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  1. MARIO Rispondi
    Lo sciopero è un strumento per i lavoratori per difendersi dal datore di lavoro, visto che l’astensione dal lavoro produce danni al “padrone” il quale è costretto, per evitare danni alla produzione di beni o servizi o costruzioni, a trovare una soluzione nel rispetto dei contrapposti interessi. Lo sciopero dei dipendenti dell’azienda di trasporto pubblico locale le non producono alcun danno. Anzi l’Azienda risparmia il pagamento degli stipendi, il costo del gasolio per i bus, dell’energia elettrica per i tram e i filobus, l’usura dei mezzi, dei copertoni ecc. Il danno è prodotto solo ai cittadini contribuenti che, con le loro imposte, pagano la maggior parte dei loro stipendi (i biglietti e gli abbonamenti rappresentano una parte residuale del bilancio aziendale, che è ripianato dal Comune). Ma non solo dei cittadini in generale, ma, in particolare, di quelli più marginali che non possono permettersi una moto o un auto privata e, men che meno, un taxi, per recarsi al lavoro e che sono i meno pagati (colf, badanti, dipendenti delle imprese di pulizia, baristi ecc.).
  2. giorgio ponzetto Rispondi
    Condivido le considerazioni svolte nell'articolo e spero che il prossimo Parlamento intervenga in materia. Vorrei però osservare che ,nell'attesa di nuove e più efficienti normative, sarebbe il caso di verificare se e come sono state applicate quelle esistenti. La mia impressione di cittadino è che queste disposizioni non siano state utilizzate in tutte le loro potenzialità nell'interesse degli utenti dei pubblici servizi e che in particolare la Commissione di garanzia abbia scelto, probabilmente per considerazioni di opportunità politica, il basso profilo. Non sarà un caso se di questa Commissione si sente parlare molto raramente e solo in occasione di scioperi di grande impatto mediatico. Sarebbe interessante quindi che l'autrice dell'articolo svolgesse una ricerca anche su come è stata applicata la legge esistente.
  3. Savino Rispondi
    I sindacati continuano a pensare, in maniera antiquata, che le aziende di trasporto siano ancora pubblico impiego. In realtà anche il pubblico impiego stesso è, da tempo, semplicemente impiego alle dipendeze di tipo privatistico. Quindi, le relazioni industriali nelle aziende di trasporto sono le stesse che nel privato, con l'aggravante (non il privilegio) di esercitare il lavoro per la collettività. Se si vedesse tutto in questa ottica sarebbe più agevole rispettare la legge che c'è e modificarla con ipotesi più restrittive e maggiormente favorevoli per gli utenti.