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  1. Maurizio Angelini Rispondi
    Intatnto ripetiamo fino alla noia che si tratta del riconoscimento, fino al terzo grado di giudizio, della non legittimità di un licenziamento. Un datore di lavoro serio, italiano o straniero, si legge o si fa leggere un pò di giurisprudenza e verrà a sapere in anticipo quali sono i casi più frequenti di licenziamenti che vengono dichiarati illegittimi. Quanto alla somma da risarcire credo che dipeda da tante varabili( tasso di illeggittimità dell' atto, situazione del mercato del lavoro nella zona in cui avviene il licenziamente ad es). Essere licenziati illegittimamemte è sempre un dramma ,a Taranto o Iglesias ancora di più.
  2. micheledisaverio Rispondi
    Se un investitore estero muove in Italia chiedendosi quanto costa licenziare e delocalizzare, parte col piede sbagliato. non è questo il tipo di occupazione e di investimenti che interessano il nostro Paese e nemmeno che merita finanziamenti a fondo perduto, agevolazioni fiscali e simili. Con ragionevole certezza si può affermare che gli switching cost non siano il principale fattore che induce gli investitori a portare altrove la creazione di benessere. il costo del lavoro in rapporto al costo pieno industriale dei prodotti quanto incide? Quanto costano petrolio, energia, tariffe autostradali? Quali sono i tempi di percorrenza medi che collegano i centri italiani su gomma e su ferrovia? sono decollate le cosidette "autostrade del mare"? qual è la velocità media dei collegamenti Internet e lo sviluppo di una rete a banda larga di nuova generazione? La digitalizzazione della PA? Per non parlare di credito, banche, tasse. Il "costo affondato" di qualsiasi alternativa di investimento è alto in termini di infrastrutture e credito.
  3. Marcomassimo Rispondi
    Come insegnavano gli illuministi, le leggi devono essere chiare, più semplici e meno discrezionali possibili; inutile dire che la nostra cultura giuridica è quella del barocco, non quelle della semplicità; del resto se abbiamo il più alto numero di avvocati al mondo, dovremo pure dargli sostentamento in qualche modo ed il cavillo è il metodo più praticato; detto questo, se la disoccupazione è alta in un territorio come lo è Italia, i numeri non sono una opinione e recuperare un lavoro perso in mezza età è molto difficile ; non ci sono giudici o leggi che tengano.
  4. Michele Rispondi
    Mondo bizzarro. Se a un concessionario autostradale viene revocata la concessione per manifeste gravi inadempienze, le “buone regole” prevedono che il concessionario venga indennizzato per tutti i mancati profitti fino al termine della concessione, salvo una modesta penale. Invece se un lavoratore viene licenziato in modo ILLEGITTIMO, le “buone regole” prevedono che si debba accontentare di qualche mese di indennizzo. Solo due esempi estremi del set di “buone regole” che vengono spacciate come moderne, favoreli alla crescita, alla creazione di ricchezza etc. (di pochi ovviamente, ma questo aspetto di solito viene omesso). Con queste “buone regole” vi meraviglia se una quota crescente di cittadini vota il cambiamento, qualunque esso sia? Vi meraviglia se il populismo impazza? Giustamente non bisogna fermarsi in mezzo al guado nella regolamentazione del lavoro. Bisogna proprio tornare indietro.
  5. Michele Rispondi
    Il jobact aveva come scopo l’aumento dei contratti a tempo indeterminato. È stato un completo fallimento. Buttati 12 mld, trasformati in un regalo alle imprese. Ora questa sentenza della Corte Costituzionale cancella anche l’ingiusto e minimo indennizzo forfettario in caso di licenziamento illegittimo. Era ora. In concreto cambierà ben poco perché di casi applicabili ce ne sono ben pochi. È però un segnale insieme con il Decreto Dignità di un cambiamento importante: si inverte un trend di continua precarizzazione del lavoro che continua da 25 anni e che non ha portato l’aumemento di produttività atteso da economisti non obiettivi. Molto deve ancora essere fatto: dalla reintroduzione dell’art 18 alla abolizione di tanti contratti di intermediazione di lavoro, reddito di cittadinanza (= indennità di disoccupazione generalizzata come in tanti paese) etc Ma è un inizio! Avanti così!
