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La campagna elettorale del déjà vu

Il rinnovato accordo tra Pdl e Lega prevede il pieno appoggio del partito di Berlusconi alla proposta Maroni di trattenere nella futura grande Regione del Nord il 75 per cento del gettito di tutti i tributi erariali localmente pagati. Impegni e idee che abbiamo già sentito in precedenti campagne elettorali. E impossibili da accettare da un Parlamento nazionale.

“Déjà vu: fenomeno psichico rientrante nelle forme di alterazione dei ricordi o paramnesie: consiste nella sensazione erronea di aver già visto un’immagine o di aver già vissuto precedentemente un avvenimento o una situazione che si sta verificando”. A tre giorni dall’inizio della campagna elettorale, mi sono convinto che delle due l’una: o sono io che soffro di una grave forma di paramnesia o sono gli elettori italiani ad avere la memoria spaventosamente corta.
Prendiamo l’accordo recentemente siglato tra Lega e Pdl, che ha rinsaldato la vecchia maggioranza elettorale che ha retto l’Italia negli ultimi dieci anni. Si basa sull’impegno solenne da parte del Pdl di sostenere, in caso di vittoria alle elezioni, la proposta Maroni, cioè la devoluzione alla nuova grande Regione del Nord (da crearsi) del 75 per cento del gettito di tutti i tributi erariali localmente pagati. Ma nel 2008 il Pdl aveva preso un impegno altrettanto solenne (la sesta missione del suo programma elettorale), quello di far approvare al Parlamento nazionale la proposta di legge di attuazione dell’articolo 119 approvata nel 2007 dal Consiglio regionale lombardo, su iniziativa della stessa Lega Nord. Quella proposta era di gran lunga meno rivoluzionaria dell’attuale. Ciò nonostante, nemmeno tre settimane dopo la formazione del nuovo Parlamento, era stata abbandonata, a favore della bozza Calderoli, poi diventata legge delega sull’attuazione del federalismo fiscale nel 2009. Una proposta complicatissima, che nella sostanza mentre faceva finta di cambiar tutto, non cambiava nulla, perlomeno in termini di riparto delle risorse tributarie tra centro e periferia. Ed era ovvio che finisse così, perché il Pdl è (era?) un partito nazionale con una forte componente meridionale, e la pur meno rivoluzionaria proposta del 2007, avrebbe comunque comportato un forte taglio della perequazione territoriale, inaccettabile per l’allora maggioranza governativa. Come potrebbe finir diversamente questa volta, con la ben più rivoluzionaria proposta Maroni?

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UNA PROPOSTA GIÀ SENTITA

Quanto poi alla proposta medesima, è anch’essa un déjà vu: riprende una idea avanzata da Roberto Formigoni nel lontano 2000, il famoso “70-15-15”. Il 70 per cento di tutti i tributi erariali dovevano rimanere alle regioni, il 15 per cento servire per il finanziamento dei beni pubblici nazionali, il 15 per cento per la perequazione territoriale. Inutile dire che quella proposta, come la presente di Maroni, non aveva alcun senso, perlomeno nell’ambito dell’attuale struttura statuale. O la nuova Regione del Nord si finanzia tutto, dai carabinieri agli interessi sul debito pubblico, alle pensioni per la parte non coperta dei contributi, o non ci sarebbero sufficienti risorse per mantenere in piedi lo Stato nazionale. Ma nel primo caso, non ci sarebbero nemmeno le risorse per introdurre i tagli d’imposte che Roberto Maroni viceversa promette. La proposta di Maroni è in altri termini una proposta di secessione; legittima, naturalmente, ma impossibile da accettare da un Parlamento nazionale, quale che sia la maggioranza governativa che verrà fuori. Ma di questo si era già abbondantemente discusso dieci anni fa; possibile che il dibattito politico sia ancora inchiodato lì?

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16 commenti

  1. Fabio

    Prof. Bordignon, io mi strupisco che lei si stupisca. Siamo in campagna elettorale quindi si può dire e promettere tutto. La maggior parte degli Italiani ci casca. Amen.

