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  1. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Il quorum del 50%+1 degli aventi diritto al voto è un errore matematico, privo di legittimità democratica. Il quorum corretto è il 25%+1 degli aventi diritto al voto. Quello che penso l'ho scritto qui https://www.mpopus.it/public/jus/referendum-homosuffragans.html
  2. Roberto Soccoli Rispondi
    La soluzione è che la regola deve consentire solo due risposte valide SÌ o NO o per più di due proposte le preferenze. L'astensione deve valere come tale senza influire. In questo modo tutti i proponenti sono costretti a favorire la partecipazione e l'informazione per prevalere. Resta il problema dell'oggetto del referendum che deve essere conosciuto e capito per esprimere una volontà che non sia un atto di fede politica o peggio di appoggio ad un leader. In ultimo Il quorum strutturale, che se basso può essere perfino comodo per i proponenti, consente strategie di disinformazione e di astensione. La seconda via del quorum di approvazione, un piccolo passo per la democrazia, disinnesca l'astensionismo che di fatto è un NO. La proposta in discussione in questi giorni comprende un quorum di approvazione di un quarto degli elettori che è pari ad un quorum strutturale variabile tra il 25% ed il 50% e l'astensione diviene vera o al massimo un silenzio assenso che ha il seguente significato: la maggioranza degli elettori devono essere d'accordo magari al compromesso come abituale in democrazia. Il tema è molto più complesso quando tocca l'oggetto del referendum, cioè cosa i cittadini demandano ai rappresentanti per loro convenienza e non il contrario, Ma qui tocchiamo il tema del referendum obbligatorio.
  3. Henri Schmit Rispondi
    Sono d’accordo con il ragionamento e con il giudizio dell’autore. No n bisogna banalizzare il referendum, e distruggere forse la democrazia. Il grafico è bello, ma l’argomento forse è intuivamente più comprensibile e chiaro. Ha ragione ‘Savino’ (nome o cognome o pseudonimo?) : c'è un elemento epistemico in tutte le votazioni, in particolare se tutti possono votare. La Brexit illustra ancora un’altro elemento: come posso fingere che l’alternativa fra conservare lo status quo e sostituirla con qualcosa di indeterminato possa essere una scelta aut-aut, a solo due opzioni, l’unica risolvibile con la regola della maggioranza semplice. In quei casi (da definire, perciò l’aspetto epistemico) non basta il quorum (raggiunto in UK), ma servirebbe la magggioranza assoluta degli aventi diritto. Nonostante queste precauzioni penso che si debba promuovere un’estensione del referendum d’iniziativa popolare in tutte le materie, anche costituzionali, ma a condizioni di firme e di voto sempre più esigenti. Le proteste dei gilets gialli dovrebbero svolgersi in assemblee primarie e attraverso comitati per un RIP, le proposte dovrebbero sempre essere dibattute anche nel Parlamento, e un organo con compiti solo di controllo della coerenza dovrebbe razionalizzare l’intero processo, mediare fra comitato e Parlamento, senza poter fermare l’iter.
  4. Isa Rispondi
    Se la logica dell'ultima frase dovesse essere portata all'estremo, cioè se andassero a votare solo i favorevoli, verrebbe meno il principio della segretezza del voto. Non mi sembra cosa da poco.
    • Roberto Soccoli Rispondi
      Infatti è uno dei motivi per cui la soluzione ottimale resta nessun quorum.
  5. Michele C. Rispondi
    Egregio Dottore, Vorrei chiederLe perché secondo lei il referendum del 2016 non è compreso, insieme a quello del 1999, tra quelli ““rovinati”” dal quorum: si potrebbe sostenere il contrario, infatti, rilevando che l’art. 75 Cost. disegna una volontà popolare pari al 25,2% come sufficiente a determinare l’abrogazione delle leggi (25,2 - circa, per capirci - e cioè la metà più uno del quorum minimo di validità, che è 50%); in effetti, il referendum del 2016 aveva superato quella soglia. Grazie
    • Claudio Baccianti Rispondi
      Con il 27 % di favorevoli nel 2016, la domanda è: come la pensava il restante 73% ? Questo 73% si divide tra contrari e non votanti "per partito preso". Guardi il grafico. Con una percentuale di non votanti pari al 30%, i contrari sono il 43%. Quindi, se tutti i contrari fossero andati a votare, avrebbero comunque perso i favorevoli ottenendo solo il 39% dei voti (cioè il 27% ricacolato sui votanti). Per questo quel referendum non è stato "rovinato dal quorum".
  6. Savino Rispondi
    L'eccezionalità rispetto alla potestà legislativa del Parlamento deve essere la caratteristica principale dei referendum. Altrimenti, è come se si svolgessero le olimpiadi o i mondiali di calcio tutti gli anni. L'illusione furbastra che ci potesse essere una democrazia diretta ha fatto in modo che, ogni volta in cui la si vuole buttare in caciara, si minaccia un referendum. Questo vizio non è solo italico, come Brexit ci insegna. Il referendum, inoltre, non è un quesito pienamente politico, ma di merito, richiedendo un'informazione qualificata da parte del cittadino, dove è legittimo anche non partecipare e non prendere posizioni. Infine va ricordato che in materia di fisco e bilancio un referendum non è celebrabile.