Tony Atkinson era un grande economista, un vero scienziato sociale aperto e interessato al dialogo tra discipline, un fine teorico dell’economia pubblica. Ma era anche una persona straordinaria, un mentore e un maestro capace di stimolare, incoraggiare e valorizzare ogni idea dei suoi interlocutori.

Grande accademico e grande uomo

Il giorno di capodanno è scomparso Tony Atkinson. Un grande economista, un vero scienziato sociale aperto e interessato al dialogo tra discipline, un fine teorico dell’economia pubblica, che in larga parte ha contribuito a fondare dagli anni Settanta e a cui non ha fatto mancare, anche di recente, importanti stimoli verso un rinnovamento capace di rispondere ai mutamenti economici e sociali del nostro tempo (si veda l’introduzione alla riedizione del 2015 dello “storico” Lectures on Public Economics con Joseph Stiglitz, oppure i commenti alla Mirrlees Review in un articolo del 2011 sul Journal of Economic Literature).
Tony Atkinson era un conoscitore attento di dati, sulla distribuzione del reddito o della ricchezza, sulla povertà, sui diversi programmi dello stato sociale e sulle modalità istituzionali con cui esso opera, tanto per fare alcuni esempi. Dati che non erano solo il punto di partenza, ma anche uno degli obiettivi del suo lavoro accademico: l’esempio più recente è il suo contributo allo sviluppo del World Top Income and Wealth Database, insieme a Thomas Piketty e molti altri, perché la sua rete di collaborazioni era davvero ampia. Conoscere e far conoscere “i fatti”, con dettaglio, con cura, con rigore sono stati tratti distintivi della sua attività di ricerca. Che è sempre stata aperta ai risvolti di policy, al “che fare?”, nella convinzione che nelle mani dei governi possano esserci gli strumenti per migliorare la vita delle persone. Inequality: what can be done? – che ha presentato in Italia nel giugno 2015 al Festival dell’Economia di Trento – ne è l’esempio più recente.
Ma oltre a essere un accademico estremamente produttivo il cui contributo all’economia, e alla policy in generale, sarà certamente duraturo, Tony Atkinson era una persona straordinaria, un mentore e un maestro che mancherà a molti. La pagina web “In memoriam” sul sito dello Sticerd, centro di ricerca della London School of Economics, che Tony ha guidato per molti anni, raccoglie le testimonianze di numerose persone, di diverse generazioni, che hanno avuto la fortuna di incontrarlo e che hanno riconosciuto in lui non solo un grande accademico, ma anche un grande uomo.

Uno sguardo non convenzionale

L’ho incontrato per la prima volta nel 1996, quando ero al secondo anno di M.Phil a Oxford e lui era rettore – warden – al Nuffield College. In quell’occasione mi sono confrontata con lui su uno dei capitoli della mia tesi e a quell’incontro ne sono seguiti molti altri, fino alla conclusione del mio percorso di dottorato.
Aveva un occhio attento e uno sguardo non convenzionale sull’economia e sul mondo; invitava a non accontentarsi e a conoscere a fondo, a porsi domande; era estremamente disponibile e sempre aperto al confronto; generoso nei consigli, era capace di valorizzare ogni idea e di fare comprendere quale fosse da scartare, senza mai fare sentire inadeguati. Curioso e mai annoiato, pieno di energia e di capacità di sorprendersi, sapeva incoraggiare, stimolare, correggere, ma anche gratificare. Era estremamente modesto: i suoi successi accademici e le sue non comuni conoscenze e doti intellettuali non erano un elemento di distanza o di superiorità, mai.
È così che l’ho conosciuto, non solo quando ero sua studentessa, ma anche più di recente quando abbiamo lavorato su un progetto di ricerca comune sui divari di genere tra i super ricchi (Top incomes and the gender divide, con Sarah Voitchovsky), a cui ha contribuito sia con l’ispirazione che con il lavoro materiale sui dati e sulla loro analisi, con grande rigore ed entusiasmo. Prima di Natale, oltre agli auguri, gli avevo inviato un file con la divisione dei compiti tra i tre coautori per la revisione del paper prima dell’invio a una rivista. Ora me la caverò con Sarah, ma a entrambe mancherà moltissimo.
In questi giorni mi è tornata in mente una delle frasi di ringraziamento che avevo scritto per lui all’inizio della mia tesi, più di quindici anni fa, ma che continua a valere adesso. “Mi hai insegnato molto. Spero di avere imparato almeno un po’”.
Grazie Tony.

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