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  1. Ross Rispondi
    Egregio Prof. la sua affermazione: "... la sostituzione uno‑contro‑uno che le quote ammettono fra età e anzianità contributiva (un anno in più dell’una compensa uno in meno dell’altra) ..." a quanto ho capito, non è in realtà prevista. I requisiti minimi sarebbero 38 anni di contributi e 62 anni di età (ENTRAMBE le condizioni devono essere soddisfatte). Quindi la quota 100 è solo la più "fortunata" delle abbinate e la più parte dei lavoratori dovrà raggiungere quote superiori per mancanza di uno dei due limiti minimi. Quindi non ci sarebbe compensazione tra le due voci che compongono la quota 100.
  2. RASERA GIAMPAOLO Rispondi
    Concordo pienamente con quanto scritto dall'autore dell'articolo. Personalmente sarei favorevole al ricalcolo di tutto per percorso professionale con il contributivo (anzichè misto) a fronte di una flessibilizzazione in uscita. Equo e sostenibile. Sarei anche favorevole (come si dice per equità non per cassa) ad un leggero transitorio ed esteso su una vasta platea) contributo di solidarietà da parte di chi è in quiescenza con il generosissimo (rispetto ai contributi versati) sistema retributivo in tutte le sue declinazioni.
  3. Pietro Brogi Rispondi
    D'accordo su quanto scritto da Savino, ovviamente il tutto esteso alle pensioni in essere, con una integrazione di tipo sociale su quelle che non raggiungano un certo importo. Se ci si accontenta di una riforma più morbida, togliere comunque la rivalutazione a tutte le pensioni retributive, fino al riassorbimento di tutta la porzione eccedente la contribuzione versata.
  4. Silvestro De Falco Rispondi
    Gentile Professor Gronchi, lei dice che "la pensione d’anzianità diventerà inutile dopo l’avvento del sistema contributivo, quando cesserà d’essere un premio e, per averla, bisognerà “acquistarla” al prezzo di coefficienti di trasformazione più piccoli." Questo sarebbe teoricamente vero se i coefficienti di trasformazione rimanessero immutati nel tempo. Purtroppo, non è così, visto che i coefficienti di trasformazione sono ritoccati, generalmente verso il basso, ogni tre anni e, a partire dal 2019, ogni due. Questo meccanismo è un incentivo a richiedere la pensione prima, altrimenti si corre il rischio di vedersi attribuire all'età della pensione di vecchiaia lo stesso coefficiente di trasformazione cui si avrebbe avuto diritto con la pensione di anzianità.
    • Sandro Gronchi Rispondi
      Rispondo volentieri a questa osservazione intelligente che apre la strada a un'altra delle tante riforme di cui il sistema contributivo italiano ha bisogno: i coefficienti 'per generazione'. La questione è complessa e richiede spazio. Se è interessato, la invito a leggere un articolo che pubblicai su questo giornale il 22/12/2011, intitolato "Coefficienti: tutto da rifare". Capirà che in 4-5 mila battute rivolte a un pubblico di non addetti ai lavori, non può trovare spazio un 'trattato'. Perciò quando, su un giornale, si affronta un aspetto, se ne devono inevitabilmente trascurare le implicazioni su altri
  5. amadeus Rispondi
    Le chiedo: gli assunti prima del 31/12/1995 possono comunque optare per il calcolo interamente contributivo (al pari di quelli post '95 per i quali è obbligatorio). L'opzione per il contributivo consentirebbe loro di sfruttare la finestra triennale di uscita, oppure no ? In caso affermativo non vi sarebbe reale differenza tra i due gruppi essendo sempre possibile optare per il contributivo puro acquisendo la possibilità di uscita a 64 anni.
  6. Carmine Meoli Rispondi
    Dopo Dignità, Sicurezza ora il primo provvedimento può essere correttamente chiamato Invidia ( ironia della sorte vede l’on le Niccolò Invidia tra i firmatari). Perseguire finalità Plutone non è mai facile ( equità e sostenibilità) ma nel caso delle “pensioni” superiori a 4.500 euro la motivazione è chiara ed evidente : invidia .
  7. SALVATORE MEROLLA Rispondi
    Complimenti, è il primo articolo che vedo che garantisce semplicità, flessibilità e uniformità di trattamento tagliando le argomentazioni di chi dice che l'anticipo pensionistico sarà a carico delle generazioni future. L'arlecchinata delle norme forse non è fatta a caso perché per applicarle richiede un aumento della burocrazia con costi annessi più elevati. Ma le riforme devono aiutare i cittadini oppure qualcun altro? (vedi APE a pagamento).Condivido al 100%. Salvatore Merolla
  8. Savino Rispondi
    Due sono i dati oggettivi per avere un sistema pensionistico che possa reggere per il futuro: 1) l'aspettativa di vita è sempre più alta; 2) quanto da erogare di pensione deve essere proporzionato ai contributi versati. Tutti gli altri argomenti sono carne al fuoco in più, messa lì dalle aspettative eccessive della "gente", che, furbescamente, vuole continuare a trasformare la previdenza sociale in un pozzo di San Patrizio, e dalle "lucciole" di una politica che, per accaparrarsi i consensi, vuole "fare felici" quei furbetti degli italiani adulti, dimenticandosi totalmente che qualcuno pagherà caro per questo e, segnatamente, quel qualcuno sono le generazioni a venire. Quindi, si abbia un pò di più di onestà intellettuale e morale da parte degli italiani adulti e del sistema politico ( che deve essere, in questo caso, "statistico" e non "propagandistico") e si assicuri un modello previdenziale normale non lunare, come, invece, è stato quello della sciagurata prima Repubblica di cui si denota tanta nostalgia nei ranghi dei sostenitori gialloverdi.