  2. Guido

    Nel ricordarlo a tutti i lettori de La Voce (che non sono tutti gli elettori italiani) il prof. Bordignon ritengo dimostri di non soffrire affatto di paramnesie bensì di deja-vu reali e documentati, capacità mentali che non possono necessariamente appartenere agli elettori non addetti ai lavori e in tutt’altre faccende, sacrosante o meno, affaccendati. I ragionamenti conseguenti risultano inevitabili: proclami pre-elettorali esclusivamente strumentali, in quanto non presuppongono le evidenti e imprescindibili riforme costituzionali a monte, cose che con la rappresentanza parlamentare attuale (e relativa demografia nazionale) lasciano il tempo che trovano. In sostanza, come al solito, non potendo o volendo far altro, si promettono demagogicamente alla gente delle cose naturalmente piacevoli (riduzione delle tasse, abolizione dell’IMU, tassazione di tipo federale ecc.), a fini esclusivamente elettorali di parte, evitando accuratamente di parlare dei necessari presupposti strutturali (riforma dello Stato, riforma della rappresentanza politica, riforma dell’alta dirigenza e della burocrazia, riforma elettorale, riforma fiscale ecc.). Si continua così a menare il can per l’aia, si cambia un po’ la pelle (tipico dei serpenti) o il pelo a fini di pura e semplice sopravvivenza, che nella fattispecie significa pur sempre privilegio: e, per cortesia, non si parli di merito! Se pensiamo come ideali di libertà, uguaglianza, fraternità vengono (un po’ dappertutto, per carità)…

  3. LeM

    Ahimè, sì, il dibattito politico è ancora inchiodato lì perché lo sono anche gli attori, sempre gli stessi di allora.

  4. maurizio logozzo

    Condivido alla lettera: proposta demagogica, insensata e inattuabile, frutto di “becera”
    campagna elettorale.
    Piuttosto, il problema si pone al rovescio per le Regioni a statuto speciale,
    che rappresentano ormai un anacronismo.

  5. Il suo articolo, probabilmente inconsapevolmente, da la certificazione della bontà e legittimità della proposta della Lega; lei dice “non si può”, perché altrimenti le Regioni che vivono grazie ai contribuenti lombardi, non vivrebbero più.
    Appunto, non si può più vivere di assistenzialismo, perchè grazie a questo sistema assistenziale stanno morendo le imprese lombarde, quelle che fino ad oggi hanno tenuto in piedi lo Stato. Ognuno viva con le proprie risorse, senza sprecare, garantendo i servizi che può garantire, i parassiti, se non debellati, uccidono l’organismo.
    Ci pensi.

    Saluti

  6. Piero Fornoni

    In Olanda durante la campagna elettorale i partiti inviano le loro proposte ad un centro di ricerca economico , questo le analizza con dei modelli econometrici ed i risultati vengono pubblicati .

    Quando sara’ possiblile leggere sui giornali l’impatto dei programmi di governo dei partiti italiani fatto da un ente autonomo ?

    Forse i dibattiti elettorali sarebbero molto piu’ seri .La Voce ha il merito di aver cominciato con quest’ articolo .

    Piero Fornoni
    Etobicoke Canada

  7. Vito svelto

    Penso che solo una minima parte degli elettori si possano rendere conto delle sciocchezze, menzogne, che vengono diffuse tramite i grandi mezzi di comunicazione per la campagna elettrorale. Ci dovrebbe essere un organo veramente indipendente che si pronunci sulla fattibilità delle proposte, specialmente quando esse comportino costi.
    Ho visto che l’ex presidente del consiglio B. difende la proposta (non potrebbe fare altrimenti!!), sapendo forse i suoi limiti reali, contando sulla bontà elettorale del messaggio!! Chi propone meno tasse e vantaggi collegati pensa di ottenere vantaggi alle elezioni.
    Dovrebbe essere obbligatorio suffragare con uno studio di fattibilità queste indicazioni. In assenza di questo vincolo, la campagna elettorale si basa essenzialmente su promesse irrealizzabili o su apparizioni televisive ripetute che diventano spettacolo da cabaret (vedi la trasmissione di Santoro con Berlusconi).
    Se ciò si accompagna al dispregio verso i professori, i tecnici ( e verso la cultura) tanto meglio; esiste sempre diffusa un’invidia verso chi veramente sa, da parte di ignoranti, magari di successo in politica. Anche per questa superficialità siamo una nazione in via di sottosviluppo da alcuni decenni.

  8. Giancarlo

    La proposta non ha alcun senso “nell’ambito dell’attuale struttura statuale”. Ma proprio questo è il punto: ci va bene questa struttura statuale che costa tantissimo, produce malissimo e non è riuscita a ri-equilibrare le profonde differenze regionali? La proposta della Lega sarà anche una provocazione, magari già vista, ma pone un problema reale in un Paese che sembra tenuto assieme più dal debito pubblico che dalla volontà di costruire un destino comune. Semmai la contraddizione della Lega è che la proposta federalista avrebbe molto più senso se promossa all’interno di un convincente e radicale europeismo. Che invece non si vede.

