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  1. Luciano Pontiroli Rispondi
    Forse si dovrebbe anche fare una riflessione sulla qualità del personale e sulla possibilità di attrarre personale qualificato per tali compiti. Ho l'impressione che manchi una politica dedicata ad affrontarli, le banche negli anni passati hanno preferito "esternalizzare" la gestione delle sofferenze, privandosi di personale esperto, oggi potrebbero semplicemente non disporre più di soggetti capaci.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Questo articolo va dritto al nodo del problema, ma omette un fattore, ritenuto forse “indipendente”, non influenzabile, secondo me invece decisivo e da riformare prima di tutto: la normativa e la prassi giudiziaria delle operazioni su crediti difficili, morosi, incagliati, che rischiano di finire in sofferenze e in fallimento del debitore. I confronti internazionali servono per capire come si può migliorare, ma gli strumenti degli altri paesi non sono transferibili in Italia dove vigono leggi e procedure diverse, più complesse, meno efficienti, che fanno vivere un fetta enorme di “professionisti” inutili o quantomeno inadatti in un sistema più efficiente. Chi non si occupa di questo aspetto fa solo durare i vecchi vizi utilizzando nuove formule importate che non funzionano nello stesso modo in contatto con la realtà regolamentare e giudiziaria italiana. Non bastano formule importate, serve un riordino razionale profondo delle formule domestiche; una rivoluzione, che presuppone analisi, teoria, volontà e coraggio politico. Chi si occupa di questo? Un ministero? Le università? Quali?