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  1. Henri Schmit Rispondi
    ADDENDUM: Non è detto che gli Italiani interrogati in seguito all’assassinio della giovane coppia siano colpevoli. L’eliminazione del giornalista scomodo giova a tanti. Esistono paesi terzi interessati a indebolire l’UE, a seminare la discordia, con qualsiasi mezzo. Comunque sia, la causa profonda della vicenda non è né la mafia italiana (come crede l’opinione pubblica slovacca e una parte della stampa internazionale) né l’assenza negli altri Stati di strumenti adeguati per contrastare i crimini di stampo mafioso (come sostengono gli esperti italiani di antimafia imitati dai telegiornali), ma l’opacità che circonda l’utilizzo dei fondi europei in numerosi paesi, Italia inclusa. Il sistema dei fondi strutturali, regole europee e procedure d’utilizzo nazionali-regionali, è pressoché impermeabile, custodito gelosamente da chi, fra attori pubblici e privati, oggi ne trae beneficio. Le iniziative di finanziamento europeo, in Italia e nei nuovi paesi membri, sono spesso pilotate da figure politiche nazionali presenti a Bruxelles. L’esperienza mi ha fatto intuire che alcuni finanziamenti sono canalizzati da un mondo grigio che coordina uomini politici e imprenditori assicurando il finanziamento occulto dei primi e l’arricchimento facile dei secondi. L’Ufficio anti-frode europeo OLAF emette rapporti che non colgono la natura dei problemi più gravi. Con Regolamento CE 12/10/2017 n.1939 l’UE ha deciso di istituire per ora fra 16 Stati una procura europea a Lussemburgo, sede della CGUE.
  2. Michele Rispondi
    1) chi recrimina su certe delocalizzazioni fa un ragionamento da serie B (oppure sta in campagna elettorale). Chi sta in serie A di certi fenomeni se ne avvantaggia: le aziende tedesche hanno delocalizzato pensantemente sei paesi dell’est. Comprano lavoro a 10€ ora e lo rivendono a 50€ ora grazie ai loro ingegneri che stanno negli headquarters in Germania. Noi in quale serie vogliamo stare? 2) ammortizzatori sociali: la CIG è un sostituto della indennità di disoccupazione con il vantaggio che almeno un po’ si lavora. Se ne avvantaggiano principalmente le imprese che la usano come fattore di flessibilità. Occorre una riforma fatta bene. A tutela dei lavoratori. Non parliamo di politiche attive: servono solo a dare un lavoro ai formatori. Gettare risorse in questo modo è ancora più paradossale quando si affossa l’unica vera assicurazione che è la scuola (quella formativa non quella professionalizzante che è una bufala)
  3. Henri Schmit Rispondi
    L’attualità mi costringe ad un ulteriore flash d’incitazione alla riflessione (e NON di critica dell’articolo, effettivamente molto equilibrato): Fondi strutturali – Procedure d’utilizzo opache e manipolate (non solo in Slovacchia) – Autorità politiche e amministrative corrotte (non solo in Slovacchia) – Uccisione del giovane giornalista slovacco e della fidanzata, con messa in scena intimidatoria – Coinvolgimento sospettato di clan calabresi esperti nell’utilizzo dei fondi strutturali – Domanda: comprendere la Slovacchia come la replica caricaturale di una porzione d’Italia o una porzione d’Italia vista attraverso la lente d’ingrandimento?
