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  1. luca05 Rispondi
    E' solo un allungare il brodo: tre anni di cassa integrazione in deroga, poi finita la cassa integrazione altri due anni di Naspi (sussidio ordinario di disoccupazione), finiita la Naspi altri anni di reddito di cittadinanza.....e siccome dopo anni di sussidi assistenzialistici dove si stà sul divano, la gente completamente impigrita e dequalificata, il lavoro non lo ritroverà più e arriverà, di sussidio in sussidio,dritti alla pensione sociale.....
  2. Marco Spampinato Rispondi
    Mi sembra ci sia qualcosa su cui essere completamente d'accordo con il suo articolo. Per intanto, finalmente le sue prime righe restituiscono dignità ad un'idea economica che trovava tra i suoi sostenitori persino Thomas Paine, e di cui si discute (o sperimenta) in più paesi. In Italia c'è una particolare preoccupazione per la voglia di lavorare del disoccupato, del sotto-occupato, del lavoratore irregolare (sfruttato) e del povero, che costituisce un interessante fenomeno culturale in sé. Viceversa, la preoccupazione per la moralità di strumenti di assistenza come la cassa integrazione -anche quando abusati dalle imprese, come risulta da alcune valutazioni - è nulla. C'è stato un lungo periodo di ideologizzazione "pro impresa" che ha seguito l'ideologizzazione "pro lavoratore". Questa doppia ideologizzazione sembra straordinariamente capace di non curarsi né di che cosa faccia, e come, l'impresa, né di che cosa faccia (e come stia in salute e motivazione -oltre che in quantità di moneta) il lavoratore. Stessa sorte tocca al 'povero' o al giovane disoccupato. Sicuramente il reddito di base non è la soluzione unica ad una domanda di lavoro strutturalmente bassa, ma quali scenari apra non è affatto chiaro. Potrebbe essere un modo interessante per favorire il cambiamento della struttura produttiva, quando questa è piena di "imprese" che sopravvivono solo grazie a mille trucchi?[Fondi Strutturali 2007-13 hanno finanziato ammortizzatori in deroga, cfr Opencoesione]
  3. Michele Rispondi
    Eh sì, me lo vedo Draghi ai piani nobili della Grossmarkthalle Towers con con tutto il QE pronto, in nervosa attesa....”eh se non mi aboliscono la CIG in deroga come faccio ad iniziare?”
  4. Sergio Brenna Rispondi
    Ma al di là della denominazione, quale sarebbe la differenza tra erogare sussidi come CIG in deroga o come reddito di cittadinanza? L'importo? La durata? La copertura da parte dell'INPS o dello Stato ? Che devono cercarsi attivamente un altro lavoro? Perchè altrimenti mi pare una critica nominalistica !
    • Pietro Ichino Rispondi
      Al lavoratore in Cig, finché gode dell'integrazione, è vietato svolgere lavoro retribuito; e il beneficio non è condizionato alla disponibilita per una nuova occupazione: al contrario, è concepito proprio per evitare la dispersione dei dipendenti dell'azienda in crisi temporanea. Al contrario, se per "reddito di cittadinanza" si intende quello previsto nel disegno di legge del M5S, questo beneficio è condizionato alla disponibilità effettiva del lavoratore per la ricerca attiva della nuova occupazione, per le iniziative di formazione necessarie e per le proposte di lavoro congrue che gli vengano presentate dal Centro per l'Impiego, E ben vero che questa condizionalità finora i servizi per l'impiego italiani non sono mai stati in grado di farla valere; ma anche il Governo attuale sostiene di essere in grado di attivarla. E poi è pur sempre diversa la propensione a cercare una nuova occupazione della persona a cui viene detto che il suo rapporto di lavoro è ancora in vita, sia pure quiescente (Cig), e di quella ben consapevole che il rapporto di lavoro è cessato.
  5. Savino Rispondi
    L'abuso della Cassa è l'anticipo del reddito di cittadinanza. Cioè, a chi governa non interessa più risolvere il problema occupazionale in sè, ma spostare quel lavoratore nel limbo dello pseudo-welfare di politiche passive-attive-passive del lavoro. Questo processo calpesta la dignità del lavoratore, rendendolo per sempre schiavo della politica e del consumismo orientato.
    • giampiero Rispondi
      Non è una critica nominalistica. Il reddito di cittadinanza dovrebbe essere, se fatto seriamente, un sussidio universale. La cassa integrazione per cessazione riguarderà invece solo alcune categorie di lavoratori, quelli assunti dalle grandi imprese con un minimo di 100 dipendenti...
    • Gianni Rispondi
      Ovviamente la differenza tra cig e mobilità, rispetto alla naspi, e nel calcolo, ben più favorevole ai lavoratori. Rispetto alla reddito di cittadinanza e nella contribuzione che continua figurativamente ad esser versata si da far sperare di raggiungere la pensione, mentre nel reddito di cittadinanza, si spera, non vi dovrebbe essere contribuzione. Dal mio insignificante punto di vista tutto e’ da ricondurre al assurdo ed inspiegabile privilegio di cui gode il lavoro privato che chissà perché vuole godere della avomibilita del lavoro pubblico, di cui si contesta la omessa timbratura del cartellino per la pausa caffè, ma poi si sfrutta lil sistema per vent’anni pensando pure che sia un diritto! Mah...