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  1. Henri Schmit Rispondi
    D'accordo, la costituzionalità della legge elettorale dovrebbe riguardare solo la conformità ai principi costituzionali, scritti e non scritti. La procedura elettorale è decisa (dagli attori politici assistiti) dagli esperti di scienze politiche e di ingegneria elettorale, che come tali non si occupano di diritti, ma calcolano possibili conseguenze e suggeriscono soluzioni alternative, sempre perfettibili sotto il profilo dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalla Corte. In realtà non solo il giudice si occupa di soluzioni politiche, ma sono proprio i criteri politici (partiti) che hanno preso il sopravvento sui criteri giuridici (individui), essendo ormai (sentenza 1/2014) equiparati ai diritti individuali come se fossero anche loro principi costituzionali. Così si è perso per strada l’essenziale, i diritti individuali di candidato, di elettore e di rappresentante, liberi ed uguali (art. 48, 51 e 67), sacrificati alle “nuove” ideologie dell’equa rappresentazione dei partiti (proporzionale di lista) e della governabilità (premio), obiettivi aleatori ed antitetici, non trattati dalla costituzione. Conclusione: diamo la parola ai giuristi più rigorosi, non a quelli inquinati dalla logica delle scienze politiche, e facciamo rispettare la libertà e l’uguaglianza dei cittadini quali elettori, candidati e deputati! Fatto questo, la rappresentazione delle diversità degli interessi e la governabilità-stabilità-continuità si risolverebbero quasi da soli.
  2. Serafino Brunetti Rispondi
    Se siamo giunti a questo punto è anche perché la politica non è stata in grado di elevare il bene comune quale unico fondamento nella "stesura" di una legge così importante. Non piango affatto all'idea che quest'ultima "derivi" da interpretazioni giuridiche, considerato che ad un tema così delicato dovevano pensarci per tempo i politici, al posto che occuparsi solamente della loro sopravvivenza. Sia di monito anche a noi elettori, nelle future scelte alle urne.