    • bob Rispondi
      aumentare i posti di lavoro non si fa con i decreti si fa con progetti: Se solo si pagasse una contribuzione in busta paga di 500 euro al mese e non di 1400 tantissime piccole e medie aziende assumerebbero persone. Se paghi una assicurazione privata 500 euro mensili hai una signora rendita. Con 1400 mensili di contributi lo Stato ti da una pensione sociale di 600 euro dopo 40 anni
  6. Federico Grillo Pasquarelli Rispondi
    Il prof. Ichino dimostra scarso rispetto per la Corte Costituzionale: come fa a sapere che la sentenza è stata decisa "a maggioranza", con "un solo voto di margine"? Esiste il segreto della camera di consiglio! E, comunque, è irrilevante che una sentenza sia stata deliberata a maggioranza o all'unanimità: le decisioni di un giudice collegiale sono del collegio, non della maggioranza. Inoltre, il prof. Ichino dimostra insofferenza per la Costituzione: non è la Corte Costituzionale che, arbitrariamente, ha restituito al Giudice la discrezionalità nella determinazione dell'indennizzo, tra il minimo e il massimo stabiliti dalla legge, ma sono gli artt. 3, 4 e 35 Cost. che vietano al legislatore di determinare in modo rigido l’indennità spettante al lavoratore ingiustificatamente licenziato, e la Corte si è limitata a dichiarare illegittima la norma di legge in contrasto con la Cost.. Con buona pace degli "operatori economici di tutto il mondo" le cui esigenze, secondo il prof. Ichino, dovrebbero prevalere sulle norme della Costituzione.
  7. Massimiliano Sabatelli Rispondi
    Egr. Prof. Ichino. La nota della Cassazione (non la sentenza, che in questo caso più che mai andrebbe attesa e letta con cura), a mio modestissimo avviso non cassa l'esistenza di un criterio oggettivo in se ma che questo si riduca all'anzianità di servizio. Se ne dovrebbe evincere che, qualora il legislatore trovasse un criterio di calcolo oggettivo che tenga nel dovuto conto tutti gli aspetti meritevoli di considerazione, questo potrebbe trovare applicazione senza incorrere nell'incostituzionalità. Dall'altra parte, ma probabilmente il mio è un argomento fallace, la Corte avrebbe ritenuto illegittima la norma anche se avesse previsto cento mensilità per ogni mese lavorato. Ergo è il valore della mensilità a ledere il diritto del lavoratore. La conclusione sarebbe che due persone che fanno lo stesso lavoro con le stesse responsabilità avrebbero diritto a trattamenti economici differenti in ragione di differenti situazione extralavorative. Qual è la sua opinione in merito? Grazie
  8. Henri Schmit Rispondi
    Si, il ‘fermo restando il limite massimo dell’indennità’ toglie la necessaria coerenza nonché equità alla sentenza. Diminuisce inoltre la tanto benefica quanto rara certezza del diritto voluta dal legislatore. Ci vuole tanta equità in più per giustificare una perdita di semplicità (di tempo e di soldi). Un sopo dubbio rimane: ma non si dovrebbe distinguere fra licenziamento disciplinare e licenziamento per motivi economici, garantire certezza nel secondo caso, apprezzamento giurisdizionale nel primo? O capisco male io?
  9. Claudio Resentini Rispondi
    Le aziende che si comportano correttamente con i propri lavoratori non hanno nulla da temere dalla giustizia, non crede, professore? Quelle invece che vogliono "investire" (si fa per dire) dove il lavoro non costa nulla e i lavoratori sono ricattabili forse è meglio che se ne stiamo a casa propria, no? Forse è meglio attirare soprattutto imprese che siano in grado di dare lavoro di qualità, tutelato e con prospettive di carriera ai giovani italiani, formati e preparati, che sono costretti ad andare all'estero, non crede?