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  1. Mario Rossi Rispondi
    Questa riforma è una farsa ridicola. Sapete quale è l'unico punto che veramente conta? quando si dice che il parlamento esercita il potere legislativo sotto gli obblighi disposti dalla costituzione e dall'unione europea. Questo vuol dire che non si dirà più ce lo chiede l'europa ma si farà e basta! Non cambia nulla nè per le imprese nè per l'economia. l'italia è un paese di piccola impresa che è destinata a sparire dalla faccia della terra! voglio vedere poi chi cavolo le paga le tasse a questi papponi! sperate forse che facendo sparire 1000 piccole imprese ne nasca una grossa? illusi arriveranno le cavallette dall'estero dalla nostra cara europa che faranno lavorare gli italiani come i cinesi e si mangeranno tutto.
  2. Ezechiele Rispondi
    Io sono un autonomista e sono nato e cresciuto all'estero, mi chiedo il perché di troppi siciliani che non lo sono, questo è il punto di domanda più grande. Non è una questione di ideologia politica, ma di appartenenza, qua la democrazia se si tratta di sacrificare l'identità di millenni di storia, specialmente se decisa da altri, non trova spazio
  3. fabrizio Rispondi
    A mio avviso la questione delle regioni a statuto speciale, seppur interessante, non è rilevante. Le regioni autonome sono: -le 2 province autonome; -valle d'aosta; -Friuli -sicilia e sardegna. Le prime 2 sono quelle veramente autonome, e ci sono accordi internazionale a tutela della loro autonomia. Sono un protettorato più che delle regioni italiane. E non è facile imporre loro cambiamenti, vista la tutela internazionale che hanno. Il Friuli e la sardegna - se paragonate ad altre regioni autonome - hanno un'autonomia tutto sommato non estesa. la prima trattiene i 6/10 di alcune imposte, la seconda i 5/10. Sulla Sardegna tra l'altro lo statuto appare ancora inapplicato. La Sicilia dovrebbe essere la regione più autonoma in assoluto, mentre di autonomo non ha nulla. Su 36 miliardi di gettito tributario ne trattiene 15 e i comuni altri 6. Di contro, molte competenze che dovrebbero essere esercitate dalla regione sono esercitate da Roma in via sostitutiva. E ogni anno la regione chiede soldi a Roma per fomentare le clientele, esponendosi di fatto a qualsiasi "ricatto romano". Ultimamente sono stati ritirati ricorsi presso la corte costituzionale, molto rilevanti come entità. In cambio Renzi ha dato i soldi per le clientele. In sostanza abbiamo 2 regioni veramente autonome e 3 regioni falsamente autonome. Considerando che già prima l'autonomia di valle d'Aosta e Trentino non poteva essere toccata e che le altre 3 sono autonome per finta, questa parte della riforma è irrilevante.
    • Ubaldo Muzzatti Rispondi
      E' un'analisi magari cruda ma veritiera. Tra l'altro, se si rileggono i dati riportati sul post di Tortuga "Verso il regionalismo differenziato" si ha conferma che contrapporre le regioni speciali alle ordinarie in fatto di sprechi e buona amministrazione può essere fuorviante. Infatti, e i dati erano noti da tempo, sono due regioni ordinarie - Lazio e Piemonte - a presentare i disavanzi maggiori. Per contro i bilanci regionali più in ordine sono quelli di Friuli Venezia Giulia, Valle d'Aosta e Trentino - Alto Adige. Ma anche le Marche - unica tra le ordinarie - ha i conti in ordine, a riprova che la questione regionale va analizzata in maniera più organica, tralasciando sterili contrapposizioni.
      • bob Rispondi
        Lazio e Piemonte - a presentare i disavanzi maggiori. Per contro i bilanci regionali più in ordine sono quelli di Friuli Venezia Giulia..................! Il Friuli V.G ha gli abitanti di 10 condomini di Roma ( condomini non quartieri)
  4. Antonio petrina Rispondi
    La conseguenza al compromesso al ribasso della riforma e' proprio un divario fra le regioni ordinarie e speciali ingiustificato ed un irragionevole favor (rectius: veto)verso quelle regioni che non contribuiscono agli obblighi di riordino delle competenze regionali che invece s'applicheranno obbligatoriamenter alle regioni ordinarie!
  5. Ubaldo Muzzatti Rispondi
    Chi scrive è della regione a statuto speciale Friuli Venezia Giulia e, a suo modo, è vicino alla locale "galassia (forse più nebulosa) autonomista". Leggendo l'intervento del dott. Greco, pensavo "se le cose stanno, o meglio, saranno così, dopo la riforma, come mai i fautori / cultori dell'autonomia non esultano e non invitano a votare Sì al referendum?" Tutt'altro, tutti i movimenti, le associazioni e i singoli autonomisti sono tutti schierati per il No, paventando i rischi di una riduzione, ancorché posticipata, dei poteri e delle competenze regionali. Sono convinti che, alla riduzione immediata delle competenze delle regioni ordinarie, seguirà la compressione di quelle a statuto speciale e che - vista anche la clausola di supremazia dello stato - nessun reale potere di veto potrà essere esercitato. Almeno in Friuli Venezia Giulia, pertanto - contrariamente a quello che scrive Greco - "la disposizione" non è certamente gradita agli autonomisti!
    • massimo greco Rispondi
      Il paradosso è che anche nella Regione Sicilia gli autonomisti non stanno invitando a votare "SI". Sic stantibus rebus, delle due l'una, o siamo noi che, in punto di diritto, abbiamo letto male il testo nella parte che qui ci occupa o sono gli autonomisti che non l'hanno letta con la dovuta attenzione.
      • Ubaldo Muzzatti Rispondi
        Sapesse, dott. Greco, quanto pagherei per sapere - concretamente, alla prova dei fatti - chi ha ragione. Ovvero se, con la riforma proposta, le regioni a statuto speciale manterranno le competenze e, anzi, come dice qualcuno, le potranno aumentare "d'intesa con lo Stato". Anche in Friuli ci sono dei professori di diritto che lo affermano, per esempio il professor Leopoldo Coen dell'Università di Udine. Per contro, tra gli autonomisti che paventano il contrario, ci sono - tra gli altri - il professor Cecotti già presidente della regione e sindaco di Udine e il professor Strassoldo già rettore dell'università e presidente della provincia di Udine. Tanto il primo quanto i secondi, nelle loro esposizioni, dimostrano di avere letto e ben compreso il testo di cui dibattiamo. E gli elementi che portano, rispettivamente per il Sì e per il No, appaiono entrambi credibili. Ergo, io credo, per scoprire la verità bisognerebbe solo che prevalesse il Sì e vedere cosa succede poi.