  9. bob

    per Monti
    basterebbe poco per rispondere a questi miseri, piccoli mediocri “politici”: basterebbe dire “quale mercato genera economia e quindi tasse”. Poichè sono stato per diversi anni direttore commerciale di una multinazionale americana con sede a Milano operante su tutto il territorio, credo di aver avuto sotto mani un pò di numeri e di tabelle Nielsen e altro. “Perché senza il gettito fiscale della macroregione del Nord il bilancio centrale sarebbe destinato ad affondare come il Titanic.” e fin troppo banale rispondere che senza il resto “affonderebbe la cosidetta “macroregione”. Sicuramente un Paese che nel 2013 viaggia con punte di analfabetismo del 15-20 % e con percentuali simili di persone che non riescono a comprendere un articolo o un documento parlargli di Giacomo Becattini è inutile. Ma l’ Italia reale che io ho vissuto e vivo è quella del professore, quindi ci troviamo di fronte all’ennesima stupidaggine di un Clan ( partito è un’altra cosa) che da 25 anni fonda il suo credo andando a pescare tra ignoranza e disperazione. Possiamo produrre ma dobbiamo vendere per creare economia e fiscalità e poichè qualsiasi Paese deve fare i conti con il proprio mercato interno l’ Italia si regge sul suo mercato interno. Qui sarebbe da aprire un discorso sulla favola del “Paese esportatore” perchè questa favola genera la più alta evasione fiscale che è quella del recupero dell’IVA sulle fatture all’estero, fatta con fatture facilmente aggiustabili se non…

  10. Danilo Cussini

    Ho l’impressione che tutti questi discorsi sulle entrate regionali non tengano conto del debito pubblico nazionale; se vogliono regionalizzare i 3/4 delle entrate, allora ogni regione deve prendersi anche i 3/4 della propria parte di debito pubblico nazionale, suddiviso in base al PIL prodotto da ogni regione.

  11. bob

    Qui sarebbe da aprire un discorso sulla favola del “Paese esportatore” perchè questa favola genera la più alta evasione fiscale che è quella del recupero dell’IVA sulle fatture all’estero, fatta con fatture facilmente aggiustabili se non addirittura ( il Nord-Est insegna) totalmente false. Però genera numeri da statistica, quindi fotografia ma non realtà! Dobbiamo considerare mercato tutto : liberi professionisti. dipendenti pubblici, privati, imprenditori, artisti e la parte pubblica, che come ci insegnano Germania, Francia è un mercato importante e fondamentale. Fanno la spesa gli 11 mila forestali calabresi, come fanno la spesa i 18 mila dipendenti della provincia di Trento. Creano anche loro fiscalità!
    Andiamo sui numeri per non divagare. Se prendiamo come numero di riferimento 100 del mercato interno, per ogni 100 auto, salami, vestiti etc prodotti nei vari distretti italiani i mercati potenziali di riferimento sono i seguenti sistemi metropolitani in ordine di importanza : Roma- Milano- Torino – Napoli – Bari etc. Se andiamo sui dettagli un sistema come quello della Capitale “ritira” circa il 30% di 100 poiche è un sistema-concentrato che sfiora tra residenti, non residenti, turisti e altri circa 7-8 milioni di persone. La Mercedes quando propose sul mercato Italiano il modello Smart su 3000 esemplari venduti in Italia 1500 furono vendute a Roma. Il sig. Monti farebbe bene a fare la pubblicità su altri siti

  12. Caro Bob,
    Non perderò molto tempo a risponderle, ma semplificando, lei fa parte del partito che dice “il nord è ricco perchè c’è il sud che acquista”. Questo grande mercato del sud, alimentato come giustamente ricordato da lei dall’assistenzialismo (forestali), pagato dallo stato, sarebbe il pilastro su cui poggia l’economia del nord. Curioso che il più grande mercato stia al sud e non al nord. Ma comunque sia, non vedo perchè non dovremmo continuare a vendere al centro/sud, qualcuno ha forse parlato di dazi? Nessuno, Al contrario, l’assistenzialismo va eliminato, anche a costo di soffrire con diminuzione parziale di domanda, perchè quelle è drogata e ci costa tantissimo, oltre a rappresentare un freno per la crescita del sud stesso. Perchè non si è posto lo stesso problema con le attuali regioni che trattengono il 100%? Semplice, perchè il problema non esiste, le aziende continuano a vendere in tutta Italia. Se continuiamo a pensare che è indispensabile un nord che produca perchè il sud sprechi, ricordatevi che qui siamo agli sgoccioli, quando crollerà il sistema produttivo, questi soldi, Lega o non Lega, non arriveranno più comunque, e dovranno farne senza lo stesso. Magari agiamo prima?

