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  1. Dario Rispondi
    Non è assolutamente chiaro cosa significhi "diritti umani" per l'estensore dell'articolo. Se per lui "diritto umano" significa libertà di entrare nel territorio dell'unione senza limiti, senza motivazioni serie e reali di persecuzioni, senza documenti ma solo la volontà di approfittare del sistema Europeo di assistenza, mi trova totalmente in disaccordo. In pratica è come se qualcuno entrasse in casa mia, forzando la porta e pretendendo di essere accolto e mantenuto a vita. Il rifiuto assoluto di queste migrazioni da paesi extra Europei è motivato anche dalla pesante situazione occupazionale e dal probabile peggioramento della situazione, determinato sia dalla concorrenza dei paesi emergenti sia dall'avvento, ormai inevitabile dei robot in molteplici attività umane. Lo stesso principio del diritto di asilo dei rifugiati deve essere messo in discussione perchè è ormai impossibile accogliere, senza limiti, milioni di persone senza il collasso del sistema di assistenza e alla lunga della nostra stessa società. I nuovi arrivati, qualsiasi sia la motivazione dell'arrivo nella comunità Europea sono destinati, per la gran parte ad essere eterni disoccupati (o sotto occupati) rimando in carico al sistema di assistenza. Inoltre non si tiene conto del sistema di ricongiungimenti familiari che tende ad amplificare di molto il fenomeno.
  2. Henri Schmit Rispondi
    Premessa: i diritti si possono far rispettare solo se c'è un potere politico credibile ed efficace, con forza sufficiente per imporre un certo ordine, un ordine governato appunto dai diritti. Non c’è dubbio che il fattore determinante del verdetto popolare a favore della Brexit sia stato il problema delle migrazioni, anzi la percezione del problema condizionata dalle paure cresciute con la crisi economica. Il rifiuto dei paesi del gruppo Visegrad di conformarsi alle regole UE esprime la preoccupazione di fronte alle politiche comuni e nazionali ritenute inadeguate per gestire il fenomeno migratorio coerentemente con gli interessi dei rispettivi elettorati. I movimenti anti-UE e senofobi nei vari paesi si alimentano di questo disagio. Menzionando un’Europa a diverse velocità la cancelliere Merkel ha ammesso, a mio parere, l’impossibilità di decidere a Bruxelles o a Berlino una politica migratoria uniforme per tutti. All’Italia non basta rivendicare all’UE e contestare ai singoli paesi membri; deve mostrare di sapere gestire il proprio territorio, non solo in termini di libera circolazione delle persone. Prima di poter difendere una posizione credibile sui diritti, i singoli paesi e la stessa UE devono ancora dimostrare di saper onorare la premessa.
  3. Giorgio Cannella Rispondi
    Chiarissimo professore, ho letto il suo articolo "Libera circolazione: un pilastro della Ue". Le sottopongo la mia vicenda. Sono cittadino italiano, nato in Italia da genitori italiani. Nel 2008 ho soggiornato per nove mesi in Lussemburgo. Lì ho affittato un appartamento, ero avvocato in visita alla Corte di Giustizia dell'U.E. e ho frequentato anche un Master in private equity e fondi di investimento. Dopo 3 mesi di permanenza, le Autorità di Lussemburgo Città, in base al diritto dell'U.E., per poter rimanere in loco mi hanno chiesto di dimostrare che possedevo: la cittadinanza di uno dei Paesi membri dell'U.E., un alloggio, un lavoro o la possibilità di mantenermi a mie spese. Sarebbe strano se questi requisiti venissero chiesti solo ad un cittadino dell'U.E. e non anche a chi non lo è ! Che ne pensa? La ringrazio e la saluto cordialmente. Avvocato Giorgio Cannella
    • Giorgio Cannella Rispondi
      Mi correggo. Il titolo del suo articolo è "I diritti umani possono attendere. Anche nella Ue".