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  1. Nicola Dotti Rispondi
    Credo che aggiornare il linguaggio quando si parla di UE aiuterebbe. Non e' vero che l'Italia abbia "abdicato" alla sua sovranita', l'ha "trasferita" a un consesso dove ci sono 28 primi ministri, fra cui quello italiano, che decidono (con voti pesati per la dimensione del paese e controbilanciati dal Parlamento europeo). Bruxelles e' piena di italiani che co-partecipano alle decisioni prese, da Tajani a Mogherini. Come i piemontesi accettano di co-decidere con umbri e pugliesi, cosi' gli italiani co-decidono con tedeschi e slovacchi. Il motivo del discontento viene da decisioni giudicate da tanti come "sbagliate" e, soprattutto, dal fatto che i partiti che non sono al governo nel loro paese non hanno voce nelle decisioni prese dal Consiglio dei Ministri UE. E' una democrazia sicuramente imperfetta, ma l'UE ha spazi di democrazia possibile che pero' andrebbero raccontati, soprattutto nei contributi di qualita' piu' alta come questo.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Il Rapporto 11/2017 del think tank indipendente Centre for European Reform (http://www.cer.eu/sites/default/files/report_relaunching_eu_nov17.pdf) individua prima alcune aree che necessitano un approfondimento delle politiche comuni, fra cui l'immigrazione e la lotta all'evasione fiscale delle multinazionali, e ragiona poi sulle riforme strutturali dell’UE: confronta uno sviluppo multi-speed (diverse velocità per obiettivi comuni) e multi-track (obiettivi diversi; massima flessibilità chiesta da Cameron nel 2016 e appoggiata da ... l'Italia!). Conferma l'idea di un'integrazione uniforme dell'area € con maggiori costrizioni (ministro € delle finanze) e maggiori protezioni (fondo europeo d'investimento; Lagarde), ma saldamente governata dai paesi membri, cioè dai loro governi, benché ai deputati PE dei paesi € debbano (secondo Macron) essere riconosciute competenze separate da quelle dell'intero PE. Il Consiglio Europeo (cioè i governi) acquisterebbe il potere di revocare (il Presidente de) la Commissione, ora una prerogativa del PE. In conclusione: per il momento non c'è alcuna condivisione d'interesse per una grande democrazia europea federale che soppianterebbe quelle nazionali, al contrario: "Whatever the narratives that Macron and other leaders may be able to construct, the EU should focus on outcomes, not processes. Voters want to see that the EU can produce results in areas that they care about." Condivido. C'è un'ampia maggioranza per questo approccio. E l’Italia?
  3. ELIO Rispondi
    L'integrazione europea è l'unica speranza per il nostro continente di contare qualcosa nel contesto internazionale. Ricordo le parole del Manifesto di Ventotene "La linea di divisione tra partiti progressisti e partiti reazionari cade perciò ormai non lungo della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire, ma lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine essenziale della lotta la conquista del potere politico nazionale e quelli che vedranno come compito centrale la creazione di un solido stato internazionale...."
  4. francesco Zucconi Rispondi
    Credo che la Germania non abbia la possibilità di promuovere una vera integrazione politica, alla fin fine si troverebbe a dover investire in scuole italiane, ospedali italiani e stipendi italiani i guadagni che ottiene vendendo Mercedes in Italia...Perché farlo quando nel modo attuale ci può tener nell'angolino guadagnandoci pure bei soldini? Non è mica la Germania di Goethe quella che abbiamo sopra la testa! L'integrazione politica è una via che si è chiusa, almeno per ora, e per l'Italia è letale continuare a credere in tali speranze. Certi economisti parlano di Repubbliche e Principati mai visti essere in vero...
  5. Carmelo Marazia Rispondi
    Centratissimo il tema: la crisi è crisi delle democrazie nazionali. Ma vaglielo a spiegare. Ormai siamo il Paese più importante del gruppo di Visegrad. Da Sud ad Est.
