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  1. Maria Prodi Rispondi
    l'autonomia regionale in discussione a articolo 117 invariato non sottrae allo stato la competenza sulle norme generali sull'istruzione: direi che la valutazione del Sistema resterebbe con tutta ragionevolezza ad una autorità centrale. Molto preoccupante invece sarebbe la inclusione nella struttura del Miur delle funzioni di valutazione ora attribuite a Invalsi. Già le procedure e il potere di nomina su Invalsi ne rendono molto debole l'autonomia dal governo: far coincidere valutatore e valutato significa depotenziare la attendibilità e il significato della valutazione. Il rischio è un uso propagandistico e strumentale dei risultati ed un condizionamento della ricerca.
    • bob Rispondi
      "Il rischio è un uso propagandistico e strumentale dei risultati ed un condizionamento della ricerca." Già avviene e non solo per Invalsi.
  2. Luca Cigolini Rispondi
    Aggiungo che dai test INVALSI e dagli studi PISA risulta la presenza, nella scuola italiana, di vaste aree che ottengono risultati pari o superiori alla media europea (es. Lombardia, che conosco bene perché è la regione nella quale insegno). Sarebbe utile, prima di tutto, evitare di estendere il giudizio negativo che colpisce solo alcune aree a tutta la scuola italiana. In secondo luogo forse è il momento di pensare ad interventi differenziati e mirati, che sostengano quanto già eccelle e possano davvero migliorare le aree in difficoltà (non genericamente tutto il Sud). Invece assistiamo da decenni a riforme indifferenziate, che evidentemente o non colgono le differenze o hanno altri obbiettivi.
    • bob Rispondi
      Apprezzo la Sua onestà intellettuale ma Lei sa che le statistiche sono "biada per il popolino" soprattutto per una certa classe"politica" a cui questo bizzarro Paese ha delegato perfino il Ministero con con un "ministro" il cui cv scritto a mano come su un pacchetto di sigarette la dice tutta. La cosa deprimente che manca il contrappeso di una onesta classe intellettuale al di sopra delle parti come dovrebbe essere e come il Suo intervento sottolinea
  3. Luca Cigolini Rispondi
    Le prove Invalsi sono un utile strumento statistico. Grazie per averlo ricordato. L'ostilità di alcuni docenti (me compreso) è per l'uso valutativo del singolo studente o della singola classe che di tanto in tanto viene imposto o riproposto dal Ministero. Per questo servono strumenti adeguati, pensati e strutturati per un fine diverso da quello statistico (un problema p.e. è quello di uniformare i criteri e i modi di valutazione usati nelle singole scuole). Comunque l'ostilità dei docenti non ha mai impedito alcunché nella scuola, così come le richieste di stipendi adeguati non hanno mai ottenuto alcun effetto.
  4. Chiara Fabbri Rispondi
    I dati Invalsi non ci hanno regalato altro che la riscoperta di cio'che certificava Don Milani gia'nei lontani anni 60: la scuola italiana e' come un ospedale che cura solo i sani. Lungi dall'aiutare a intervenire per sanare gli evidentissimi gap della struttura educativa italiana, i dati Invalsi sono solo serviti a fornire una utile arma di distrazione di massa. Tutti parliamo dei dati, nessuno della mancanza di asili nido e scuola materna al sud, del fatto che il tempo pieno non esiste al di sotto di Roma, che le strutture scolastiche del meridione, anche quelle di proprieta'dello stato centrale, sono fatiscenti e prive di laboratori, palestre e potrei continuare. I dati Invalsi non hanno creato programmi di investimento mirati a colmare le lacune piu'evidenti, anzi semmai servono a esacerbare lo stigma nei confronti delle aree del paese nelle quali la mancanza di politiche educative ha creato condizioni di perenne svaltaggio. Se cé'una cosa che i dati Invalsi hanno fatto e'stato creare pseudo-analisi dal sapore marcatamente razzista. Analizzare i differenziali di investimento pubblico darebbe risposte interessanti e probabilmente meno facili di una generalizzata demonizzazione degli studenti del sud. Spesso gli Invalsi vengono paragonati a un termomentro: ma se ho la polmonite e pochi soldi, non li spendo tutti per un termometro super sofisticato, magari mi compro un antibiotico che mi cura. Potremmo investire di piu'nella scuola e meno negli Invalsi.
  5. Paolo Rispondi
    I test Invalsi mostrano una uniformità geografica nelle elementari, il distacco si compie in seconda media e si accentua alle superiori. Il motivo principale è che al nord esiste il tempo pieno al contrario del sud, questo si traduce in almeno due anni di "scuola" in meno per gli alunni. Di questo si dovrebbe ragionare. Sulla frase "molti ragazzi meridionali" esiste quello che si chiama "errore di generalizzazione" e deriva spesso da un’eccessiva volontà di perorare le proprie idee, basandole su affermazioni che dovrebbero essere inconfutabili (e che invece non sono che un grossolano errore).
