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Dal Piemonte alla Lombardia la secessione è provinciale

Domenica prossima la provincia del Verbano Cusio Ossola decide se passare dal Piemonte alla Lombardia. Sarà comunque un avvenimento storico. E forse si tornerà ad affrontare con serietà il tema della completa applicazione del federalismo differenziato.

La provincia che chiede di cambiare regione

Il 21 ottobre si terrà un referendum nella provincia del Verbano Cusio Ossola (Piemonte orientale) per il distacco dalla regione di appartenenza e l’aggregazione alla Lombardia. Si tratta del primo referendum di questo tipo in Italia: esperienze analoghe, finora, hanno riguardato solo qualche decina di comuni, desiderosi di lasciare una regione a favore di un’altra (spesso verso una a statuto speciale). Perché mai, allora, una provincia dovrebbe voler passare da una regione a statuto ordinario a un’altra dello stesso tipo? E quante possibilità di successo ha questo referendum? Ma, soprattutto, cosa succederà quando oltre alle regioni a statuto speciale diventeranno davvero operative le formule di differenziazione regionale previste dall’articolo 116 comma 3 della Costituzione?

L’iter richiesto

La Costituzione italiana prevede che “con l’approvazione della maggioranza delle popolazioni della provincia o delle province interessate e del comune o dei comuni interessati espressa mediante referendum e con legge della Repubblica, sentiti i consigli regionali, si possa consentire che provincie e comuni che ne facciano richiesta siano staccati da una regione e aggregati a un’altra” (articolo 132 comma 2). La legge 352 del 1970 e le successive sentenze della Corte costituzionale (42 e 334/2004) hanno regolato il processo di attuazione dell’articolo 132, in particolare chiarendo che il referendum è obbligatorio solo per il territorio interessato allo spostamento e che la decisione finale spetta comunque al Parlamento, una volta acquisiti tutti i pareri necessari.

Ma perché improvvisamente il Verbano vuole passare alla Lombardia? Si tratta di un territorio molto particolare, interamente montano e per di più confinante con paesi stranieri. Una peculiarità che è stata riconosciuta anche dalla legge 56/2014 (cosiddetta legge Delrio). Solo altre due provincie italiane si trovano nella stessa situazione: la provincia di Sondrio e quella di Belluno. Sulla base del riconoscimento legislativo, e anche sulla base del fatto che la stessa legge Delrio aveva di fatto espropriato le province di tutte le loro competenze, in gran parte regionalizzandole, da questi territori sono emerse sempre più richieste di maggiore attenzione, risorse e autonomia. Lombardia e Veneto, in modi diversi, hanno trovato accordi soddisfacenti coi territori interessati. Per esempio, la Lombardia ha concesso alla provincia di Sondrio competenze specifiche su materie aggiuntive e, soprattutto, un trasferimento di risorse derivanti dai canoni di utilizzo delle acque montane pari a oltre 19 milioni di euro annui, per finanziare spesa corrente ma anche vincolati alla spesa per investimenti. Il territorio del Verbano invece non ha ottenuto nulla e dunque, forse provocatoriamente, ma riconoscendo e ricordando una certa continuità storica e certamente geografica con la Lombardia, ha optato per la richiesta il trasferimento. Ovviamente allettato dalla possibilità di ricevere un trattamento analogo alla provincia di Sondrio.

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Le prospettive

Quante possibilità ha di passare il referendum del Verbano? Per essere valido, deve partecipare al voto la maggioranza degli elettori. L’esistenza del quorum orienta le previsioni verso il fallimento. Tuttavia, se saranno forti la capacità di mobilitazione degli organizzatori e il sentimento di isolamento provato dagli abitanti del territorio, le sorprese potrebbero non mancare. In ogni caso, sarà un esperimento storico. Se non avrà successo, probabilmente non si ripeteranno più esperienze del genere. Se invece avrà successo, potrebbe innestare un meccanismo di richieste di trasferimento in molte altre parti del paese, guidato anche dalla prevedibile crescente eterogeneità tra le regioni italiane.

Una ragione in più per convincere finalmente la politica e il Parlamento ad affrontare con decisione e serietà il tema della completa applicazione del federalismo differenziato, se non addirittura quello della (anacronistica?) concorrenza tra regioni a statuto ordinario e regioni a statuto speciale.

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Il Punto

  1. enzo

    Finalmente si potrà rimediare al trattato di Worms. Al di là degli scherzi mi sembra che il problema principale del regionalismo italiano stia nell’aver creato , innanzitutto con ritardo rispetto al momento dell’unificazione , degli enti percepiti come meri dispensatori di spesa pubblica. Questo nomadismo di comuni o intere province alla ricerca dello stanziamento perduto non fa che sottolineare questo aspetto, ovvero uno stato centrale bieco , inefficiente e affamato di imposte e le regioni , madri generose, che dispensano quello che viene loro “restituito” senza chiedere nulla in cambio. Si lo so c’è anche l’addizionale regionale, ma parlo della percezione. Sarebbe stata opportuna una migliore divisione delle competenze tra centro, regioni e comuni accompagnata da corrispondenti imposte locali, senza nulla togliere agli interventi redistributivi tra territori (come tra gli individui). In altri termini realizzare compiutamente un rapporto dei cittadini con lo stato e le sue parti più sano, trasparente e valutabile.

  2. Savino

    Provincia già nata come ente inutile. A scuola, quelle località erano provincia di Novara e non era necessario renderle indipendenti.

  3. Virginio Zaffaroni

    Io mi chiedo quale debba essere il rapporto “causale” tra una Regione intesa come puro soggetto amministrante e il relativo territorio da amministrare. Sospetto che qualche nesso debba esistere in termini di storia e di geografia. In caso contrario, se l’unica logica fosse quella del pecunio allora, in fondo, si potrebbe ammettere che anche qualche provincia veneta o ligure, o magari umbra possa aggregarsi alla Regione Lombardia. O che il cuneese passi alla Regione Liguria. Basta un bel referendum. Se invece il dato storico-geografico deve essere decisivo nel nesso Regione-territorio bé, a dirla tutta, da lombardo, il Novarese è decisamente in odore di Lombardia ( se non fosse per quel Ticino giusto in mezzo), forse anche Piacenza, mentre invece il Mantovano di lombardo ha poco.

  4. Federico Leva

    Unificare la gestione del lago Maggiore e delle ferrovie circostanti in una sola Regione può aver senso. Facciamoci sorprendere: magari spunterà un piano della Lombardia per l’ammodernamento della linea Milano-Domodossola.

    Se questo referendum ha successo, il prossimo passo è la secessione del Molise. Quando una regione resta senza province servirà comunque una modifica costituzionale per abolirla? Finalmente potremo avere questa interessante discussione costituzionale.

    • Savino

      Le gestioni associate (di ambiti intercomunali, senza, quindi la Regione) per la parte navigabile del Lago Maggiore sul versante piemontese non sono state un fenomeno di efficienza.
      Tra i moti di geografia politica, il Molise non vuole scindersi, ma accorparsi con la Provincia di Foggia! (c.d. Mol-Daunia!)

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