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  1. Andrea Locci Rispondi
    La montagna ha partorito un topolino. La misura è a dir poco iniqua e, a mio modesto avviso incostituzionale, considerato che impone un metodo di tassazione differente per fattispecie identiche. Chi ha osservato le disposizioni di legge e "regolarmente registrato" il contratto di locazione, DEVE continuare a pagare le tasse sul canone percepito in base all'aliquota irpef, mentre, chi ad oggi ha preferito tenere il locale sfitto o, peggio ancora, non ha mai registrato il contratto e incassato il canone in "nero", ha la possibilità di "regolarizzare" la propria posizione, con buona pace degli onesti che rispettano le norme. In ogni caso gli effetti della misura saranno residuali e, con buona probabilità provocheranno: " risoluzioni contrattuali anticipate e modifica formale delle parti contraenti al fine di concludere contratti -nuovi- solo nella forma per beneficiare dell'opzione". Uno singolare interpretazione del concetto di "equità", che punisce gli onesti e premia i furbi. Oggi, in concreto, chi percepisce un canone di locazione da contratto "registrato", versa 2/3 dell'importo percepito al fisco a titolo di Irpef, Imu e Tasi. Tale affermazione si basa su fattiscpecie REALE e se richiesto, sono pronto a fornire ai redattori della presente rivista, i riferimenti numerici del caso specifico. Sarebbe interessante pubblicare quanto dovuto da "Tizio", con o senza l'opzione cedolare secca.
  2. Alessandro Pescari Rispondi
    Non è altro che l'ultima disposizione asistematica del fisco domestico. Dopo avere introdotto "tasse piatte" per molte categorie di reddito (capitale, fondiari, ecc..), ora si punta su fattispecie specifiche. Così operando - come segnalato chiaramente nell'articolo - si contribuisce ulteriormente a creare disparità inaccettabili. E' evidente che legiferare senza una prospettiva chiara del sistema-Paese e con una reale attenzione ai fattori determinanti la produzione/crescita (lavoro), non si può che essere pessimisti per le sorti dell'Italia. E pensare che ad ogni cambio di governo, si annunciano nuovi "TESTI UNICI", che puntualmente non vedono mai la luce.
    • Carlo Rispondi
      Analisi impeccabile, purtroppo il diavolo sta nei dettagli: la frase che proprietari più ricchi possono praticare sconti più alti di quelli consentiti ai proprietari più poveri è leggermente imprecisa perché non considera il possesso di altri redditi. Infatti il meccanismo della cedolare è diabolico nei confronti dei dipendenti e pensionati: anche se la detrazione per lavoro dipendente assolve alla funzione di garantire in via forfetaria il principio della deducibilità dei costi sostenuti per produrre il reddito, tuttavia la presenza di redditi da assoggettare a cedolare secca comporta la riduzione della detrazione per lavoro dipendente che scompare quando la somma dei redditi di lavoro dipendente e cedolare secca supera euro 55.000. Pertanto il vantaggio per i dipendenti ed i pensionati del primo e secondo scaglione IRPEF è praticamente insignificante.