    • bob Rispondi
      " molti ragazzi meridionali ..." Ma cosa vuol dire?? Esatto! ""errore di generalizzazione" esattamente aggiungerei che è una affermazione di luoghi comuni che si scontra con quella che viene presentata come analisi dettagliata di numeri
      • Maria De Paola Rispondi
        ha ragione, ce ne scusiamo. Per dare un'idea più precisa, la percentuale di studenti italiani residenti al sud frequentanti la V elementare che al test di matematica totalizzano meno di 10 punti (su max 38) è pari a 9.44, mentre nelle regioni del nord questa percentuale è di 3.88 (anno 16/17, solo scuole campione).
    • Davide Rispondi
      Francamente trovo ridicolo appellarsi al tempo pieno. I risultati sono drammaticamente diversi da ben prima che il tempo pieno si fosse diffuso. Forse, se al sud la smettessero di dare voti alti a chi non sa niente, saremmo sulla strada giusta. Conta la qualità, non la quantità: stare a tempo pieno a scaldare la sedia non serve a niente, nè in ambito scolastico nè in ambito lavorativo. Aumentare il tempo, anzichè la qualità e la severità di ciò che viene fatto, è precisamente uno dei principi che hanno rovinato la scuola, confondendola con un parcheggio e con mille altre cose, rispetto ad un luogo di apprendimento serio.
      • Paolo Rispondi
        Prima di fare delle affermazioni generiche e "stare a scaldare la sedia" può andare a leggersi il rapporto Invalsi "Nel corso dell’itinerario scolastico, dalla seconda primaria alla seconda secondaria di secondo grado, i risultati nelle prove di Italiano e Matematica delle macro-aree si allontanano progressivamente. Nella scuola primaria le differenze sono piccole e in generale non significative statisticamente. In terza secondaria di primo grado, invece, i risultati medi delle macro-aree tendono a divergere significativamente tra loro, tendenza che si consolida ulteriormente nella scuola secondaria di secondo grado" http://www.invalsi.it/invalsi/doc_evidenza/2018/Rapporto_prove_INVALSI_2018.pdf Sulla frase: "Forse, se al sud la smettessero di dare voti alti a chi non sa niente, saremmo sulla strada giusta". Si commenta da sola.
        • Davide Rispondi
          Mettiamo i puntini sulle i: le differenze in seconda elementare non sono statisticamente significative, pur essendo lievemente presenti (guardi i risultati da pag 34 in poi). In seconda elementare si è appena cominciato ad andare a scuola. Mentre diventano rilevanti già in quinta elementare. Questo signfica che, all'inizio del percorso scolastico, le differenze sono limitate. La stessa frequenza della scuola elementare, però, fa la differenza. In negativo. Attribuire questa performance negativa al tempo pieno è ridicolo ed indimostrato, proprio perchè tali differenze sono di lunga data, presenti da prima che si diffondesse il tempo pieno (e le sue considerazioni non incidono su questo punto). La frase sulla curiosa relazione inversa tra voti e risultati si commenta certamente da sola. E' semplicemente la realtà che tutti conoscono, ma che non si può dire perchè è politicamente scorretta. Lei mi sa spiegare per quale motivo vengono sistematicamente dati voti più alti a chi, nei test omogenei, ottiene risultati peggiori? Pensa che questo aiuti gli interessati a migliorare la loro preparazione? Io dico il contrario. Dico che è uno dei fattori che aiuta a tenere bassa la preparazione, perchè banalmente non viene richiesto di migliorarla, quando i dati oggettivi mostrano che invece ce ne sarebbe bisogno. Le ragioni dei problemi, generali e riguardanti tutto il paese, riguardano la qualità, e non la quantità di tempo, che è fin troppo elevata.
  6. Mauro Rispondi
    Il fatto che le rette del Grafico 1 siano parallele suggerisce che le scuole della Lombardia non sono meglio rispetto a quelle della Campania nell'attenuare gli effetti socio-economici-culturali della famiglia sulle competenze degli studenti. Ci sono regioni in cui la pendenza è diversa?
    • Andrea Rispondi
      Una pendenza diversa starebbe a significare che l'associazione tra background familiare e punteggio ha intensità diverse nelle due regioni. Il grafico mostra come i livelli di partenza siano diversi tra le due regioni e rimangano costanti anche al crescere del background socio-economico e culturale delle famiglie degli studenti
  7. Andrea Rispondi
    Grazie per l'articolo, molto interessante. In ogni caso c'è una imprecisione quando si afferma che le prove invalsi di V superiore non sono obbligatorie. il loro svolgimento costituisce per le istituzioni scolastiche attività ordinaria di istituto (art. 19, comma 3 del D. Lgs. N. 62/2017. E l'unica differenza concerne il fatto che è stato prorogato di un anno il vincolo di requisito di accesso all'esame di maturità.
