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  1. Federico Leva Rispondi
    Unificare la gestione del lago Maggiore e delle ferrovie circostanti in una sola Regione può aver senso. Facciamoci sorprendere: magari spunterà un piano della Lombardia per l'ammodernamento della linea Milano-Domodossola. Se questo referendum ha successo, il prossimo passo è la secessione del Molise. Quando una regione resta senza province servirà comunque una modifica costituzionale per abolirla? Finalmente potremo avere questa interessante discussione costituzionale.
    • Savino Rispondi
      Le gestioni associate (di ambiti intercomunali, senza, quindi la Regione) per la parte navigabile del Lago Maggiore sul versante piemontese non sono state un fenomeno di efficienza. Tra i moti di geografia politica, il Molise non vuole scindersi, ma accorparsi con la Provincia di Foggia! (c.d. Mol-Daunia!)
  2. Virginio Zaffaroni Rispondi
    Io mi chiedo quale debba essere il rapporto "causale" tra una Regione intesa come puro soggetto amministrante e il relativo territorio da amministrare. Sospetto che qualche nesso debba esistere in termini di storia e di geografia. In caso contrario, se l'unica logica fosse quella del pecunio allora, in fondo, si potrebbe ammettere che anche qualche provincia veneta o ligure, o magari umbra possa aggregarsi alla Regione Lombardia. O che il cuneese passi alla Regione Liguria. Basta un bel referendum. Se invece il dato storico-geografico deve essere decisivo nel nesso Regione-territorio bé, a dirla tutta, da lombardo, il Novarese è decisamente in odore di Lombardia ( se non fosse per quel Ticino giusto in mezzo), forse anche Piacenza, mentre invece il Mantovano di lombardo ha poco.
  3. Savino Rispondi
    Provincia già nata come ente inutile. A scuola, quelle località erano provincia di Novara e non era necessario renderle indipendenti.
  4. enzo Rispondi
    Finalmente si potrà rimediare al trattato di Worms. Al di là degli scherzi mi sembra che il problema principale del regionalismo italiano stia nell'aver creato , innanzitutto con ritardo rispetto al momento dell'unificazione , degli enti percepiti come meri dispensatori di spesa pubblica. Questo nomadismo di comuni o intere province alla ricerca dello stanziamento perduto non fa che sottolineare questo aspetto, ovvero uno stato centrale bieco , inefficiente e affamato di imposte e le regioni , madri generose, che dispensano quello che viene loro "restituito" senza chiedere nulla in cambio. Si lo so c'è anche l'addizionale regionale, ma parlo della percezione. Sarebbe stata opportuna una migliore divisione delle competenze tra centro, regioni e comuni accompagnata da corrispondenti imposte locali, senza nulla togliere agli interventi redistributivi tra territori (come tra gli individui). In altri termini realizzare compiutamente un rapporto dei cittadini con lo stato e le sue parti più sano, trasparente e valutabile.