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All’Ispettorato del lavoro manca ancora il salto di qualità*

La legge di stabilità 2019 prevede nuove assunzioni e risorse economiche per l’Ispettorato nazionale del lavoro. È un primo passo, ma c’è ancora molto da lavorare se si vuol far decollare il progetto di una efficace vigilanza sul mercato del lavoro.

Il rilancio dell’Inl

L’Ispettorato nazionale del lavoro (Inl) è un’agenzia istituita nel 2015 con il decreto legislativo 149 e ha l’obiettivo di rendere più efficiente la vigilanza sul mercato del lavoro, affidando a una sola cabina di regia i controlli svolti da ministero del Lavoro, Inps e Inail. L’Inl, posto sotto il controllo del ministero del Lavoro, ha stentato a decollare anche a causa della clausola del “costo zero”, contenuta nella norma istitutiva, in base alla quale il nuovo soggetto è istituito “senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”.
È stata una scelta che si è rivelata foriera di problemi, impedendo qualunque possibilità di crescita all’Inl: non è stato possibile avere un piano di assunzioni adeguato, né un vero progetto di formazione – strategico per amalgamare le diverse conoscenze in campo e le modalità operative –, né attingere a risorse economiche per superare le sperequazioni salariali esistenti.
Ora, la legge di bilancio per il 2019 – nonostante il suo accidentato e rocambolesco percorso parlamentare – contiene una norma che mira al potenziamento dell’Ispettorato, mettendo a sua disposizione risorse umane ed economiche. L’articolo 1, comma 445, infatti, prevede assunzioni di personale nel triennio 2019-2021: circa mille nuove unità, di profilo ispettivo e non solo. A causa del prolungato blocco del turn-over, i dipendenti dell’Inl hanno oggi un’età mediamente alta e molti di loro sono prossimi alla pensione, col rischio di paralisi delle diverse attività svolte, non solo di quella ispettiva. Saranno assunti anche dirigenti, di cui l’Inl ha carenza e ciò ha comportato troppi doppi incarichi che impediscono un efficace governo degli uffici.

Risorse incerte e altri rischi

La seconda parte della norma è rivolta all’immissione di danaro, in tre diversi modi: aumenta la consistenza del cosiddetto “fondo Poletti”, istituito nel 2014; viene introdotto uno specifico fondo per l’attività di rappresentanza in giudizio; salgono alcune sanzioni preesistenti e i relativi proventi sono destinati – fino a un massimo di 15 milioni di euro annui – al Fondo di risorse decentrato dell’Inl, per valorizzare il personale tramite criteri definiti dalla contrattazione collettiva.
Quest’ultima previsione, in particolare, desta perplessità per il tipo di fonte di finanziamento scelto: in un periodo di crisi economica perdurante, l’aumento delle sanzioni può non essere lo strumento più idoneo per immettere le somme sicure di cui c’è bisogno, proprio perché le risorse ottenute possono essere incerte.
Non si possono, poi, sottacere due rischi: la diminuzione della funzione dissuasiva della sanzione e una mutazione genetica della funzione ispettiva, dal ruolo di tutela sociale a quello del rastrellamento di denaro. Se è innegabile il passo in avanti rispetto alla precedente totale assenza di risorse economiche, sembra altrettanto innegabile che l’ingresso di importi variabili possa impedire – o almeno condizionare – quel salto di qualità che da (troppo) tempo l’Ispettorato aspetta di fare.
In ogni caso, norme di carattere finanziario non possono modificare l’attuale assetto organizzativo. In quella prospettiva, sarebbe utile definire i rapporti fra Ispettorato, Inps e Inail per quel che riguarda il coordinamento delle ispezioni, lo sviluppo della vigilanza previdenziale e assicurativa – per salvaguardare e valorizzare professionalità presenti e impedire riduzioni dei controlli –, ma anche per quel che riguarda la progressiva realizzazione e interoperabilità delle banche dati (tema di stretta attualità, su cui c’è un impegno specifico nel contratto di governo).
Più in generale, sarebbe essenziale una discussione sull’attuale sistema sanzionatorio in materia di lavoro e sui procedimenti connessi, per andare verso un sistema razionale, snello e uniforme.

Leggi anche:  Ma il mercato del lavoro non è un autobus all’ora di punta*

*L’autore è ispettore del lavoro.

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  1. Savino

    Il reddito di cittadinanza è l’esaltazione del lavoro sottopagato e senza condizioni di salubrità. Di Maio vuole solo italiani schiavi della politica.

  2. laura

    non esisterà mai un ispettore “tuttologo”….deve essere mantenuta la specificità, non si devono perdere professionalità……..a meno che non si vogliano controlli all’acqua di rose….bisogna rafforzare il coordinamento ma guai a mescolare tutto

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