  4. Henri Schmit Rispondi
    Penso anch'io che un mercato senza uno Stato forte (garante dei deboli) sia peggio dell’inverso. L’assenza di un sistema credibile di protezione sociale e di ricollocamento di chi perde il lavoro è però un difetto che peggiora competitività. Significa che i soldi pubblici sono spesi in altro, in servizio del debito e sovra-costi occulti. Rinunciando nel 1980 alla siderurgia che per oltre un secolo aveva fatto la ricchezza del paese il Lussemburgo non lasciò per strada nessuno. In piena euforia neoliberista (Thatcher e Reagan) finanziò il mutamento con una sovra-tassa sui redditi personali. Quando servirebbe più Keynes in Italia la campagna elettorale si concentra invece sulla flat tax personale! È delirante. Quello che fa scappare Embraco è la concorrenza sleale o la mancanza di competitività? In ogni caso è indispensabile individuare e correggere i fattori che pesano sulla competitività, anche quelli avanzati solo nel dibattito elettorale. Bisogna smascherare la demagogia della flat tax, irrealizzabile, disastrosa per le finanze pubbliche e per la pace sociale. Chi la propone soffia sul fuoco della guerra civile senza favorire le imprese e si rende complice della fuga degli investimenti i quali cercano un rendimento prevedibile, stabile, quindi un minimo di consenso su obiettivi e priorità. Il bluff della flat tax ha distolto l’attenzione dai veri problemi: incertezza e bizantinismo amministrativo e fiscale che strangola l’impresa e fa fuggire l’investimento.
  5. Savino Rispondi
    Chi perde il lavoro e non ha più un reddito viene lasciato solo ed in balia delle onde. Bisogna ripristinare un'idea di collocamento pubblico ed intermediazione pubblica nel mercato del lavoro. I CV dei lavoratori non sono dei fogli volanti da cestinare, ma sono contenitori di profili preziosi da conservare.
  6. Francesco Forti Rispondi
    Non sono affatto d'accordo con la tesi che la concorrenza fiscale sia pratica assolutamente negativa. Se uno stato spende e spande è normale che delle due l'una: o fa debito, che poi diventano interessi e tasse, oppure ha fin da subito un carico fiscale superiore agli altri. Le aziende tenderanno a spostarsi (giustamente) dove il carico fiscale è inferiore ma le prestazioni rimangono di buon livello se non addirittura superiori. La competizione fiscale è quindi estremamente positiva. Poi fare dumping fiscale è possibile solo aumentando il debito e parlando di Italia e Slovacchia credo che questo grafico metta la parola fine. https://www.google.com/publicdata/explore?ds=ds22a34krhq5p_&ctype=l&met_y=gd_pc_gdp&hl=en_US&dl=en_US#!ctype=l&strail=false&bcs=d&nselm=h&met_y=gd_pc_gdp&scale_y=lin&ind_y=false&rdim=country_group&idim=country:it:sk&ifdim=country_group&tstart=818031600000&tend=1480806000000&hl=en_US&dl=en_US&ind=false CI sta comunque l'idea di ammortizzatori comuni europei, così non ci sono più alibi.
  7. bob Rispondi
    prof ho tutto il rispetto per il suo lavoro, ma non possiamo continuare in questo Paese con un livello di cultura da brividi, ad usare le statistiche per dare indicazioni della realtà. La realtà come lei ben sa, è sempre molto distante dai dati statistici, dalle medie, dalle previsioni. I suoi numeri saranno per carità corretti ma lo sviluppo di un Paese passa attraverso,per dirla con un abbreviazione, un " piano industriale". Se vogliamo essere più precisi : con un progetto politico a lungo termine. Questo progetto manca da 50 anni! Allora prima di discutere o di affermare ( "Ma da qui a dire che c’è un’emergenza-desertificazione industriale ce ne corre...") bisogna sapere cosa vogliamo "fare da grandi". O si torna ad essere un sistema-Paese come siamo stati fino agli anni '70, oppure, la Storia più della statistica lo insegna, torneremo a "chiamare" all'occorrenza lo "straniero" ( Franza o Spagna purchè se magna). Non ci sara desertificazione industriale come lei sostiene, io però vedo un deserto arido di Politici ma soprattutto di Statisti
  8. Giampiero Rispondi
    Articolo molto interessante. Grazie.
