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  1. Henri Schmit Rispondi
    Le riforme del diritto del lavoro promosse dal sen. Icchino rischiano il contagio con il laldestro o famigerato plebiscito costituzionale, inseparabile dalla legge elettorale come si evince dalla inconsueta data di applicazione di quest'ultima, ormai repudiata da tutti. I numerosi veri riformatori che per il 4 dicembre hanno argomentato per il no devono adesso mostrare chi sono e sostenere a spada tratta il jobs act di cui solo l'abuso dei voucher merita forse più sanzione amministrativa o giurisdizionale che correzione legislativa.
  2. Amegighi Rispondi
    Ho passato un periodo negli USA verso la fine degli anni '90. A parte le differenze, non sempre positive, mi ha colpito il modo pragmatico di affrontare i problemi, siano essi sperimentali (ero in un laboratorio universitario) o di altro genere. Conoscere il problema studiandolo, capire in che modo (o modi) risolverlo, ed infine risolverlo. Per fare questo occorre lavorare assieme ed ognuno può e deve fornire il suo contributo e la sua idea senza problemi, anche se questa non incontra il favore di tutti. Può essere che indichi una visione nuova che può aiutare nel raggiungere la risoluzione. In Germania ho osservato lo stesso, ma da noi prevale la visione di parte che deve essere imposta gli altri. Cioè risolviamo i problemi attraverso una continua oscillazione tra opposti estremi. Una sorta di pendolo smorzato che alla fine si ferma nel punto che gli altri hanno raggiunto per linea retta prima. I punti da Lei giustamente sollevati e oggetto di discussione mi sembrano, di nuovo, un esempio di questo modo di agire . Purtroppo non ne usciremo mai, ed intanto andiamo dalla difesa ad oltranza del posto di lavoro di chi già l'ha, all'impossibilità di trovarlo di chi non l'ha mai avuto (che creerà quanto prima la bomba di chi si ritroverà poi senza pensione, avendo "contribuito" quasi niente nella vita....) all'eccesso nell'uso dei buoni lavoro che non sono propriamente un esempio di lavoro a tempo definito. Un sistema schizofrenico e privo di riflessione.
  3. Lorenzo Rispondi
    "rendere il nostro paese più attrattivo per gli imprenditori e gli investitori non soltanto riducendo la pressione fiscale su impresa e lavoro, il peso della burocrazia e il differenziale di costo dell’energia rispetto al resto d’Europa, ma anche e soprattutto allineando il nostro diritto del lavoro rispetto ai migliori standard dei paesi dell’Oecd. " Questa è una bella intenzione, ma la realtà è un'altra: si è voluto tentare di rendere attrattivo il nostro paese a imprenditori tramite la compressione selvaggia dei salari e dei diritti dei lavoratori, e non parlo di "posto fisso" ma di malattia ferie e limiti a ore lavorate/turni stressanti. Per gli standard OECD avete omesso solo il sussidio universale di disoccupazione, che non si può fare perchè costituirebbe un freno alla compresione salariale. Ai laureati gli imprenditori offrono stipendi e soprattutto mansioni adatte alla terza media, non stupisce che gran parte delle persone qualificate se ne vada. Una riforma per attirare imprenditori si, imprenditori con produzioni labor-intensive con lavoratori a basso costo e qualifiche, in pratica ci siamo messi in competizione con la Cina e altri emergenti, avendo una tassazione, pensioni e buracrazia da paese avanzato, con il non plus ultra di una moneta sopravvalutata. Ottima strategia, avanti così!!
  4. Michele Rispondi
    Su lavoce.info mi piacerebbe avere dati e poi far emergere opinioni, e non opinioni, senza dati.. Ma ormai anche questa "testata" ha perso quella serietà che la contraddistingueva dalle altre... Peccato. Ad esempio, per il Jobs Act e l'articolo 18.. Mi piacerebbe un confronto a forma di tabella sulle varie condizioni, reali e accessorie, tra i vari paesi europei e non, e poi ognuno farsi una opinione. MA su dati.
