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  1. Flav Rispondi
    Il titolo dell'articolo è corretto. Nessuno qui punta il dito contro la "Germania brutta e cattiva". Ma tutti dobbiamo riconoscere che essa è IL problema del mondo è il buco nero che sta creando. Il punto sostanziale è che la Germania, grazie all'Euro, si avvantaggia di una svalutazione reale nell'ordine del 20-30%. Non ci sono obiezioni a ciò. Che la Germania è "un problema" lo dice anche il FMI. Che il credito utilizzato dai paesi periferici sia arrivato dai paesi core (che praticamente si sono autofinanziati l'acquisto dei propri prodotti lucrando profitti ed interessi) non lo diciamo noi profani, ma Vitor Constancio:"“Gli squilibri han trovato origine principalmente dalle spese nel settore privato...finanziate dal settore bancario dei paesi creditori e debitori...il mercato finanziario europeo non ha funzionato in conformità con la teoria economica... l’esposizione creditoria verso i paesi sotto stress è più che quintuplicata...ciò ha portato alla perdita di competitività”. Ricordo infine Sergio De Nardis: "L’avanzo della Germania è in gran parte verso la zona euro. E’ stato originato da un boom di produttività specifico alla manifattura tedesca. Il riequilibrio avrebbe richiesto l’apprezzamento del cambio reale della Germania: è avvenuto il contrario. La governance europea comporta ora che l’aggiustamento spetti ai paesi partner, senza compiti per i tedeschi. Ciò provoca effetti depressivi e distorsioni per la zona euro.". Non è dagli al cattivo, è riconoscere la realtà.
    • Maurizio Cocucci Rispondi
      Non so lei o il dott.De Nardis dove abbiate preso i dati che attestino che il surplus della Germania sia conseguito perlopiù con i Paesi dell'eurozona, ma o sono datati oppure sono (alquanto) imprecisi. Da fonte Deutsche Bundesbank nel 2015 la Germania ha conseguito un surplus commerciale di beni per 247.874 milioni di euro. Di questi il surplus con i 18 partner dell'eurozona è stato pari a 78.162 mil. (32%), di cui 36.026 milioni con la sola Francia (con l'Italia 9 miliardi). Con la UE nel suo complesso 150.411 milioni (quindi 72.249 con i Paesi extra eurozona) e ben 50.970 mil. con il Regno Unito. A seguire 72.492 mil con l'America nel complesso, di cui 54.349 mil. con gli Stati Uniti e solo 8.525 milioni con l'Asia, considerando un deficit con la Repubblica Cinese per 20.312 milioni di euro. Alla luce di questi dati vorrei se è ancora sostenibile il legame euro-suplus commerciale, tesi che a me sembra un po' superficiale.
  2. giovane arrabbiato Rispondi
    Se ci fosse ancora il Marco, si rivaluterebbe, andando a rendere l'export tedesco più caro in generale e quindi riducendolo. Chi nel Sud Europa importa prodotti tedeschi vedrebbe il suo potere d'acquisto ridotto e importerebbe di meno dalla Germania... il mercato troverebbe il suo equilibrio da solo. Ma no, non si vuole ammettere che l'Euro causa squilibri, perchè più Europa=sempre e cmq un bene. L'ideologia cieca ad ogni costo non ha mai funzionato. Volete salvaguardare l'unità Europea ad ogni costo? Allora serve un Euro A per Germania, Olanda, Austria, un Euro B per Francia, Italia, Spagna e Portogallo. Un Euro C per la Grecia, senza cambi fissi che fanno sti disastri.
    • Andrea Rispondi
      Se il marco si rivalutasse non cambierebbe nulla. Le materie prime costerebbero ancor di meno, i tassi sprofonderebbero in negativo (sarebbero i sottoscrittori di bund a pagare i tedeschi per produrre, riducendone il carico fiscale) il costo del lavoro crollerebbe, il valore aggiunto prodotto sarebbe lo stesso. Aumenterebbe il risparmio. L'idea che la denominazione della valuta abbia effetti reali è piuttosto bislacca. Senza contare che potrebbero stampare tanta moneta quanta ne volessero e sottoscrivere con essa titoli di stato UE (e non) per tirare giù il marco a piacimento fino alla parità con l'euro (e guadagnarci)
      • giovane arrabbiato Rispondi
        Basta guardare la bilancia commerciale dei paesi Euro per avere una dimostrazione che quello che dice non è vero: nel momento in cui i cambi fissi vengono introdotti, la bilancia commerciale tedesca e olandese inizia ad andare sù, quella italiana, francese, spagnola e portoghese (e greca) vanno giù. Il trend dura fino alla crisi 2007. Ora, a meno che nel Gennaio 99 non sia successo altro, una inversione a U per paesi che da esportatori netti diventano importatori netti non si spiega con altro: è l'effetto dei cambi fissi. L'effetto è immediato, al contrario di ogni altra politica attuabile e dunque riscontrabile senza altre spiegazioni. Non si può abbracciare il libero mercato e allo stesso tempo combatterlo con tassi fissi. La seconda parte è vera, ma svalutazioni artificiali darebbero luogo a guerre commerciali.