  6. Henri Schmit Rispondi
    Non c’è nulla di particolarmente antidemocratico nell’UE tanto che le decisioni sono prese da organi democraticamente legittimati direttamente o indirettamente e che è possibile impedire abusi di potere. Non c’è mancanza di trasparenza tanto che è possibile seguire le procedure e controllare la conformità delle decisioni, a condizione che anche i governi nazionali agiscano in modo trasparente e comprensibile nei confronti dei propri cittadini. Nulla oggi vieta “un dibattito politico europeo”, nulla vieta delle “politics” relativamente alle “policies” europee; numerose tali “politics” - giuste e sbagliate, vincenti e perdenti - esistono già. Non è indispensabile “un’unione politica” intesa come “processo democratico” a disposizione dei “cittadini europei” in aggiunta alle istituzioni esistenti che in ultima analisi dipendono dai governi nazionali. È colpa dei politici e dei commentatori nazionali di non coprire adeguatamente le “policies” europee. Il suggerimento dell’autore corrisponde ad una fuga in avanti, spesso alibi dei governanti incapaci, fallimentari o in difficoltà di consenso. Penso al contrario che bisogna rendere i singoli stati più democratici, i loro governi più efficienti, più coerenti con gli impegni presi, le loro politiche più convergenti, una responsabilità che spetta ad ognuno di fronte ai propri cittadini, prima di soppiantare le democrazie nazionali con l’illusione di una "democrazia europea" facilmente più dispotica e apparente che effettiva.
  7. MAURIZIO RIVOLA Rispondi
    L'articolo è molto interessante perchè da esso traspare chiaramente l'atteggiamento dell'intellighenzia schierata a favore di un progetto unionistico che, come è stato configurato è sempre piu' rigettato dalle masse popolari (non vorrei si arrivasse a mettere in discussione il suffragio universale perche' non si puo' sommare il voto degli "analfabeti" con quello delle menti illuminate che peraltro ci hanno portato a questo disastro). Quando il voto antisistema supera la maggioranza assoluta del corpo elettorale non ci si puo' limitare a considerare in modo arrogante tale risultato come risultante di un voto populista: quella è la voce del popolo che in maggioranze sempre piu' consistenti rifiuta, visti gli esiti ad esempio in termini di disoccupazione giovanile, di non armonizzazione fiscale quelle politiche che privilegiano pochi vincitori e immiseriscono la maggioranza togliendo soprattutto ai giovani (in gran parte disoccupati o sottoccupati) , che sono il presente e il futuro , il diritto di progettare in modo consapevole e dignitoso il loro futuro.
    • Savino Rispondi
      Gli italiani hanno già da tempo individuato la soluzione alla crisi nella scorciatoia dell'assistenzialismo, caricando tutto sulle spalle delle generazioni future.Tutti pronti a stappare facendo il gesto dell'ombrello allo Stato e ai cervelli in fuga dopo il primo Consiglio dei Ministri della diarchia Di Maio-Salvini che istituisce il reddito di cittadinanza e reintroduce la baby pensioni.
  8. Enzo Rispondi
    Certo un parlamento europeo con gli stessi poteri di quelli dei paesi democratici , un governo europeo nato da questo parlamento e non da conclavi sarebbero passi utili e decisivi. Tuttavia è forse tardi ottenere su questo progetto il sostegno entusiasta degli europei dopo questi anni di Ignavia . E'anche vero che questo modo di far funzionare l'istituzione europea e' stato surrettizio a governi nazionali e partiti tradizionali che hanno utilizzato la UE per aggirare il co trollo dei parlamenti e le opinioni pubbliche nazionali. Poi ci sono i mercati e' vero a cui dar conto.ma sarebbe anche ora che qualcuno chiedesse conto a chi trasferisce e tutta la liquidità creata per creare tulipani di carta che hanno basi ancor meno solide dei debiti pubblici esistenti
  9. Piero Rispondi
    Condivido opinione di Stefano Feltri quando disse subito dopo il voto: intanto Merkel e Macron han già tagliato fuori dai negoziati anche Gentiloni e Padoan (anche se alla gente vien nascosto).. cosî come vien nascosto che progetti di riforma del new FmEuropeo son tutti apertamente mirati contro Italia. Aggiungo io: quindi se non abbiam un governo l'asse FraGerm (e satelliti del nord) non han nessuno da tagliar fuori. Risparmiamo i biglietti aerei e l'hotel x i nostri ministri chiamati de facto solo a prendere o lasciare.
