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  1. Gasper Rino Talucci Rispondi
    Dunque: le imprese produttive devono fuggire dall'Italia schiacciate da costi e tasse esorbitanti, i lavoratori devono lavorare fino a 70 anni perchè non ci sono soldi per andare in pensione, i giovani non possono essere avviati al lavoro perchè le aziende non possono sopportarne i costi... ma bisogna finanziare con soldi pubblici delle imprese obsolete come sono ormai i giornali. E' come se si finanziassero ancora le carrozze a cavallo per garantire il pluralismo nei trasporti! Siamo al ridicolo!
  2. Pietro Rispondi
    Eppure vi credevo intellettualmente onesti soprattutto quando vi proclamate liberisti (ma dove ?!?!?!). Il contributo statale a qualunque giornale, trasmissione o opera filmica suona come regalare soldi a chi non genera utili e che potrai controllare come un cagnolino al guinzaglio. Non a caso non conosco altri paesi democratici in un giornale viene pagato anche se non viene letto. Se poi mi venite a dire che la rete dei giornali associata al Corriere, a Repubblica e al Giornale hanno bisogno di soldi per essere indipendenti allora si passa dalla pura retorica della sovvenzione statale (liberali dove siete?) ad una conclamata presa per i fondelli. Abolizione totale di ogni sussidio ai media soprattutto quando hanno fini ideologici nemmeno tanto nascosti
    • bob Rispondi
      attenzione non ci sono solo i quotidiani sovvenzionati, ci sono interi settori che se non avrebbero sovvenzioni chiuderebbero( trasporti, vino etc) la causa di tutto questo è la mancanza di linee guida che uno Stato dovrebbe indicare per sviluppare l'economia di un Paese. Invece una miriade di corporazioni di stampo medioevale ( basta pensare alle farmacie) sopravvivono perchè tolgono agli altri risorse. Report ha fatto vedere la redazione di un giornale di una cittadina con tiratura di 13 mila copie e 40 giornalisti assunti ( tiratura non copie vendute)...! E' il caso di trasferire quelle braccia in edilizia, agricoltura o altro?
  3. bob Rispondi
    in questo Paese ci sono 3 settori: edile, agricoltura, ristorazione dove la presenza di italiani è quasi scomparsa. Molte moltissime persone beatamente assistite sono " braccia tolte all'agricoltura". La libertà di informazione si difende sovvenzionando le scuole e la cultura. Mia nipote alle medie ha dovuto portare da casa la carta igienica e la carta per fotocopie..........roba da Uganda
  4. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    Egregio professore, onestamente, si rende conto di quello che dice?
  5. Giuseppe GB Cattaneo Rispondi
    La libertà di stampa non si preserva con i soldi publici. Negli Stati Uniti non c'è finanziamento statale della stampa in Russia si!
  6. Davide Rispondi
    1) Sono gli stessi giornali che si agitano in favore del libero mercato. Il libero mercato dice che se non vendono abbastanza copie, devono chiudere. 2) I media tradizionali sono tecnologicamente inefficienti. Lei sta suggerendo di dare sussidi ad una industria tecnologicamente inefficiente? 3) La maggior parte dei media tradizionali sono tutti schierati politicamente verso quel 30% che ha fatto male alle elezioni. Il 70% del mercato è altrove. La domanda vuole altro. L'offerta si adegui o sparisca. O sbaglio?
    • Federico Leva Rispondi
      Manifesto e Avvenire si agitano in favore del libero mercato, siamo sicuri?
  7. giovanni Rispondi
    In merito a internet e al moltiplicarsi delle fonti di informazione: sì, è vero che adesso la competizione è massima, però quando internet non c'era i contributi li prendevate lo stesso e non si sentiva nessun giornalista lamentarsi per l'arrivo di soldi non dovuti. Ora queste, signor Polo, sono lacrime di coccodrillo!
  8. Marco Spampinato Rispondi
    Il dubbio che manchi informazione libera esiste. L'episodio che più di tutti mi ha spinto a pensarlo risale alla pubblicazione (2012) di un'analisi valutativa degli appalti di lavori pubblici del 2000-2008 (realizzata nel 2010). L'analisi mostrava due fenomeni importanti e interconnessi: la presenza di molte offerte tra loro (quasi) identiche, in gare d'appalto aggiudicate con la procedura di 'esclusione automatica di offerte anomale' (e in alcuni contesti la formazione di 'offerte tipiche'); la chiusura 'de facto' dei mercati locali delle opere pubbliche 'sotto soglia comunitaria'. Non mi ha tanto stupito il prezzo pagato per avere pubblicato lo studio (2012), condotto da componente di un'unità di valutazione pubblica, quanto l'assenza di queste 'notizie', sugli ampi fenomeni di gare 'a prezzo omogeneo', sulla stampa italiana. Ci furono due eccezioni: il Sole24Ore, con una pagina dedicata al caso della Sicilia; e questa rivista, che pubblicò l'articolo di un ricercatore italiano che aveva studiato, prima di me, le gare 'al valor medio' nel suo PhD (negli Stati Uniti). Quel ricercatore è più economista di me, ma aveva usato solo dati sul Centronord. Quando è stato possibile, sono andato io stesso negli Stati Uniti a studiare una disciplina più coerente con ciò che a me interessa comprendere. Resta il punto di questo silenzio garantito dalla stampa italiana -in altre faccende indaffarata, si direbbe.
  9. Emanuele Rispondi
    Una domanda: i giornali (un esempio clamoroso è Il foglio, ma ce ne sono molti altri) che predicano su mercato, competitività, ecc. ecc. possono continuare ad essere sostenuti dal contribuente, se non sono capaci di camminare con le proprie gambe?
    • giovanni Rispondi
      "Viva il libero mercato e la regolare competizione, ma solo se nel frattempo possiamo arraffare i soldi dei contribuenti."
  10. Pradelli Edo Rispondi
    🤣🤣🤣😂😂😂
  11. ettore falconieri Rispondi
    il finanziamento ai giornali è un'anomalia italiana - il primo problema del paese di cui nessuno parla è il giornalismo, il peggiore tra quelli delle democrazie occidentali. Con un giornalismo all'altezza gli altri problemi: politica, magistratura, burocrazia, sindacati. economia nera etc sarebbero meno tali
  12. Domenico Rispondi
    Ecco puntuale la lobby della carta stampata. Qualcuno sa che i rimborsi che per qualche assurdo motivo lo stato da ai giornali NON e' sul venduto ma sullo stampato. Questo spiega le tirature pompate e il numero di resi giornalierii. p.s. chi scrive e' un giornalaio che prima lavorava nella stampa quotidiani. Quindi sui numeri farlocchi non si fa infinocchiare.
  13. Savino Rispondi
    Ieri in Tribunale è stato sancito il fallimento del modello giornalistico Travaglio, cioè del giornalismo nè d'inchiesta nè sull'inchiesta, ma per l'inchiesta, che, tra le altre cose, si vanta di non avere finanziamento pubblico. In attesa del pensionamento del modello Travaglio, precursore della post-verità e, ormai, fuori moda da quando non esistono più le Olgettine, si cominci a progettare, con il finanziamento pubblico a garanzia dei giovani cronisti, una informazione più empirica ed utile e meno ideologica e serva del potere, che stia più ai fatti e meno ai retroscena e ai ventilatori pieni di fango da far girare.
    • giovanni Rispondi
      Savino, per i giovani che aprono start up ci sono già appositi contributi, ma perchè dei giornali di vecchie volpi che non riescono a stare sul mercato a causa della pessima qualità del loro prodotto dovrebbero ricevere i soldi dei contribuenti?