  13. bob

    Monti
    la differenza tra il mio e il suo intervento e che io parlo con i numeri lei con i pregiudizi e le ideologie. Io posso avere sbagliato tutti i numeri e quindi ben venga chi mi corregge. Lei è talmente infarcito di ideologia che dice” ricordatevi che qui siamo agli sgoccioli” senza neanche sapere ( se ce ne fosse bisogno) da dove scrivo. Io scrivo e opero da Verona ( tanto per rimanere nella sua cultura). Io non ho parlato di “mercato del Sud” ma ho sottolineato che senza un sistema-Paese non si va da nessuna parte. Questo Paese non ha bisogno di slogan politici ne abbiamo avuti fin troppi da 25 anni a questa parte. Per il resto delle banalità Le chiedo scusa ma non ho la cultura per risponderle

    Roberto- verona

  14. Caro Bob,
    ho ben capito che lei è convinto che senza Roma (che garantisce il 30% della domanda nazionale, secondo i suoi dati, di cui ci potrebbe citare le fonti, oltre alla vendita di smart), e senza il resto d’Italia, il sistema produttivo Lombardo andrebbe a rotoli. Forse però avete frainteso la proposta, nessuno parla di chiudere i mercati, di dazi o di autarchia della Lombardia, quindi le aziende lombarde continueranno ad avere i medesimi mercati di riferimento. La sua paura è totalmente infondata e frutto di un pregiudizio, non tanto verso la proposta, ma piuttosto verso chi la veicola, la Lega.
    La Germania ha tra i suoi più importanti mercati di riferimento l’Italia, prima ancora della Cina, e non fa parte del sistema italia, non paga i forestali del sud, l’assistenzialismo e uno stato centrale vorace di spesa. Al contrario, le imprese tedesche fanno affari e si tengono gli utili, senza condividerli con il sistema italia che ha permesso loro di generarli, come invece vorrebbe far credere la sua teoria.
    Quindi… di cosa stiamo parlando? Solo della paura di chi vivi e grazie alla spesa pubblica.

  15. Marco La Colla

    Quando, circa trent’anni fa, andavo a far compere e benzina nella ex Jugoslavia da Udine dove vivevo, sentivo fare gli stessi discorsi che fanno oggi i leghisti. Gli Sloveni ed i Croati si lamentavano del fatto che dovevano tirare la carretta sulla quale stavano seduti ii Bosniaci, i Montenegrini, I Macedoni, i Kossovari ed i Serbi. Quello che è successo dopo la morte di Tito, dovremmo ricordarcelo tutti, ma, a quanto pare, molti se lo sono dimenticato. La macroregione che trattiene il 75% delle tasse che paga attualmente è, a mio parere, un anticipo della secessione che il popolo leghista richiede a gran voce in tutte le occasioni. Questa gente si rende conto che la nazione Italia non potrebbe permettere alla parte più ricca del suo territorio di staccarsi e di diventare indipendente. Farebbe di tutto per evitarlo e la situazione potrebbe facilmente degenerare, come la guerra civile in Jugoslavia insegna. Quelli che stupidamente inseguono questo disegno pensano si tratti di una passeggiata, ma non è e non sarà così. Mettano in bilancio lutti, sofferenze, distruzioni, impoverimento e tutto quello che significa una possibile guerra civile e forse scenderanno a più miti consigli. Auguriamoci tutti quindi che il disegno leghista fallisca miseramente e che, con i necessari correttivi, la nazione Italia tutta insieme possa proseguire la sua strada verso la rinascita economica di cui sarà sicuramente…

  16. bob

    Monti
    lei ha l’abitudine di mettere parole in bocca agli altri, classico di chi non ha nulla da dire!! Io ho parlato con numeri frutto della mia esperienza e lavoro ( da imprenditore altro che pubblico). Le fonti caro amico lo può trovare su qualsiasi rapporto economico ( Sole 24 ore- Istat etc) le mie provengono da esperienza sul campo ( Lever- Playtex , Diversey etc) gruppi multinazionali che per formazione sono attentissime nello studio dei mercati. La paura di cosa? La paura e solo dell’ignoranza in cui versa questo Paese! Questo è il dramma. Che accompagnato al populismo di masaniellica memoria fa veramente venire i brividi

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