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  1. Motta Enrico Rispondi
    Allungare le scadenze del debito pubblico comporta inevitabilmente un aumento dei rendimenti, che a 15 -30 anni sono molto più alti che a 10; per non parlare dei Bot annuali o semestrali, che hanno tassi negativi. L'allungamento delle scadenze servirebbe secondo me solo a rimandare più in là la soluzione dei problemi, a costi aumentati.
  2. MARCO Rispondi
    Interessantissimo argomento ma da semplice lettore non sono riuscito a comprendere alla fine quale dovrebbe essere l'operazione da SUGGERIRE per riequilibrare questa situazione che attanaglia il nostro paese ormai da troppo tempo. Mi sembra che ci siano tante teorie che però contrastano, e di molto,tra loro. Come è possibile ,mi sono sempre chiesto, al di là della politica, gli economisti (intesi come tecnici e quindi che si basano su delle nozioni e calcoli oggettivi...credo) non siano in grado di "fare di conto" come si diceva una volta ! Capisco che ci siano delle varianti che impediscano certe operazioni, ma una FORMULA magica che porti alla risoluzione del problema e da suggerire al governo (qualunque esso sia)non c'è? Le scelte politiche poi sono un'altra cosa . Non so se mi sono spiegato...scusatemi.
  3. Enrico Zordan Rispondi
    Secondo l'autore il livello del DP costituisce "uno dei principali fattori di vulnerabilità della nostra economia". Si tratta di un fake news, piuttosto nota e spiace che nel 2018 si pubblichino ancora simili fesserie. Sarebbe interessante capire dall'autore come mai all'apice della cosiddetta "crisi" il governo Monti ereditò un livello di DP al 103% portandolo, grazie alle politiche intraprese e dettate dall'UE e FMI ad oltre il 120%: se fosse vero che il livello è il problema, probabilmente Monti dovrebbe sedere a Regina Caeli e non in Senato e l'Italia dovrebbe essere fallita da tempo. Giova poi ricordare che a parte il Portogallo, tutti i paesi entrati in crisi nel 2007 non presentavano livelli di indebitamento pubblico "elevati" ed anzi in riduzione progressiva da anni. Che il problema sia l'indebitamento privato e non pubblico negli anni è stato confermato perfino dalla BCE (http://vocidallestero.it/2015/01/19/la-bce-scopre-che-il-problema-e-la-finanza-privata-non-quella-pubblica/); perciò, ripeto, come è possibile prof Forni che Lei non ne sia al corrente?
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      L'autore si è espresso correttamente perché parla di vulnerabilità, ovvero fin quando un debitore trova creditori disposti a prestargli denaro a costi sostenibili il problema non si pone. Se invece questi aumentano mi pare lapalissiano che chi possiede un alto livello di debito rispetto alle entrate è maggiormente a rischio. Quanto al confronto debito pubblico con debito privato sono due scenari diversi, il primo è l'esposizione che ha l'intero settore pubblico, il secondo riguarda soggetti privati. Dal 2008 abbiamo assistito a crisi in entrambi i settori, governi che non riuscivano più ad accedere al mercato per finanziare la spesa in eccesso (vedi Grecia) e sistema creditizio privato che rischiava il collasso (vedi Spagna). Sostenere che la crisi dipenda da uno anziché dall'altro è non aver capito in primo luogo i fatti ed i secondi gli articoli menzionati. La Banca Centrale Europea, se si legge con attenzione ciò che è scritto, non ha mai sostenuto una ragione piuttosto dell'altra ma cita entrambe con conseguenze parallele sull'economia di alcune nazioni.
    • Lorenzo Forni Rispondi
      Per la precisione, nel 2011 quando Monti si insediò il debito pubblico su PIL era al 116% e abbiamo avuto i problemi che sappiamo. Ora è al 130%, veda lei. Certo, anche il debito privato è molto importante, ma nel nostro contesto quello pubblico è al momento "uno dei principali fattori di vulnerabilità". Siccome menziona le fake news, sarebbe utile sapere la sua affiliazione. Per la redazione: "fesserie" non è proprio un termine elogiativo! Grazie. LF
      • Paolo Rispondi
        Fra il governo Monti e l'attuale è calato il PIL e questo spiega in buona parte l'aumento della percentuale. Perché non se ne tiene mai conto? Paolo Z.