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  1. Michele Mancini Rispondi
    Dispiace leggere su LaVoce una aprioristica invettiva contro la (presunta) lobby avvocati-magistrati (peraltro incomprensibilmente accorpati in un'unico gruppo d'interesse). Oggi l'avvocato civilista ha interesse a chiudere in tempi brevi, magari con un accordo soddisfacente. Inoltre, il famoso detto (in realtà da sempre fuori luogo) "causa che pende, causa che rende" non ha più senso ora che vi è obbligo di pattuizione preventiva dell'intero compenso e dei tempi di pagamento. Spicca poi in particolare la mancanza di dati a sostegno della valutazione dell'Autore: se citati avrebbero verosimilmente dimostrato che il rito sommario è tutt'altro che capace di dimezzare il tempo medio delle cause. In realtà, se un credito è (per semplificare, diciamo) sufficientemente provato allora basta un decreto ingiuntivo (che ha tempi rapidi) per incassare (visto che, stante la evidente fondatezza, viene in questi casi reso esecutivo fin dai primi momenti anche se il debitore intenta causa per opporlo). Se invece il credito è contestato (per così dire) in maniera più verosimile allora comunque è difficile che il rito sommario resti applicabile: il Giudice spessissimo si accorge che la causa richiede un'istruttoria sostanziosa e converte d'ufficio il rito in ordinario. Una mera estensione frettolosa del rito sommario al di fuori di una riforma organica avrebbe solo aumentato la frammentazione del sistema e, quindi, sì favorito davvero chi della soluzione dei casi dubbi fa una professione.
  2. Riccardo Massera Rispondi
    La "sommarizzazione" del processo civile non potrebbe mai far "dimezzare la durata dei processi": i processi durano tanto non perché il rito civile offra garanzie eccessive, ma perché le cause sono molte di più di quante se ne possono definire in tempi rapidi, con gli organici attuali. E' come se 1000 persone volessero mangiare in un ristorante con 100 coperti: per quanto cuochi e camerieri possano diventare più celeri, non potranno mai servire in poco tempo tutti i clienti. A meno di non volere che le cause siano decise con il lancio della monetina, ogni giudice non può scrivere più di un certo numero di provvedimenti; e dato che le cause sono molte di più di quante il sistema ne possa decidere in poco tempo, la soluzione è aumentare in proporzione il numero di giudici e cancellieri. E' inutile ridurre il numero di memorie che le parti possono depositare, perché questo non riduce il collo di bottiglia che si crea con la fissazione dell'udienza di spedizione a sentenza, una volta che le (troppe) cause sono state istruite. Accusare magistrati e avvocati (pure non immuni da colpe) di essere coloro che hanno affondato il paese è concettualmente errato, e del tutto ingeneroso nei confronti delle migliaia di professionisti (e ce ne sono) che ogni giorno si impegnano per rendere un servizio che coniughi quantità e qualità; ché non ci si può dimenticare di questa per parlare solo di numeri, perché nei processi sono in gioco i diritti degli individui (e non solo delle banche).
  3. Carlo Rispondi
    In che modo quell'emendamento avrebbe velocizzato i tempi della giustizia, e perché le lobby si sarebbero opposte? In mancanza di chiarimenti al riguardo non ci si può fare un'opinione.
  4. Luca Filippo Palamidese Rispondi
    Mi scuso col Prof. Hamaui per la "rampogna". Effettivamente, non doveva essere indirizzata a lui, bensì alla redazione di La Voce che, nella newsletter scrive a proposito della lentezza del processo civile: "Un ostacolo che le lobby degli avvocati e dei magistrati non vogliono rimuovere". Ribadisco che non è così.
  5. Luca Filippo Palamidese Rispondi
    E' certamente un problema serio quello dei NPL. Al pari della endemica lentezza dei processi civili italiani, che indubbiamente rallentano la crescita economica e ostacolano gli investimenti stranieri nel nostro Paese. Tuttavia, spiace leggere che le colpe delle lungaggini processuali civili dipendereb come al solito esclusivamente dalle "lobby che hanno affondato il paese"(sic) ovvero avvocati e magistrati. Perché ciò è assolutamente semplicistico. E, francamente, egregio Prof. Hamaui, non Le fa molto onore. Certamente gli operatori del diritto hanno le proprie responsabilità (ad es. cfr. art. 127 Cod. Proc. Civ., a mente del quale tempi e modi dello svolgimento del processo sono dettati dal giudice); tuttavia mi permetto di farLe osservare che le cause delle inefficienze della Giustizia sono molteplici (la lista è lunga, mi limiterò a citare le più importanti): 1) la mancanza di volontà di affrontare una organica riforma della materia (volontà politica). A questa si sono preferiti interventi "spot" e "emergenziali", che hanno, viceversa, incrementato il numero del c.d. "arretrato", concepite da persone senza alcuna (o poca) esperienza pratica; 2) disomogeneità della distribuzione delle risorse e del personale tra gli Uff. Giudiziari; 3) difficoltà a far comprendere al ceto giudiziario il concetto di "efficienza"; attenzione, però, le sentenze e i provvedimenti dell'A.G. non sono prodotti che sono fatti in serie, con caratteristiche uniformi,omogenee. Ogni caso è un unicum.
  6. Alberto V. Rispondi
    Il processo civile non può essere riformato con un "emendamento" in una legge di bilancio: l'estensione del rito sommario a tutti procedimenti civili, effettuato in codesti termini, lungi dal "velocizzare i processi" o "dimezzare i tempi della giustizia civile" avrebbe solo stravolto il sistema delle regole processuali limitando i poteri processuali delle parti coinvolte (e quindi compromettendo la tutela dei diritti). Se si vuole "accelerare" il processo civile (con effetti finali, raramente considerati, d'incremento del PIL) occorre incrementare il personale addetto, ovvero magistrati e cancellieri, aumentandone la specializzazione e dotandoli di strumenti e strutture adeguate (la revisione della geografia giudiziaria era ed è un buon metodo per migliorare la giustizia civile).
  7. Henri Schmit Rispondi
    Pur condividendo le valutazioni espresse non capisco a quali dati comparativi di NPL-ratio nell'ultimo FSR di BdI gli autori si riferiscano. Secondo gli studi fatti per la commissione UE (http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/BRIE/2017/602072/IPOL_BRI(2017)602072_EN.pdf ), il confronto è un po' diverso: un terzo dei paesi UE è al di sotto del 5% e non ha avuto sbalzi eccessivi durante gli anni della crisi; ne fanno parte D, F e UK. Un altro terzo ha avuto problemi ma è tornato al di sotto del 10%. L'ultimo terzo, fra cui l'Italia, è peggiorato molto durante la crisi e non ha saputo migliorare il NPL-ratio significativamente. Penso che il cuore del problema sia il settore delle costruzioni, iper-ciclico, che sta tuttora peggiorando (secondo il FSR del 24 novembre). Gli errori e le irregolarità peggiori (valutazione, condizionamento politico, connivenze, favori ... truffe) nelle decisioni di affidamento delle banche sono forse riconducibili per buona parte a questo settore. Il patto marciano votato dal Parlamento potrebbe permettere di evitare nel futuro i dissesti del presente: invece di bloccare tutto per anni, la banca diventando proprietaria può proseguire il progetto di sviluppo nonostante le difficoltà o il fallimento dell'imprenditore. La misura è stata suggerita nei rapporti tecnici dell'UE (debt-equity switch); è di facile applicazione nel settore immobiliare, più difficile nell'industria.