        • giovane arrabbiato Rispondi
          Nota a parte: I tassi a zero o negativi vengono spesso citati da Deutsche Bank come motivo della loro crisi. Dubito che la Budesbank andrebbe a distruggere la maggiore banca tedesca con tassi ancora più bassi.
      • claudia Rispondi
        "L'idea che la denominazione della valuta abbia effetti reali è piuttosto bislacca." Così bislacca che viene studiato in tutte le università del mondo il suo potere correttivo: https://www.imf.org/external/pubs/cat/longres.aspx?sk=41836.0 Così bislacca che tutti i cambi fluttuano, anche l'euro verso i paesi extra europei (in fondo abbiamo una moneta che verso alcune valute fluttua e verso altre no). "Senza contare che potrebbero stampare tanta moneta quanta ne volessero [...]" Una svalutazione del genere non sarebbe ammessa a livello internazionale. Il surplus che ne conseguirebbe farebbe intervenire FMI. "i tassi sprofonderebbero in negativo [..]" Non dovremmo preoccuparci neanche noi italiani dei nostri tassi se avessimo una banca centrale non indipendente. "Se il marco si rivalutasse non cambierebbe nulla. Le materie prime costerebbero ancor di meno [..]" A quanto pare invece cambierebbe qualcosa se la Merkel e Schäuble si preoccupano di una possibile rivalutazione fuori dall'euro: http://scenarieconomici.it/altra-clamorosa-intercettazione-della-clinton-schaeuble-ha-sempre-pensato-di-cacciare-la-grecia-dalleuro-che-e-creato-ad-uso-e-consumo-della-germania/ "a complete collapse of the currency union is unacceptable for Germany, as the newly reconstituted Deutsche Mark would be considerably more valuable than the Euro; seriously damaging Germany’s export driven economy.” Ma si, in fondo le materie prime costeranno meno!
  3. Silvio Traverso Rispondi
    Mi sfugge il senso dell'analisi, leggendo la quale sembrerebbe che l'andamento della bilancia delle partite correnti dipenda in qualche modo dalla volontà del governo tedesco... A quanto ne so io, le decisioni di risparmio e di investimento dipendono dagli agenti economici privati, famiglie e imprese. Cosa dovremmo chiedere alla Germania, di fare un prelievo forzoso dai conti correnti e di utilizzare questo gettito per importare feta greca? Oppure obbligare le imprese tedesche a comprare macchinari italiani al posto di quelli prodotti in Germania? Oppure dovremmo imporre dazi cosicché chi voglia comprarsi un'auto debba per forza scegliersi una Fiat piuttosto che una Opel? E forse dovremmo anche imporre un limite alla mobilità dei capitali cosicché chiunque, in Italia, voglia investire possa pagare un tasso di interesse più elevato? Forse è a me che sfugge qualcosa, ma ritengo che analisi come questa siano non solo prive di fondamento ma in un certo senso anche pericolose perché funzionali a certi storytelling populisti sempre alla ricerca di un nemico esterno su cui scaricare problemi di natura squisitamente domestca.
    • VinceskoMVinceskij Rispondi
      No, più semplicemente la Germania dovrebbe accollarsi una parte del riequilibrio di competitività, aumentando – in una misura congrua - i salari tedeschi, le provvidenze di welfare e gli investimenti in infrastrutture (relativamente molto carenti) in Germania (aumentando il deficit, attualmente circa a zero), a beneficio degli stessi Tedeschi --> aumento della domanda --> aumento dei prezzi dei beni tedeschi --> diminuzione di una quota significativa del divario del tasso d'inflazione rispetto ai Paesi concorrenti (rispetto all'Italia stimato in un -30%, ecc.) --> conseguenti diminuzione delle esportazioni tedesche e aumento delle importazioni tedesche = calo del surplus commerciale.
  4. Massimo Matteoli Rispondi
    La cosa che più fa impressione nelle vicende europee di questi ultimi anni è l'incapacità delle classi dirigenti tedesche di farsi "guida" dell'Unione. Non rispondetemi che a Bruxelles fanno solo quello che vuole Berlino, perchè questo non è ""guidare", ma imporre e, purtroppo o per fortuna, la Germania non è abbastanza grande perchè da sola rappresenti e soddisfi tutti gli interessi delle altre nazioni europee. Se Scauble e compagnia ( e sto parlando della parte più europeista, figuriamoci gli altri) non capiranno alla svelta che la Germania deve diventare quella che risolve i problemi invece che quella che li aggrava, il futuro dell'Unione è veramnete a rischio. Ed il fatto che politicamente ed economicamente i tedeschi ne pagheranno il prezzo come se non più deli altri (la storia europea ne è testimone) non è certo una consolazione.
