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  1. Davide Rispondi
    In realtà i fatti vi smentiscono completamente: Frontex ha mostrato come gli ingressi illegali in Europa siano ai minimi da 5 anni, e calati del 92% rispetto al picco del 2015. Questo calo è dovuto principalmente (parole loro) al calo della rotta verso l'Italia. Aggiungerei anche, rispetto al 2015, alla chiusura della rotta balcanica. Insomma, è vero che chiudendo una rotta i migranti cercano un'altra via (ora la Spagna invece dell'Italia), ma questo non inficia minimamente la riduzione complessiva del fenomeno. -92% è un dato che non lascia spazio a molte repliche. Finchè continuate ad affermare cose smentite platealmente dai fatti, ma spacciandovi per "esperti", è evidente che la popolazione non potrà che essere sempre più infastidita. E, ovviamente, l'Italia fa benissimo ad opporsi a proposte ONU di questo genere. La pretesa di questo soggetto di gestire affari dei singoli stati (come lo è il superamento dei confini e lo stabilirsi all'interno di uno stato) è oltremodo inaccettabile. Continuate così, ed assisterete allo sfascio della UE e dell'ONU.
  2. Motta Enrico Rispondi
    Un argomento che dovrebbe essere affrontato quando si parla di "politica multilaterale di apertura di vie legali e corridoi umanitari" è questo: il numero degli accessi dovrebbe essere limitato o illimitato? Immagino che la risposta sia: limitato. E non potrebbe essere altrimenti. Ma da qui sorge immediatamente un altro problema, di cui non si parla nell'articolo; cioè che oltre ai canali di immigrazione legale, ne sorgerebbero sicuramente, a mio parere, anche uno o più illegali, proprio come avviene oggi. Quindi si tornerebbe alla necessità di gestire l'immigrazione illegale, o accogliere tutti come è stato in anni recenti, fino al luglio 2017.
    • Andrea A. Rispondi
      Non necessariamente. Supponiamo che immigrare abbia un costo, sia che lo si faccia legalmente che illegalmente. Se chi avrebbe le risorse per immigrare illegalmente può accedere all'immigrazione legale allora inevitabilmente l'immigrazione illegale si riduce. L'Europa(che ha bisogno di migranti) potrebbe agire per alzare il costo dell'immigrazione illegale consentendo a chi ha più bisogno (corridoi) o chi più capace/competente di arrivare legalmente.
      • Henri Schmit Rispondi
        Giustissimo! Gli altri paesi questo lo fanno già, chi più chi meno, chi meglio chi peggio. Qua invece si litiga dimostrando incapacità gestionale anche per scarsità di risorse e tutto sulla pelle di alcuni poveracci.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Non c'è dubbio: una soluzione ottimale del problema migratorio sarebbe un'azione multilaterale, o quanto meno europea (nel senso di UE). Ma questo è wishful thinking. Ignora il vero problema della non disponibilità di numerosi stati a sottostare ad una politica decisa altrove, fra cui l'Italia. Penso che ci sia un certo consenso che il fattore endemico principale della Brexit (cioè del verdetto popolare) sia stata l'immigrazione non solo extraeuropea (si ricordi il campo di quasi 10.000 davanti al tunnel sotto la Manica), ma anche europea (l'arrivo massiccio di Polacchi e altri in UK). Non menziono nemmeno i paesi dell'UE orientale. Contrariamente alla vulgata, la Francia è un paese di immensa immigrazione, tuttora. La Germania ha fatto entrare di un colpo un milione di rifugiati principalmente siriani, per motivi (di nuovo contrariamente alla vulgata) prettamente umanitari. E l'Italia che cosa ha fatto? Non aveva procedure di identificazione all'ingresso, non ha strutture decenti provvisorie per accolgiere gli aventi diritto, i centri sono spesso gestiti da affaristi legati alla politica, ora le sta smontando negando i diritti sostanziali, ha spinto gli immigrati irregolari verso i confini con altri paesi, non ha programmi credibili di integrazione, litiga, disinforma, sfrutta, non collabaroa, accusa; non è nemmeno un partner affidabile per soluzioni multilaterali pensate e implementate da altri. Prima di pensare soluzioni globali, bisogna sapere gestire a casa propria.
  4. Savino Rispondi
    Il Governo italiano continua, fallacemente ed in malafede propagandistica, a vedere la questione come un'emergenza. Il problema è, invece, strutturale, oltre che epocale. Lo Stato italiano (il cui mare è il confine continentale e non nazionale) deve attrezzarsi per una rete di accoglienza ed integrazione, da finanziarsi con fondi UE, senza appoggiarsi all'improvvisazione di reti comunali o locali, diocesane, no profit (religiose o laiche).