  5. Felice Rispondi
    " Lo si può stabilire soltanto con le necessarie rilevazioni sul campo. Compiuto questo accertamento, discutere sul che fare in modo pragmatico sarà molto più facile e più producente." Nel frattempo che tali rilevazioni fossero espletate - ovviamente per una larghissima maggioranza dei 265.255.222 buoni-lavoro emessi da quando il ministro Poletti e' stato nominato (perche', d'altra parte, restringere la popolazione dei buoni-lavoro da verificare?) - coloro che ricadessero nel caso B che fanno? Attendono a pie' fermo i risultati delle rilevazioni? Al fine di accellerarle, spero sia utile segnalare che gli intervistati in http://www.la7.it/tagada/video/la-mia-vita-appesa-ai-voucher-21-12-2016-200949 ritengono di ricadere perlopiu' nella fattispecie B. Grazie del contributo.
  6. Paolo Ragni Rispondi
    Aiutatemi a capire per favore. A me sembra che i voucher siano una buona cosa perchè consentono di conoscere datore di lavoro e lavoratore e, quindi, consentono di attivare ogni possibile controllo dell'uso improprio. La CGIL preferisce il lavoro nero? Mi sembra anche che la preoccupazione per il forte incremento registrato tra 2015 e 2016 sia una grandissima bufala montata ad arte. 115 milioni di voucher utilizzati nel 2015 sono 115 milioni di ore lavorate. Ma, secondo miei calcoli da dati Istat (correggetemi se sbaglio, non sono un esperto e non ho trovato il dato esplicito), le ore lavorate complessivamente in Italia nel 2015 sono circa 30-40 miliardi. Quindi i voucher rappresentano meno dello0,5 % del lavoro italiano. E’ noto a chi si occupa di numeri che fenomeni piccoli possono avere balzi enormi se espressi in percentuale, ma rimangono fenomeni piccoli. Non vedo quindi la necessità e l’utilità di agire proprio sui voucher che sono uno strumento utile e controllabile, quando esiste il problema del lavoro completamente in nero, che ha dimensioni di almeno 10-20 volte superiori.
    • Amegighi Rispondi
      Ha ragione. Al proposito consiglio l'editoriale di De Bortoli sul Corriere del 2 Gennaio 2017 (http://www.corriere.it/opinioni/17_gennaio_02/sul-lavoro-giovanile-f5421db8-d05c-11e6-a287-5b1c5604d8ca.shtml). Questo è un ennesimo esempio di come possano essere manipolate le notizie in Rete. Basterebbe un po' di modestia e sana intelligenza, una calcolatrice (c'è sul telefonino o inserita nel PC; i giovani d'oggi manco lo sanno...) e quattro calcoli. Purtroppo persone come Lei, intelligenti e modeste da chiedere lumi, ce ne sono poche, e spesso schiacciate da ignoranti capaci solo di parlare a voce alta.
      • Paolo Ragni Rispondi
        Grazie per aver confermato la mia valutazione. Ha perfettamente ragione sull'uso della calcolatrice. Siamo invasi da opinioni e informazioni false che la cui verifica sarebbe alla portata di tutti. Perdiamo tempo a seguire dibattiti faziosi, quando in 5 minuti si può arrivare a farsi un'opinione basata su dati e numeri.
  7. Michele Rispondi
    Certo certo, quando si parla di ridurre i diritti dei lavoratori parla sempre dei migliori standard europei, come no? Certo per chi non è dipendente non è bello avere lavoratori con troppi diritti altrimenti la produttività cala vero? È per queste cose che la sinistra non esiste più sa sig. Ichino? È per queste cose cose che i sindacati valgono come il 2 di spade sa sig. Ichino?
  8. Paolo Palazzi Rispondi
    "più capace di agevolare e sostenere il passaggio dei lavoratori dalle imprese più deboli a quelle più produttive" Come possa fare questo l'abolizione dell'art. 18 proprio non si capisce! Lavoratori che potrebbero passare a imprese più efficienti (presumibilmente a salario più alto), non riescono a licenziarsi da imprese che stanno fallendo o che pagano di meno?????