  5. Simone Rispondi
    L'articolo è molto interessante, ma non mi è chiaro quali politiche dovrebbe mettere in campo il governo tedesco per ridurre il suo avanzo. Prendendo il caso della Cina, l'aumento della propensione a importare da parte della classe media mi sembra più un effetto di lungo periodo della crescita cinese che rende la popolazione più benestante, piuttosto che una specifica politica del governo. A meno che il governo tedesco non costringa i consumatori a comportarsi in un certo modo, o saboti intenzionalmente la competitività delle proprie imprese, ma mi sembrano entrambe politiche improponibili per qualunque governo di qualunque paese libero. Quali sono le politiche specifiche che dovrebbe approvare? Grazie
  6. Maurizio Cocucci Rispondi
    Ho qualche perplessità circa alcuni passaggi e una annotazione riguardante dati che avete omesso. La Germania non è vero che non abbia fatto nulla per ridurre il surplus delle partite correnti, l'aumento delle retribuzioni con il sostegno anche del reddito minimo orario a 8,50 euro hanno avuto come conseguenza l'incremento dei consumi, aumento che nel 2015 ha comportato un incremento in volume delle importazioni maggiore di quello delle esportazioni (5,7% vs 5,4%), ma crollando i prezzi delle materie prime e diminuendo sensibilmente quello dei prodotti importati ha fatto si che in valore le esportazioni sono aumentate più delle importazioni. Dovreste poi tenere conto che in questi ultimi anni le importazioni tedesche si sono spostate dai cosiddetti Paesi occidentali a quelli orientali, Cina in testa, dalla quale la Germania ha importato nel 2015 beni per ben 91 mld di euro (erano 20 nel 2002). Per un paragone si pensi che dall'Italia ha importato sempre l'anno scorso circa 49 mld. Il reddito disponibile nel 2015 è aumentato del 2,9% (era aumentato del 2,3% nel 2014) e i consumi del 2,5% contro il +1,9% del 2014. È aumentato il risparmio? Si, ma non dite però il perché! Come non dite perché dalla Germania si acquistano meno titoli sovrani dei Paesi periferici, che sia legato al QE della BCE che darebbe alle BCN la priorità sui loro acquisti? E (credo) il QE avrebbe effetti anche sui prestiti interbancari, disincentivando quelli tra banche del nord verso quelle del sud.
  7. SpeculaThor Rispondi
    Tutto corretto per carità. Ed inoltre il credito Target2 della Buba verso le Bc del Sud (di fatto una bilancia dei pagamenti quasi invisibile infraUe) nn verrà mai fisicamente ripagato e Merkel&C non sanno più come nasconderlo ai loro cittadini inviperiti. Tedeschi che con la crisi Bancaria Tedesca (x ora solo agli inizi) incomincia a sospettare che il film Uber Alles a cui han creduto per 10 anni nasconde lati oscuri. Però a voi Analisti Main Stream noi complottisti di mestiere facciamo un appunto molto marcato. Saran 10 anni che ci diciamo che Euro implica svalutazione interna eterna, che saldi strutturali senza trasfer union non si possono gestire, che i sistemi bancari Francese Tedesco (ed Olandese) son marci come il nostro. Eppure voi main stream in massa zitti in coro oppure al massimo qualche accenno defilato. Perchè ? Non vedevate queste ovvietà ? Oppure nn potevate dirle x tener buona opinione pubblica populista ? Boh. Quel che ora vi dico è che questo risveglio é solo l'inizio. Nei prox anni dovrete tirat fuori moltre altre cose ancor oggi semi-dormienti. Così parlò SpeculaThor se gentilmente lo vorrete cmq pubblicare. Cordialità
  8. francesco lippi Rispondi
    Non capisco la logica dell' analisi. Mi potete citare uno schema analitico in cui la storia che raccontate funziona? lo so che la Germania brutta e cattiva che esporta e risparmia non piace a molti, ma non capisco perché. da un punto di vista macroeconomico il risparmio di un agente e' la risorsa di un altro. essendo in surplus di PC stanno prestando risorse all'estero. Dove e' il problema? forse li intermediari finanziari non fanno bene il loro lavoro? (se si ditelo). E anche se fosse, quale politica sostenete? obbligare le famiglie tedesche a comprare biscotti italiani? a spendere di più nel weekend? come si implementa ? Citatemi per favore un lavoro analitico che sostenga la tesi che il risparmio di B danneggia A.
    • Alessia Amighini Rispondi
      Grazie a chi ha voluto commentare il nostro intervento, e soprattutto a Francesco Lippi. Il titolo è forse un po’ fuorviante, il messaggio che non volevamo dare è proprio che la Germania ha la “colpa”, la nostra idea è che ci siano tendenze strutturali verso uno squilibrio prolungato delle partite correnti, anche alla luce della nuova evidenza sul legame tra partecipazione alle catene globali del valore (GVC) e CA. Ovviamente l'eccesso di risparmio tedesco non è la causa diretta di effetti negativi su altri paesi, soprattutto in termini bilaterali. Ciò detto, come sottolinea Fabrizio Coricelli in un wp OECD di qualche anno fa, https://www.researchgate.net/publication/254439420_Structural_Change_and_the_Current_Account_The_Case_of_Germany , “there is room for comprehensive structural policies consistent with an equilibrium reduction in the current account surplus, accompanied by higher and more balanced growth”.