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  1. Gianni De Fraja Rispondi
    Grazie per i commenti (e, zipperle, i complimenti); mi trovano d’accordo, dalla definizione di “sciagurato” del referendum, al conflitto sociale che un secondo referendum causerebbe, e l’isolamento e il frazionamento che Brexit causerà (causerebbe?). Per quanto riguarda le domande di Danilo. L’Irlanda del Nord ha un valore emotivo per gli inglesi difficile da valutare. Forse l’analogia più vicina sono i baschi in Spagna. La storia insanguinata, unita a repressioni ancora vive nella memoria, rendono ogni status quo terribilmente precario, e molto difficile, per gli inglesi abbandonare la provincia al suo destino. Tony Blair considera l’accordo del venerdì santo come uno dei principali successi della sua carriera. Cosa direbbero i milanesi, gli emiliani, i siciliani, se l’Italia cedesse l’Alto Adige all’Austria?
    • Henri Schmit Rispondi
      Per completare (fuori tempo) i commenti alla Sua interessante analisi rinvio ad un articolo firmato Peter Walker pubblicato il 15 dicembre su The Guardian "How would a second referendum on Brexit work?" Il giornalista si riferisce ad uno studio dell'University College London per spiegare tempi, possibili effetti sospensivi, distinzione dei tre o quattro quesiti, modalità di voto e di calcolo dei voti. Il parere degli esperti inglesi assomiglia molto alle mie considerazioni precedenti.
  2. Danilo Cussini Rispondi
    Mi domando a quanti inglesi (non britannici, inglesi) interessi veramente qualcosa dell'Irlanda del nord. Tutta questa storia è nata da uno sciagurato referendum voluto da Cameron, quindi penso che sarebbe giusto chiuderla con un altro referendum di approvazione dell'accordo; almeno questa volta la discussione non sarebbe solo teorica.
  3. zipperle Rispondi
    Penso che in questa circostanza valga il paradosso di Condorcet, tipico delle democrazie rappresentative, che unito all’ammissibilità dell’espressione referendaria su materie molto delicate per la stabilità dello Stato può portare UK ad una grave recessione. Ed è impressionante come i media abbiano valutato gli effetti della Brexit fino ad ora: sin dal referendum gran parte degli economisti, accademici e non, ammonivano sugli esiti negativi della scelta di uscire dalla UE, ma siccome dal giugno 2016 ad oggi l’economia britannica ha continuato a crescere (anche grazie all’unico effetto immediatamente evidente, il deprezzamento multilaterale della GBP), commentatori e giornalisti pronti a sottolineare come anche in questa circostanza gli economisti hanno sbagliato. Complimenti a G. De Fraja per l’attenta e spesso sagace analisi che da tempo svolge sulla Brexit.
  4. Henri Schmit Rispondi
    L'intera vicenda è una bellissima lezione di democrazia, un ammonimento. Mostra l'assurdità di voler ridurre la democrazia a una scelta maggioritaria fra due soluzioni. Questa illusione (errore o inganno) corrisponde al vizio profondo del populismo. Sieyès (se posso fare il dotto) lo chiamava "adunazione", il processo di arrivare da un'infinità di alternative, di posizioni, di interessi, di preferenze ad una soluzione razionale condivisa. Già il voto è difficile se le alternative sono più di due (come adesso per la Brexit). Ma la questione è ancora più complessa perché bisogna prima formulare le alternative, definire l'agenda. A questa problematica non da poco i Britannici sono riusciti ad aggiungere il dilemma (un po' fasullo) fra decisione (più facile perché articolata e fra meno attori) del Parlamento e verdetto del popolo. Ricordiamo che la maggioranza al referendum era diversa di quella parlamentare. Solo consultivo (un ipocrisia incredibile), il verdetto è ora invocato da tutti come giudizio ultimo del vero sovrano (informato o meno, ingannato o meno). Fantastico! L'uso del referendum strumentale (Cameron intendeva zittire l'opposizione anti-UE), di tipo plebiscitario, si è rivolto, come accade spesso, contro i suoi artefici. Il Parlamento, spinto dal verdetto con le spalle al muro, non è più in grado di decidere. Quello che tanti sperano, un nuovo referendum che rovesci il precedente, sarebbe comunque un disastro, a meno che il margine sia molto, molto ampio.
    • bob Rispondi
      la storia futura di un Paese non si fa con le nostalgie
  5. Savino Rispondi
    Ci si renderà conto quanto vale senza Europa uno Staterello diviso in 4 mini-Stati più colonie sparse. Non stanno dividendo l'UE, ma stanno sicuro frazionando lo UK.
    • Henri Schmit Rispondi
      Osservazione molto pertinente: la forza dell'UE di cui tanto ci lamentiamo sta SUO MALGRADO disintegrando il Regno Unito e forse pure il Commonwealth: Australia e Canada come l'India daranno la preferenza di una accordo commerciale con l'UE piuttsoto che con l'UK; l'hanno già detto. Peggio: due esponenti del governo norvegese hanno detto che non sarebbe nel loro interesse ammettere l'UK nell'EFTA, per pura logica dei numeri: perché concedere all'UK un diritto di veto che condiziona i rapporti della N con l'UE?