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  1. micheledisaveriosp Rispondi
    Condivido pienamente. Dal tempo del filosofo greco Aristotele, la classe media è considerata il fulcro di ogni democrazia. La redistribuzione dei guadagni di produttività recati a pochi dala rivoluzione industriale in corso rappresenta non osltanto un interesse legititmo della magioranza degl ielettori, afrenti al ceto medio, ma soprattutto un interesse pubblico generale che lo Stato, in quanto tale, dovrebbe perseguire. Un secondo elemento è quello di ebvitare che eseri umani e robot intelligenti siano posti in concorrenza fra loro. Diviene quindi necessaria una proprietà diffusa delle imprese, che singifica: 1) public company sul modello statunitense (grandi imprese, di proprietà di molti); 2) una legislazione favorevole alle reti di Piccole e Medie Imprese, in particolare con una "valutazione di rete" del merito di credito delle delle Piccole e Medie Imprese (https://www.som.polimi.it/gabriele-bonomi-boseggia/), che consenta l'accesso a finanziamenti a tasso fisso del 2-3% con orizzonte decennale. Per ottimizzare il merito di credito, è opportuno che siano valutate in modo aggregato non solo le garanzie patrimoniali, ma anche le prospettive future di crescita evidenziate da misure oggettive dei processi in essere. I nodi di queste reti andrebbero monitorati con un cruscotto di Indicatori Chiave di Prestazione (tempo,costo e qualità), memorizzati ("storati") in una base di conoscenza "specializzabile" per area geografica e per funzione aziendale di appartenenza.
  2. Savino Rispondi
    Fino a quando nel mondo del lavoro ci saranno i lavativi (e in Italia non ci mancano) con un posto e dei premi immeritati sarà difficile far capire ad un giovane che deve "imparare facendo".
  3. bob Rispondi
    Il concetto di "imparare facendo" non è assolutamente un concetto nuovo, è solo un concetto dimenticato in questo Paese, soprattutto negli ultimi 40 anni. Ben venga il concetto di "disoccupazione tecnologica" la Storia lo insegna, la tecnolgia ha solo alleviato o eliminato le immani fatiche dell'essere umano e anche i rischi di morte o di incidente. Allora cosa dovrebbe cambiare? Deve cambiare il pensiero economico così come lo intendiamo adesso. Come? Se 2 robot fanno lo stesso lavoro di 100 operai producono un margine economico immensamente più grande, tale non solo da retribuire più che adeguadamente il capitale investito ma anche di soddisfare i bisogni primari dei 100 operai. Viene da domandarsi allora: quale sarebbe il "nuovo pensiero economico"? Semplice: quello per il quale l'economia avrà un senso solo se ridistribuisce ricchezza e benessere all'uomo. Questo si che è un concetto ancora sconosciuto! Il mondo potrà avere un futuro solo se l'economia è concepita come "benessere dell'uomo" e quindi del suo ambiente, della socialità, dei territori. Solo così potremo creare milioni di "occupati interessati" e dovrà essere obsoleto usare il termine di "lavoratori" come nella vecchia economia scomparsa.