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I giovani esclusi dal voto

grafico giovani

Queste elezioni segneranno un nuovo calo nel peso relativo dei giovani. Se fino al 1995 le persone fra i 18 e i 34 anni rappresentavano circa un terzo dell’elettorato e un quarto nelle elezioni del 2008, nella prossima tornata elettorale i giovani conteranno per poco più di un quinto (come si può vedere dal grafico). Per dare maggiore peso ai problemi dei giovani – oggi con un tasso di disoccupazione 4 volte più alto di quello delle altre fasce di età e, nonostante questo, completamente ignorati dalla campagna elettorale – bisognerebbe abbassare l’età sia dell’elettorato attivo che di quello passivo. Ad esempio si può permettere di votare a 16 anni, come in Austria, e di essere eletti alla Camera a 18 anni (oggi la soglia è 25 anni) e al Senato a 25 anni (oggi 40). Anche la concessione della cittadinanza ai figli degli immigrati (adottando lo ius soli) servirebbe a ringiovanire l’elettorato. Ma anche senza cambiare leggi dello stato si può fare molto per favorire il voto giovanile. Ad esempio, permettendo ai giovani italiani temporaneamente all’estero di votare. I 25.000 studenti universitari italiani attualmente all’estero perché coinvolti nel progetto Erasmus sono stati esclusi dalle categorie che potranno votare per corrispondenza il 24-25 febbraio. È una dimenticanza molto grave cui occorre porre rimedio al più presto.

 

Grafico a cura di Paolo Balduzzi e Alessanndro Rosina

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  1. Lalla317

    Per non parlare di chi studia o lavora fuori e, di conseguenza, è domiciliato in una città diversa da quella di residenza… È assurdo che gli italiani che lavorano all’estero e non vivono la quotidianita’ italiana possano influenzare le sorti della politica e chi vive in Italia e non ha modo di tornare a casa a votare si ritrovi escluso! Più che altro perchè è il caso di moltissimo giovani!

  2. caterina

    Sono assolutamente d’accordo con Lalla317. Si parla tanto dei giovani erasmus, che sono una netta minoranza, ma non ho sentito nessuno preoccuparsi del voto dei giovani fuori sede, universitari o lavoratori. I fuorisede devono spendere soldi e perdere molto tempo per esercitare il proprio diritto di voto. Pensiamo agli universitari che in questo periodo hanno esami, o ai lavoratori presi da mille impegni. Non sarebbe più semplice registrarsi nel comune in cui si è domiciliati? Chiediamo la luna?

  3. Mauro Ranelli

    Proprio in questi giorni si stanno ultimando le operazioni per consentire agli italiani residenti all’estero di votare. Tra questi sono numerosi coloro che sono italiani solo perchè il nonno ha trasmesso loro la cittadinanza jure sanguinis. La maggioranza di questi non conosce l’Italia, nè tantomeno la città di origine dell’avo grazie al quale risulta italiano. Dobbiamo a questo punto ritornare sulla necessità del diritto di cittadinanza a coloro che nascono nel nostro Paese a prescindere dalla nazionalità dei genitori e, soprattutto, rifiutare che nell’era di internet si possa ancora consentire a coloro che hanno diritti – i nostri giovani studenti temporaneamente all’estero – di votare tramite il consolato italiano di riferimento.Una vera ingiustizia a dimostrazione del blocco della democrazia italiana.

  4. marco romito

    Ieri il Governo non ha trovato una soluzione all’esercizio del diritto di voto degli studenti che stanno facendo un esperienza in Europa con l’Erasmus. Un apparato burocratico che non riesce a trovare una soluzione, anche con un contributo economico ridotto a questi e ad altri ragazzi fuori sede per il viaggio ( o la loro iscrizione come elettori nei ocmuni dove studiano), evidenzia la mancanza di visione e la teorica e non pratica attenzione al loro ruolo nel nostro presente e futuro. Cosa impareranno da questo i nostri ragazzi, la cui esperienza abbiamo finanziato come UE per conoscere e far crescere la loro cittadinanza europea? E quale impatto ha nella visione di Europa degli altri giovani e delle loro famiglie? Quanto ci costerà come futuro non costruito? Si ha l’impressione che si sia cercato una motivazione legale all’impossibilità di agire piuttosto che si sia esercitato il coraggio di governare per costruire il futuro. Una sconfitta amara per il nostro essere europei, mentre in Europa si usa il Web…
    PS: gran parte di questi ragazzi, egregio ministro Profumo, erano all’estero anche quando si sono decise le date delle elezioni …. e il nostro articolato apparato amministrativo non lo sapeva?

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