logo


  1. Henri Schmit Rispondi
    Mi si conceda un secondo commento: alla domanda dell’UE come mai il governo ha presentato una Nadef bocciata dall’upB il Presidente del Consiglio da avvocato di mestiere avrebbe risposto che in Italia questo genere di parere non è vincolante, ma permette al governo di passare oltre motivando. 1. È così in tutti i paesi e per tutte le agenzie indipendenti consultive; 2. Altrove il peso morale del parere indipendente è spesso maggiore di quello di una bocciatura formale da parte di un organo politico, e si capisce facilmente perché è così; 3. In Italia invece trionfa il formalismo, che è una presa in giro, soprattutto se utilizzato dal responsabile politico supremo; 4. L’uoB è stato creato su spinta esterna, Ocse, Commissione, etc per aiutare/ costringere i governi nazionali (dei paesi inadempienti) a promuovere politiche fiscali convergenti e virtuose. Questo passaggio, il fatto che il governo può ignorare le critiche dell’upB, illustra i vizi più profondi del paese: il formalismo, il cinismo, l’inaffidabilità ...
  2. Michele Rispondi
    Noto che i deficit del 2,4% anno e superiori dei governi Letta/Renzi/Gentiloni - così procrescita che in un quinquennio hanno prodotto una aumento del GDP di ben 1% - venivano giudicati in modo molto più benigno. Forse perché servivano a finanziare i 20 mld in incentivi alle assunzioni trasformatisi in dividendi, oppure i 20 mld per salvare le banche e i loro vertici
    • marco Rispondi
      1) Il deficit 2019 doveva seguire il trend di discesa iniziato dal 2015. Il problema rispetto agli altri paesi è lo stock del debito accumulato .... Come per una impresa, se vai a chiedere prestiti senza debiti o pieno di debiti, il trattamento cambia. 2) Il dilemma far fallire le banche (sol. A) / o salvare i risparmiatori e sostenere le imprese debitrici (sol.B)? cosa sarebbe stato meglio per un sistema economico? una scelta deve proporla come alternativa, se boccia la (A). 3) l'affermazione sugli "incentivi alle assunzioni" non è commentabile
  3. Riccardo Rispondi
    Quasi quasi, sarebbe un bene un declassamento immediato di due gradini da parte delle agenzie di rating. Lo tsunami sullo spread trasformerebbe molto rapidamente questa manovra in carta straccia....o il piano B di Savona, fate voi, ma voglio sperare Mattarella non lo permetterebbe mai.
  4. Henri Schmit Rispondi
    Noto che l'upB - istituito nel 2012 ma effettivo solo dal 2014, non per libera decisione delle autorità italiane, ma perché "suggerito" dalle autorità internazionali, in particolare dai rapporti dell'OCSE sulle procedure pubbliche di budgeting (disponibili online, molto critiche nei confronti dell'Italia) e dalla commissione UE - ha dimostrato la propria indipendenza. Bravissimi! o: Meno male! L'indipendenza dell'agenzia non basta però per estirpare il vizio italico: non avendo poteri coercitivi formali il parere dell'upB vale poco più della carta sulla quale è scritto. Negli altri paesi non funziona così: se un'autorità (autorevole, indipendente) esprime un parere critico non vincolante, gli effetti sono comunque simili a quelli di un'autorità con poteri di decisione, perché l'opinione pubblica non tollera che i poteri formali (il governo) agiscano violando le condizioni minime condivise garantite appunto dalle agenzie indipendenti. Dopo il parere dell'upB l'opinione pubblica (giornalisti, esperti, accademici) avrebbe dovuto insorgere contro la NADEF. Questo non è avvenuto perché in questo paese tutto è (da decenni) ridotto ad una guerra fra fazioni senza alcun rispetto per principi e valori presunti condivisi; è la logica iper-maggioritaria e populista e l'arroganza dei governanti che tramutano il consenso delle elezioni, dei sondaggi e della piazza in verità, o quanto meno in scelta pubblica al di sopra di ogni discussione.
  5. Savino Rispondi
    Nella sua confusione, la direzione in cui va il documento appare, purtroppo, tanto netta quanto sbagliata, per le reali esigenze e criticità dell'Italia. Secondo il Governo, facendo il deficit, la crisi si risolverebbe con l'assistenzialismo di Stato, il prepensionamento (col trucco) soprattutto degli statali ed il lassismo antiproibizione di chi chiude tutti e due gli occhi in materia fiscale. Fare la "felicità degli italiani" con "la manovra del popolo" significa nascondere la realtà in favore di aspettative non sempre legittime e morali. Il concetto di povertà (così come quello di "imprenditore vessato") non viene definito con precisione e, comunque, non corrisponde con quello della Caritas o di altre associazioni. Il reddito di cittadinanza che "abolisca la povertà" è la bufala del secolo, in un'Italia non preparata culturalmente per certi strumenti di welfare. La tassa piatta è il condono, in un'Italia non preparata culturalmente per certe imposte. Il tentativo di cancellare la Legge Fornero può provocare un effetto "ponte Morandi" sulla previdenza e sul bilancio statale e risulta antiquata alla luce della composizione demografica della popolazione e dell'aspettativa di vita. Il tutto viene condito da gaffes inaudite, dall'abolizione del numero chiuso a medicina, all'ultima polemica sulla "manina". I poster degli uomini del ventennio e dei vampiri del debito e della svalutazione degli anni '70-80 (di cui Savona ha nostalgia) abbondano alle pareti di Salvini e Di Maio.