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  1. Federico (estero) Rispondi
    Le persone a rischio di povertà o di esclusione sociale in Italia sono 15 milioni, una persona su quattro (il 24,7 per cento): una percentuale più elevata anche della media dei 27 paesi dell'Unione Europea (23,1 per cento). con le regioni del Sud con rischi di povertà o esclusione prossimi a quelli che si registrano in Romania. sic! Nelle regioni del Sud la spesa media pro capite è pari a 52 euro (di cui 6 per la lotta alla povertà), a fronte di una media nazionale di 111 (di cui 9 per il sostegno ai poveri) e una media nel Nord-Est di 155 euro.(fonte Istat) senza lotta seria alla corruzione, alle mafie e all'illegalita' devastanti (di cui gli oltre 40 anni della Salerno Reggio Calabria sono solo una manifestazione), valorizzazione delle imprese (specialmente nell'ambito turistico-alberghiero, agricoltura) rimaste, mi sembra francamente un pia illusione auspicare un reale miglioramento delle zone del sud Italia. l'impresa del sud no muore - evidentemente - solo per la carenza di infrastrutture. uno dei fattori che storicamente spiegano il ritardo delle regioni meridionali IL tema, in breve, è la pervasiva presenza delle organizzazioni criminali: CFR. Paolo Pinotti, I costi economici della criminalità organizzata, 2010. Servizio Studi Banca d'Italia. l'analisi della situazione Puglia ne costituisce immediata conferma empirica. abbandono e 'ndrine.
  2. marco Rispondi
    Per aiutare il sud occorrebbe creare occupazione attraverso politiche di deficit-spending da parte dello Stato italiano, cosa impossibile visto che il nostro Stato ha ceduto la sovranità monetaria ai burocrati europei, i quali usano la moneta stampata per salvare le banche ( a cui hanno regalato 1000 miliardi), ma non gli stati tenuti volontariamente sotto ricatto dei mercati - per tornare competitivo il sud dovrebbe, secondo il nostro genio della finanza nonchè presidente della BCE Mario Draghi, svalutare gli stipendi sul modello cinese cioè tornare al terzo mondo - Mi dispiace per i giovani preparati e onesti che vengono dal sud, ma considerando anche che lo Stato è endemicamente ricco di mafiosi di ogni setta e che quindi una lotta vera alla mafia e al pizzo che brucia l'economia per il momento non verrà fatta, penso che l'unica soluzione sia emigrare, magari all'estero visto che la ricca Italia è stata devastata dall'Euro
  3. marco Rispondi
    Per aiutare il sud occorrebbe creare occupazione attraverso politiche di deficit-spending da parte dello Stato italiano, cosa impossibile visto che il nostro Stato ha ceduto la sovranità monetaria ai burocrati europei, i quali usano la moneta stampata per salvare le banche ( acui hanno regalato 1000 miliardi), ma non gli stati tenuti volontariamente sotto ricatto dei mercati - per tornare competitivo il sud dovrebbe, secondo il nostro genio della finanza nonchè presidente della BCE Mario Draghi, svalutare gli stipendi sul modello cinese cioè tornare al terzo mondo - Mi dispiace per i giovani preparati e onesti che vengono dal sud, ma considerando anche che lo Stato è endemicamente ricco di mafiosi di ogni setta e che quindi una lotta vera alla mafia e al pizzo che brucia l'economia per il momento non verrà fatta, penso che l'unica soluzione sia emigrare, magari all'estero visto che la ricca Italia è stata devastata dall'Euro
  4. anonimo Rispondi
    mi sembra non citiate anche il fatto che non pochi politici e sindacalisti hanno la tendenza ad aiutare parenti, amici e conoscenti. Anziché fare politica a favore di tutta la comunità. Con queste logiche "da buon padre di famiglia" le persone si sentono incoraggiate non a votare per chi fa qualcosa, ma per "chi capita". Sapendo di avere l'amico che le aiuta.
