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Dal Consiglio Ue pochi progressi sull’euro

Doveva essere un vertice decisivo per l’euro. Non lo è stato, nonostante il recente accordo franco-tedesco. Approvato il nuovo ruolo dell’Mse a sostegno delle crisi bancarie, ma rimandate le altre questioni aperte. Segno di conflitti politici irrisolti.

Prima la riduzione o la condivisione del rischio?

L’agenda del vertice europeo del 28-29 giugno era fitta di argomenti politicamente spinosi, tutti molto importanti per il futuro del progetto europeo. Com’era prevedibile, il tema dell’immigrazione ha monopolizzato l’attenzione di media e osservatori, a discapito di un’altra questione altrettanto importante: la riforma della governance economica dell’Eurozona.

A livello accademico se ne discute da tempo. I fronti aperti sono molti – come è chiaro dal dibattito tra economisti che si è sviluppato negli ultimi mesi – e le opinioni divergono. Ma l’intera discussione ruota attorno a un nodo ideologico fondamentale, ovvero quale sia la giusta sequenza temporale tra riduzione del rischio e condivisione del rischio. La posizione “nordica” (tedesca, ma ancor più olandese) è a favore di riduzione prima e condivisione poi. Altri, tra cui economisti spagnoli e italiani, auspicano un approccio bilanciato, in cui riduzione e condivisione del rischio procedano contemporaneamente.

Per quanto riguarda la soluzione di questo annoso dilemma, il Consiglio europeo è stato una completa delusione. Le sue conclusioni sono inusualmente brevi e suggeriscono che su molti degli argomenti in agenda non sia stato possibile trovare un accordo, benché esistesse una posizione condivisa di Francia e Germania, espressa nella “dichiarazione di Meseberg”, rilasciata prima del summit.

Su due temi le conclusioni sono esplicite: assicurazione europea dei depositi (Edis – European deposit insurance scheme) e fondo salva-stati (Meccanismo europeo di stabilità). Edis è un tassello fondamentale nel disegno dell’Unione bancaria e per questo è al centro del dibattito economico su riduzione e condivisione del rischio, ma finora è rimasto sempre fuori dal tavolo politico, perché molto controverso. Nelle conclusioni c’è il via libera all’inizio di una negoziazione politica: è un passo importante, seppure limitato dal fatto che non si stabilisce alcuna tempistica.

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La lettera di Centeno

Sul Meccanismo europeo di stabilità, le conclusioni riconoscono la possibilità che questo possa agire da sostegno (backstop) per il Fondo di risoluzione unico, ma delegano la discussione dei dettagli all’Eurogruppo – il coordinamento dei ministri delle Finanze dell’Eurozona. Sempre ai ministri delle Finanze viene poi lasciata la discussione degli altri temi proposti nella lettera dal presidente dell’Eurogruppo, Mário Centeno.

Il riferimento alla lettera può sembrare un dettaglio marginale, ma è in realtà molto importante, per tre ragioni. Primo, su alcuni argomenti la lettera è più precisa delle conclusioni dell’Euro summit, e ci offre quindi la possibilità di capire meglio cosa aspettarsi. Per quanto riguarda la riforma del Mse, l’entrata in funzione del backstop è prevista per il 2024 a meno che non si constati un “progresso sufficiente nella riduzione del rischio” – dove però non si specifica cosa s’intenda per “sufficiente”. La lettera auspicava un accordo su “un approccio generale su alcune misure di riduzione del rischio”, riferendosi in particolare ai crediti deteriorati. Ma l’accordo non è stato raggiunto.

Per quanto riguarda invece il processo decisionale per l’utilizzo del backstop, la lettera è contradditoria: da una parte, suggerisce che dovrà essere rapido ed efficiente, ma dall’altra conferma “nel rispetto dei vincoli costituzionali nazionali”, il che potrebbe significare il mantenimento del voto dei parlamenti nazionali.

Secondo, su altri temi la lettera è molto più vaga della dichiarazione congiunta rilasciata prima del summit da Francia e Germania. In particolare, l’accordo franco-tedesco indicava il 2021 come possibile data di nascita del potenziale bilancio dell’Eurozona e dicembre 2018 per la presentazione di una proposta su un Fondo europeo di stabilizzazione per la disoccupazione. La lettera del presidente dell’Eurogruppo, al contrario, non contiene alcuna data. Questo suggerisce due cose. Da un lato, il tema del possibile bilancio per l’Eurozona e delle funzioni che dovrebbe svolgere è controverso non solo a livello politico, ma anche a livello tecnico. Dall’altro, la posizione comune di Francia e Germania – tradizionalmente motore delle iniziative di integrazione europea – in questa occasione non è stata sufficiente a promuovere un accordo politico. È successo soprattutto per l’opposizione del gruppo degli stati nordici, capitanati dall’Olanda. E non a caso dopo il summit franco-tedesco questi stessi paesi avevano scritto una lettera a Centeno, con obiezioni recepite dal presidente dell’Eurogruppo nella sua missiva.

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Terzo, su alcuni temi particolarmente spinosi la lettera di Centeno sembra chiedere una direzione politica, per esempio quando scrive che potranno essere discussi “stante un’indicazione da parte dei leader” (per esempio, proprio il tema del bilancio dell’Eurozona o quello delle clausole di azione collettiva volte a facilitare un’eventuale ristrutturazione del debito pubblico). Ma questa indicazione dai capi di governo non è arrivata, lasciando all’Eurogruppo – che normalmente si occupa di tematiche più tecniche – il compito di discutere di temi intrinsecamente e profondamente politici.

Il pericolo di questa strategia è che senza un accordo politico su come quadrare il cerchio tra riduzione e condivisione del rischio, non si riesca a trovare una soluzione tecnica davvero efficace per rendere la governance economica dell’Eurozona più resistente agli stress e più sostenibile, ma cercando di non scontentare nessuno si finisca per accontentarsi dell’ennesimo pasticcio.

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  1. Henri Schmit

    L’alternativa è esattamente quella indicata nel titolo. Visto che e conti non si fanno senza l’oste, è chiaro che la risposta è prima riduzione del rischio. Rimane la vecchia questione (2011): Come? su base volontaria (politica fiscale convergente, rappresentanza politica responsabile, consenso elettorale a tale politica) o in seguito a conflitti istituzionali e costrizioni. Il vertice del 28-29 giugno fa temere il peggio, con la politica dell’immigrazione utilizzata come diversivo per nascondere i veri problemi e la clamorosa inettitudine del governo italiano. In ogni caso si tratta di scelte; cambiano solo il livello di consapevolezza, la tempistica e l’efficienza.

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