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  1. Henri Schmit Rispondi
    Non c'è dubbio, il "disagio sociale" è stato il fattore determinante del risultato del referendum. È naturale che si usino frazioni dell'elettorato alle politiche e alle europee per fare raffronti, ma si rischia di perdere informazioni importanti. I benestanti, gli imprenditori, i proprietari, le libere professioni e i dirigenti privati e pubblici più remunerati hanno votato si, trasversalmente, mentre i disagiati, disoccupati, svantaggiati, disillusi, critici del governo per aver fatto troppo (riforme contestate) o non abbastanza (vere riforme rinviate) hanno votato contro. Il quesito referendario era l'occasione perfetta per esprimere l'insoddisfazione con il governo: Iniziativa governativa-maggioranza, tutto o niente, impronta plebiscitaria, collegamento sottolineato poi negato con legge elettorale interpretato come trucco per mantenersi al potere, pressioni varie sull'opinione pubblica, uso improprio della crisi bancaria, misure demagogiche nella legge di finanza, tutto ha fatto del referendum lo strumento perfetto per decidere se proseguire sulla stessa strada o se conviene cambiare strada (e squadra). L'aspetto più pericoloso per chi voleva la continuità è l'alleanza fra i tanti che ritengono che il governo abbia fatto troppo e i pochi che pensano che non abbia fatto abbastanza, che abbia mancato di coraggio. A quanto sembra la "democrazia" italiana non ha gli strumenti per reagire prontamente a un verdetto così drastico.