Stefano Vavassori Rispondi
    I numeri confermano la necessità di aggregare i comuni sotto i 5000 abitanti e di incorporare i comuni satelliti delle grandi aree metropolitane in un unico comune per ottimizzare la gestione e ridurre i costi