  10. Aniello DE PADOVA Rispondi
    Non mi risulta che il programma M5S vada nella direzione di "Rinnegare le politiche europee e andare avanti per la propria strada.". Mi pare invece che il M5S voglia scardinare l'attuale sistema. E ciò è meno difficile di quello che potrebbe sembrare, se solo ci si convincesse che la finanza è uno strumento e non si accettasse passivamente il suo strapotere.
    • Amegighi Rispondi
      "Scardinare il sistema" è facile. "Sostituirlo o modificarlo" per migliorarlo è un altro paio di maniche. Esistono decine di esempi di ottimo funzionamento del sistema che si vuole scardinare che non sono espressione dello strapotere della finanza. Se ci si convincesse una buona volta che siamo in quello che è attualmente il maggior mercato unico mondiale come numero di cittadini, ma soprattutto livello di vita, sistema sociale e anche tecnologia. Si, proprio tecnologia e ricerca. Se consideriamo i brevetti e i lavori pubblicati dai paesi dell'UE assieme, superiamo sia USA che Cina. E stiamo andando in questa direzione unica con l'istituzione dei sistema unificato di finanziamento della ricerca (ERC) con lo scopo di ridurre i doppioni della ricerca, unificare i gruppi di ricerca europei, aprire la ricerca a vari settori. Il futuro si gioca anche su questo, forse soprattutto. Oppure diventeremo fra un po' gli extraeuropei che producono a basso costo per gli altri. Alla faccia (anzi come conseguenza) dello strapotere della finanza di qualche altra regione del mondo.....
      • bob Rispondi
        L'Europa deve capire che la Sua esistenza e la Sua sopravvivenza passano per 3 punti: ricerca avanzata, produzione di alte tecnologie e preservazione dello stato sociale. Un mercato di 500 milioni di persone ha peso nell'economia globale che consente di imporre delle regole a chi vuole "conquistarlo". L'Europa ha ragione di esistere solo se diventa la "Svizzera" del mondo. Ma per fare questo ci vogliono politici visionari e lungimiranti "professori e non bidelli". Io non ne vedo... Aldilà dei nostri "piccoli" politici, la sola vicenda del nano, in tutti i sensi, Sarkozy, è sconvolgente.
  11. Savino Rispondi
    Va posto l'accento, ancor di più, sul disfattismo euroscettico e sempliciotto dell'opinione pubblica. Mettere una scheda nell'urna non è uguale ad un like sui social network. La conseguenza di scelte democratiche non è la perdita di un'amicizia virtuale, ma la configurazione del nostro futuro. Il cittadino ha il dovere di conoscere le dinamiche di come gira il mondo prima di esercitare il diritto al voto. E le sue aspettative non possono essere più alte delle capacità istituzionali e di budget dello Stato, tali da non dar luogo ad illusioni speculative e promesse di alcun genere. Brexit, Trump ed il provincialismo territoriale del voto nostrano sono essenzialmente segnali di ignoranza e di chiusura mentale rispetto ai mutamenti del mondo che cambia. Solo le generazioni Erasmus e gli insegnamenti di Papa Francesco possono salvarci, grazie ad una visione cosmopolita e metropolitana del mondo, che sconfigga il campanilismo esasperato e sterile.
  12. Mario Angli Rispondi
    Non una parola su come si vorrebbe ottenere tutto ciò con il consenso degli elettori. Suona come una minaccia.