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  1. Giovanni Maria Fumarola Rispondi
    Mi ricorda tanto il "Tullio Ascarelli avvocato" raccontato da Stella Richter...
  2. Piero Battini Rispondi
    Discutere questo delicato argomento in 500 parole è impossibile.Tuttavia posso sicuramente giudicare immorale che un chirurgo ,prof universitario,titolare i una U.O.universitaria,operi anche in una struttura sanitaria privata.E questo è solo un esempio.Ciò detto,forse,andrebbero ridefiniti i limiti invalicabili tra Prof Universitari e libera professione.Se gli stipendi dei Professori Universitari sono bassi,alziamoli e basta.Non sia questa la scusa per mescolare impegno di ricerca e libera professione.Troppo banale!
  3. Tempesta Tiziano Rispondi
    In Italia i docenti che desiderano fare la libera professione possono scegliere il tempo parziale. In questo modo vi è la possibilità che chi si dedica a tempo pieno all'attività universitaria, per scelta personale o perché non esiste la possibilità di svolgere attività professionali, riceva una remunerazione adegauta al maggior tempo profuso nelle attività accademiche. Allo stato attuale vi sono docenti universitari che di fatto sono dei liberi professionisti che spesso sono assenti o mandano a sostituirli i cosidetti assistenti (cioè assegnisti, dottorandi, ecc.) cioè persone senza alcuna adeguata qualifica. In certi settori disciplianri la cosa è assoltamente scandalosa tanto più che lo stipendio che ricevono è del tutto indipendente dall'attività scientifica svolta. Inoltre questi docenti svolgono una concorrenza sleale nei confronti dei liberi professionisti poiché si possono avvantaggiare del titolo accademico. Una soluzione al problema dovrà essere necessariamente trovata se non si vogliono perpetrare le pesanti discriminazioni tra il corpo docente attualmente esistenti.