  9. arthemis Rispondi
    Che l'industria sia tornata ai livelli pre-crisi forse non è del tutto vero, almeno considerando i consumi di elettricità (fonte Terna): 2007: 155'804 GWh 2016: 122'738 GWh, (certamente qualche azienda avrà investito in impianti/processi più efficienti, ma non credo sia questa la ragione del -21%)
  10. Emilio Roncoroni Rispondi
    Mi pare che la vicenda Embraco, secondo la posizione del Mise, mostra come alcuni paesi Ue cerchino di attirare investimenti offfrendo agevolazioni che diventano aiuti di stato
  11. Emilio Roncoroni Rispondi
    Mi pare che la vicenda Embraco tocchi anche aspetti quali aiuti di stato da parte di stati membri della UE, almeno così mi é parsa la posizione del Mise. ne consegue che la competizione tra stati Ue non é solo sul fronte fiscale ma anche su quello di attirare investimenti con offerte al limte delle regole europee
  12. Guido Di Massimo Rispondi
    Questo articolo è un esempio di equilibrio e razionalità. Se vogliamo migliorare l’economia e ridurre la disoccupazione dobbiamo avere un mercato più libero. Un mercato più libero lascia morire le aziende “fuori mercato” facilitando una migliore riallocazione delle risorse e quindi la nascita di aziende più vitali. Ma presupposto di un’economia di mercato che ne minimizzi il “costo sociale” è il rendere non angosciante la perdita del “posto di lavoro” sostenendo economicamente chi perde il proprio lavoro e favorendone il reingresso nel mondo produttivo, come dice giustamente l’articolo. Da sottolineare che un investimento in queste attività di sostegno e reinserimento non avrebbe solo fini sociali ma sarebbe un indiretto sostegno all’economia di mercato: in pratica ne costituirebbe una specie di “lubrificante”. Non mi sembra che coloro che chiedono voti per le prossime elezioni parlino di problemi del genere: forse perché poco adatti agli slogan. Guido Di Massimo
  13. Marcello Romagnoli Rispondi
    Premesso che la ditta in questione non è in difficoltà economiche, ma viene da anni di aumento di redditività, diciamo che in Italia vige la Costituzione Italiana, superiore a ogni trattato internazionale. La CI recita all'art. 41 "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali " Ciò limita le manovre delle aziende atte a cercare sistemi fiscali migliori. La concorrenza fiscale inolytre è devastante sugli stati che sono spinti al massimo ribasso delle tasse a tutto vantaggio degli utili delle aziende. Ricordiamoci che la fiscalità è il miglior mezzo di ridistribuzione mentre il mercato il peggiore. Fino a quando non saranno fatte leggi anti-dumping fiscali serie ed efficaci uno stato ha tutto il diritto di intervenire anche in modo pesante a difesa dei propri interessi.
  14. Henri Schmit Rispondi
    Sono d’accordo a parte il pio richiamo a una maggiore armonizzazione fiscale nell’UE; serve invece la concorrenza fiscale (leale, trasparente sulle aliquote, non occulta sulla base imponibile) per indurre i paesi meno efficienti a diventare più competitivi. I cantoni svizzeri competono fra di loro, in particolare per l’insediamento di nuove attività, di investimenti esteri diretti. L’Italia non competitiva subisce DA DECENNI un’emigrazione industriale e dei servizi. II mercato comune non permette di ostacolare la concorrenza. Dopo l’allargamento l’Italia da beneficiario netto è diventata contribuente netto. Embraco ha goduto di vantaggi similari quando ha investito a Chieri rispetto a quello che oggi si rimprovera alla Slovacchia. Tutti discutono di flat tax che riguarda il reddito personale, ma (quasi) nessuno si occupa del vero problema: l’investimento e la fiscalità aziendale. Non capisco perché il governo si fa sentire solo quando è tropo tardi. Non era la Repubblica slovacca che si astenuta provocando il pareggio dei voti sulla sede dell’EMA? Non bisognava capire in anticipo, rinunciare alla battaglia persa sulla vecchia industria e reindirizzare gli obiettivi sui settori innovativi, EMA e industria4.0? L’Ilva di TA è un'altra battaglia persa in un paese senza minerali di ferro e con l’energia tutta importata. 40 ANNI FA il LX ha chiuso alto-forni e miniere; Arbed-Arcelor ha licenziato di un colpo 23.000 operai siderurgici e investito in Belgio (mare), Brasile e Corea!