  8. Davide Rispondi
    Strano, gli studenti del sud hanno voti sistematicamente più alti, che consentono anche di avere un vantaggio nell'accesso alla pubblica amministrazione, quindi sono certamente più bravi. Senza sparare ulteriormente sulla croce rossa, il problema di base è il buonismo della scuola, imperante da 50 anni: anzichè insegnare le cose serie (a cominciare da matematica e relativa logica, che sono insostituibili per ragionare in modo corretto), con una certa severità ed un certo rigore, si preferisce usare la scuola pubblica per "fare inclusione", per "non lasciare nessuno indietro" senza "traumatizzare" nessuno, per creare "bravi cittadini", cioè tante belle pecorelle prive di senso critico che non osino criticare l'autorità. I risultati sono, come correttamente mostrate, il contrario: la scuola non fornisce l'istruzione a chi non ha modo di riceverla in famiglia. Così avanza l'analfabetismo funzionale di una popolazione che non capisce nulla di quello che succede. Però con buoni voti, e mai bocciati, in una scuola in cui si fanno "percorsi" ed un mare di inutili scemenze.
    • Alessandro Rispondi
      D'accordissimo con Davide! Farò un poster e lo affiggerò nella scuola dove insegno. La fotografia è perfetta, e desolante purtroppo. Quest'analisi cristallina prescinde dall'attendibilità dei test nazionali e dal condividerne senso e contenuti. È qualcosa di assolutamente vero e le conseguenze non sono solo gli esiti nei test, ma saranno impietose e implacabili nel medio-lungo periodo.
  9. bob Rispondi
    " molti ragazzi meridionali ..." Ma cosa vuol dire??
  10. barbara Rispondi
    Grazie mille per questo contributo. Sempre utile ribadire l'importanza di continuare produrre evidenza solida e comparabile e, soprattutto, di cominciare ad usarla! A supporto di quanto tu scrivi inserisco il link a un articolo della voce di 9 anni fa, ma (purtroppo) sempre attuale. Soprattutto se si guarda ad alcuni commenti. https://www.lavoce.info/archives/26429/i-test-standardizzati-presi-tra-due-fuochi/
  11. bruno puricelli Rispondi
    Mi complimento per esser riusciti a pubblicare un'analisi critica tra due mondi che rappresentano due universi distanti qualche miliardo d'anni d'espansione: se va bene, le misure sono più brevi e proporzionate ma, in pratica, esse sono ancora più disomogenee di quel che appare dagli esami citati. Non potrebbe essere diversamente dato che i bimbi crescono con modelli meno virtuosi sotto gli occhi ed in quasi tutti i momenti dell'infanzia. Essere concessivi in tutti i doveri, in tutti gli uffici, in tutti i compiti che dovrebbero essere eseguiti con miglior precisione e puntualità genera necessariamente un prodotto più superficiale di quello ottenibile secondo standard più rigorosi. Purtroppo da almeno 50 anni s'è diffuso un (gradito) rilassamento nella vita sociale che ci ha reso anche gli anni scolastici meno stressanti di prima e non ci siamo accorti di un certo indebolimento caratteriale. Al sud, e qui c'è la vera nota dolente, il tutto è risultato amplificato causa una certa mancata vigilanza da parte dei genitori che hanno spesso avuto più problemi economici oltre a quelli culturali di partenza. Bene che si abbia l'opportunità di parlarne con la speranza di rendere più consapevoli gli attori (e comparse) del necessario superlavoro che dovrebbero produrre negli anni a venire per migliorarsi.
    • umberto Rispondi
      Sul tema accenno ad un altro aspetto: il ruolo ostile e distorsivo del corpo docente. Sull'aspetto dell'ostilità c'è poco da aggiungere al fatto che esula da una valutazione tecnica delle prove, ma si fonda su un timore di giudizio della loro efficacia educativa. Il punto di maggiore rilievo è il ruolo distorsivo da essi operato, dato che nei risultati delle prove Invalsi partecipano anche i docenti. Guidati dal timore sopra citato i docenti sostengono i propri allievi nell'esecuzione delle prove. Mi permetto di esprimermi in detto modo per conoscenza diretta, anche se non posso conoscere quanto tale atteggiamento sia diffuso. Spero che così non sia, ma di certo non è né facile da studiare e disaggregare dai risultati complessivi né utile o educativo per gli stessi studenti. Senza commentare che sarebbe poco onorevole per i docenti stessi dal punto di vista delle loro capacità, visti i risultati generali.
      • Claudio Rispondi
        In questo documento https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/file/Rapporto_Prove_INVALSI_2017.pdf L'INVALSI spiega come ha affrontato questo fenomeno (cheating)