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  1. Marco M. Rispondi
    Bene punire penalmente il solo intento fraudolento, ma per l'enorme e forse incalcolabile evasione di sopravvivenza (o sarebbe meglio dire, convenienza) bisogna ideare degli strumenti più incisivi. Mi riferisco alla classica IVA o IRAP non versata, così come ai contributi INPS dei dipendenti. Le soglie di punibilità lasciano il tempo che trovano e le misure alternative (multe) sanno di sberleffo (se non posso o non voglio pagare i contributi ai miei dipendenti, dovrei pagare una multa aggiuntiva?). L'ambito è quello dei medi - piccoli imprenditori, dalle srl con pochi dipendenti alle ditte individuali. In quel caso che fare? Non è tanto il danno erariale il problema (in parte virtuale essendo attività che non possono reggersi da sole e che vanno avanti proprio perché riescono a non pagare tutto quello che dovrebbero pagare), ma l'effetto distorsivo sulla concorrenza e, con esso, le indirette conseguenze rispetto all'intero sistema (industriale, bancario, etc..). Bisognerebbe togliere lo status di imprenditore a chi non riesce ad esserlo. Peccato che ragionando in questi termini dovremmo forse escludere il 90% delle imprese, a cominciare da gran parte di quelle statali o parastatali.
  2. Roberto Zannotti Rispondi
    In un'epoca di populismo penale non poteva mancare anche l'idea di inasprire le sanzioni per i reati tributari, proponendo addirittura di introdurre nuove fattispecie. E' ora che la politica la smetta di utilizzare lo strumento della sanzione penale, che tanto in termini immediati non costa niente. Il diritto penale tributario ha bisogno di stabilità e quello introdotto nel 2000 era un modello tutto sommato equilibrato, adeguatamente dissuasivo e incentrato sulle condotte fraudolente. Mettere di nuovo le mani sulla legislazione penale tributaria, dopo il già criticabile intervento nel 2015, non servirebbe certo a scoraggiare gli evasori, ma sarebbe utile solo ad ingannare gli onesti. Non è solo con la sanzione penale che si combatte l'evasione. Servono leggi più semplici, aliquote più umane e soprattutto la volontà politica: le banche dati e gli strumenti attualmente a disposizione dell'Amministrazione sono già più che adeguati. Basta avere la volontà di farli funzionare, con personale sempre più preparato. Poi per gli evasori veri, le sanzioni penali e parafernali sono più che sufficienti. Le considerazioni dell'Avv. Di Siena sono condivisibili al 100%.
  3. Qualewelfare Rispondi
    ma la vera chicca l'evidenza empirica portata a sostegno della tesi, un solo caso, la legge del 1982, in un solo paese consentirebbe di affermare che combattere l'evasione con la reclusione sarebbe illusione... capisco che i giuristi non siano avvezzi all'analisi empirica, però se vogliono scrivere su un foglio come La Voce dovrebbero sforzarsi..a meno che non dobbiamo intendere l'articolo come pura ideologia... o forse, chissà, un assioma..
  4. Qualewelfare Rispondi
    "a una paralisi delle procure (destinatarie di un numero sovradimensionato di notizie di reato, spesso per vicende di scarso rilievo) con conseguente largo verificarsi di casi di prescrizione e per di più con costi significativi per la collettività (un procedimento penale costa di più di un analogo procedimento punitivo amministrativo)." in effetti, povere procure... bene si potenzino gli apparati preposti, argomenti del genere sono inaccettabili su temi tanto rilevanti..ha mai fatto,il nostro autore, due calcoli sui danni alla collettività derivanti da 150 anni di evasione fiscale?
  5. Qualewelfare Rispondi
    "Il numero dei procedimenti penali determinato dalla legge, infatti, portò da un lato, a un vero e proprio svilimento della sanzione penale (punire troppo in astratto equivaleva a punire poco in concreto). " .......tradotto in italiano? grazie
  6. Antonio Rossi Rispondi
    Molto interessante. Quale sarebbe, allora, lo strumento per incentivare i contribuenti diversi dai lavoratori subordinati ad onorare il loro debito tributario? Dobbiamo confidare in una ventata di calvinismo che attraversi il nostro paese?