  5. giuseppe faricella Rispondi
    Il fenomeno è reale anche se - secondo me - il panel è un po' corto (7 anni) per poterne trarre lezioni universali. In più, credo che il Sud Italia (così come Grecia, Portogallo, gran parte della Spagna) sconti molto più del Nord la moneta unica: possono questi territori condividere moneta e politica monetaria e fiscale con l'Europa centroccidentale? questa condivisione non indebolisce i meccanismi di aggiustamento automatico di lungo periodo (recupero di competitività attraverso valuta e prezzi)? Penso che sia arrivato il momento di cominciare a pensare a una Eurozona a 2 velocità che permetta alle regioni povere di guadagnare un po' in attrattività rispetto a quelle ricche. La BCE potrebbe tranquillamente gestire 2 monete diverse, così come Consiglio e Parlamento potrebbero gestire 2 politiche fiscali differenti. Tra l'altro le '2 velocità' renderebbero più facile convergenza e unione progressiva. E' solo una questione di volontà politica e - lo so, la sparo grossa - di solidarietà fra i popoli europei.
  6. enzo Rispondi
    Ok per la prima tabella ma le due carte non credo mostrino alcuna correlazione particolare che distingua il Sud. Ma venendo alle soluzioni proposte : formazione, infrastrutture, informazione mi sembra che sia quello che si è sempre fatto (quando c’erano i soldi) e con scarsi risultati. Il limite del sud sta principalmente nella carenza di produzione industriale. C’è da chiedersi non solo perché il sud non genera abbastanza imprenditori di successo, ma perché gli imprenditori extrameridionali sia italiani che stranieri non trovino conveniente investire nel sud ma delocalizzare in tante altre parti del mondo con vantaggi competitivi differenti tra loro ma sempre preferibili al sud. Persino la camorra preferisce riciclare al nord piuttosto che al sud. Credo che il prblema del sud sia di avere tutti i difetti del sistema Italia amplificati, più altri specifici senza offrire nessun vantaggio competitivo alternativo.
  7. bob Rispondi
    questo Paese soffre solo di mala-politica. Esclusa una esigua minoranza di cervelli liberi la gran parte si adegua ( tengo famiglia). Il solo pensiero che MPS la 3° banca italiana venisse gestita dal consiglio comunale di una cittadina come Siena e tutto dire. Sono 25 anni e oltre che in questo Paese non si parla di distretti (Beccantini docet) che è la vera unica realtà industriale del Paese e che come, giustamente, sottolinea Solone l'analisi deve essere più minuziosa. Invece si preferisce dualismo Nord- Sud la statistica usata con "biada per il popolino" . Chi come me sta sulla breccia da 50 anni nell'impresa sentire questi numeri e statistiche gli viene da ridere per non piangere. Del resto in un Paese che nel 2013 ha ancora una percentuale di analfabeti del 15-20% della popolazione, si può dire di tutto e di più. Appunto numeri piatti da statistica, scienza per menti fini! Quanti sanno che il 50% della ceramica bianca si produce a Civita Castellana (VT) e mille altri esempi potrei fare. In pratica lo studio dei distretti che è l'unica cosa reale e tangibile di questo Paese non viene menzionato in questo studio. Molto meglio il "pollo di Totò"
  8. Carlo Salone Rispondi
    Osservo che la lettura delle carte pubblicate non conferma affatto la diagnosi proposta dagli autori. Le regioni del Mezzogiorno non si comportano in modo omogeneo, né per quanto concerne la mobilità interna della-forza lavoro né sotto il profilo della concentrazione dell'occupazione industriale. Regioni caratterizzate dal fenomeno distrettuale si comportano in modo difforme - vedi Toscana, da un lato, ed Emilia-Romagna dall'altro -, così come il Nord appare omogeneo solo per le due regioni maggiori, Piemonte e Lombardia, e lo stesso vale per un Mezzogiorno che, rispetto a questi indicatori, non "esiste" in quanto tale. Sono convinto che le due macro-aree si comportino globalmente in modo divergente, ma non credo che l'interpretazione dualistica sia la lente migliore per leggere questi dati. Il mosaico italiano va letto a grana più fine.