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  1. Henri Schmit Rispondi
    Sono d’accordo con l’autore, non con le posizioni troppo ideologiche difese da GB Wolff, A Pera, B Hall e Franco de Benedetti. Manca tuttavia una considerazione importante: di per colossi europei non esistono, sono sempre avant tout colossi nazionali. Anche negli USA è così; tutti sanno dove hanno sede la Boeing o la Good Year anche se hanno stabilmenti in numerosi Stati; se hanno dei problemi sono Città e Stati della sede che entrano in campo a difesa dei posti di lavoro. Penso alla Good Year 30 anni fa. Fra Italia Francia e Germania (per limitarci ai più importanti) ci sono grandi differenze: un’economia più dirigista e a favore della grande impresa oltralpe, più intrecciata fra capitale privato, banche e mano pubblica più defilata in Germania, una politica più debole, inconstante, opportunistica e a breve respiro in Italia con un miriade di piccole imprese che si devono arrangiare in Italia. Fare Impresa Europea in questo contesto non può favorire né l’operatore né il sistema italiano. C’è poca speranza perché ci vorrebbero almeno dieci anni di riforme diciamo “alla Prodi” per mettere il paese sulla pista giusta. Invece la sovranità (relativa, responsabile) e l’interesse nazionale sono diventate parole dispregiative.
  2. Rosario Nicoletti Rispondi
    Quello che fa giustamente notare l'autore mi sembra uno dei tanti casi nei quali l'Europa, perseguendo le sue ubbie, riesce a farsi male da sola. Alcuni paesi sono poi le vittime preferite: che dire dell'odissea Fincantieri-Cantieri St Nazaire?