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  1. giorgio ponzetto Rispondi
    Più che una riflessione pragmatica sul regionalismo differenziato auspicherei un ripensamento circa l'opportunità e l'utilità dello stesso. La normativa costituzionale del 2001 è stata una riforma affrettata e superficiale fatta con l'unico illusorio scopo di togliere voti alla Lega. In realtà l'esperienza di quasi 50 anni ha mostrato i limiti e i difetti del nostro regionalismo e la necessità di un suo totale ripensamento, compreso quello delle Regioni a statuto speciale ormai prive di qualsiasi giustificazione. La riforma costituzionale bocciata nel 2016si muoveva, (anche sull'onda dei tanti casi di malgoverno emersie ora già dimenticati) almeno per le Regioni ordinarie, nel senso di una ridefinizione del loro ruolo e dei loro poteri, riequilibrati a favore dello Stato,ma purtroppo non ha avuto seguito. Ma è questo il problema di fondo che dovrebbe essere affrontato: in un mondo globalizzato con problematiche che vanno quasi sempre al di la degli stessi confini nazionali hanno ancora senso le nostre 20 Regioni le quali, più per la spinta e per le ambizioni dei ceti politici locali che per una esigenza sentita, aspirano a diventare sempre più 20 piccole entità autonome, ciascuna con competenze e poteri in ogni campo L'esperienza passata e il mondo che cambia suggerirebbero invece di pensare a nuovi diversi modelli di governo locale.