logo


  1. bob Rispondi
    Il ponte sullo stretto si doveva fare 30 anni fa se fossimo un Paese serio e con politici lungimiranti, come tutti i Paese ( basta vedere Norvegia- Svezia o altri) . Il ponte sullo stretto non è questione di Sicilia o Calabria e questione del sistema- Paese. Si è fatto Malpensa che come diceva Bernardo Caprotti è l'aeroporto per la Svizzera e non certo per Milano. Interessi da condominio e c'è chi ancora su questo rivista parla di Regioni e bufala federalista
  2. Massimo GIANNINI Rispondi
    Ottima analisi, che purtroppo in Italia non viene mai utilizzata; esempi ce ne sono molti dalla Brebemi al TAV o altre opere pubbliche.
  3. Giancarlo Castiglioni Rispondi
    Premesso che in un'opera pubblica il confronto costi-benefici non chiude la questione e vi sono casi in cui si può derogare, la mia opinione è che il ponte sarebbe meglio non farlo. Ma lamentarsi adesso non serve. Il contratto è stato firmato, per annullarlo ci sono penali colossali, il ponte è stato promesso ai siciliani che il ponte lo vogliono appassionatamente, anche se non sanno bene perché. Che fare? Una idea la avrei. 1) Una autorevole perizia tecnica che dichiari che il ponte con la tecnologia attuale non si può costruire, o meglio, che si potrebbe anche fare, ma i rischi sono eccessivi, ecc ecc. 2) recuperare il progetto del "Ponte di Archimede", tunnel sommerso a circa 20 metri di profondità in equilibro idrostatico ancorato al fondo. Il progetto era stato sviluppato dal gruppo ENI (Snamprogetti) verso la fine degli anni '80 ed aveva (a mio avviso) parecchi vantaggi sul ponte sospeso. Sicura realizzabilità (anche se non se ne sono ancora costruiti). Costo minore. Eliminazione delle rampe di accesso. Collegamento in pochi minuti tra Reggio e Messina, sarebbe in pratica come una metropolitana. A suo tempo fu scartato dopo accesa lotta tra ENI che lo aveva progettato ed IRI che sponsorizzava il ponte sospeso. Le motivazioni furono "sqisitamente tecniche". il ponte sospeso IRI (DC) vinse contro il ponte subacqueo ENI (PSI). Adessso che DC e PSI non ci sono più, si potrebbe ripensarci.
  4. Fabrizio Rispondi
    sarebbe interessante sapere dov'erano tutti questi esperti di analisi costi/benefici quando in Italia venivano finanziate con fondi pubblici opere di dubbia sostenibilità finanziaria come la brebemi (i soldini li hanno usciti i pensionati, ovvero CPD, con risultato ante imposte 2015 di (88.859.706); un bell'affare eh), la pedemontana veneta (zaia vuole andare a chiedere i soldi a mamma CDP), o quello scempio di denaro pubblico che è la tav torino-milano. O vogliamo parlare dei 5,5 miliardi che vorrebbero spendere da qui al 2028 per l'AV catania-palermo? Allora, o si iniziano a valutare seriamente le opere pubbliche, tutte - e dico tutte - le opere pubbliche, oppure ci sarà sempre qualcuno che vorrà il ponte, le olimpiadi, i mondiali e l'expo.
  5. luca Rispondi
    Soldi per i lavoratori? sarebbe ottima cosa, ma questo articolo mi fa pensare che le maggiori risorse non finirebbero lì: http://www.lavoce.info/archives/32576/alta-velocita-brescia-verona-come-cambiare-regole-progetto/
  6. Fabio La Franca Rispondi
    Non capisco perche` ogni volta che si parla del ponte sullo stretto lo si valuta per decidere se conviene per andare da Palermo a Roma. Serve per andare da Catania a Catanzaro. Da Messina a Taranto. Da Palermo a Cosenza. Come l'autostrada Trieste-Venezia non serve molto per andare a Roma. Serve par far sviluppare gli scambi di merci ed il trasporto di persone NEL SUD e PER IL SUD e non solo verso il nord. Per avere un treno veloce da Taranto a Palermo... Se la momento queste tratte sono poche utilizzate e` anche perché mancando il ponte sono difficilmente percorribili. Cari saluti
    • sottoscritto Rispondi
      Palermo-Roma è palesemente solo un esempio, preso in considerazione perchè utilizzato dal ministro quando parlava dell'opera. Il punto resta sempre lo stesso, valutare costi e benefici dell'opera; se i primi superano i secondi non ha senso procedere. Come in tutte le grandi opere credo che il problema stia nell'attendibilità del metodo utilizzato per la valutazione. In merito a fare qualcosa nel sud e per il sud, come spiega l'autore, con 8 miliardi e mezzo di euro si potrebbero fare molte cose in alternativa al ponte, forse molto più utili per il sud.
  7. EzioP1 Rispondi
    Forse qualche considerazione è necessaria. I soldi spesi nella realizzazione dei progetti, tolti i costi di manodopera, progettazione, acquisto di materiali, ecc. che vanno nell'infrastruttura in costruzione, e che piaccia o meno vanno nelle tasche dei lavoratori, ingegneri, progettisti ecc., quindi di noi che lavoriamo, per la rimanente parte stimabile in una percentuale del massimo 30% e anche meno vanno a chi ha l'onere della costruzione che deve anche provvedere alla continuazione della vita dell'impresa e quindi della ricerca e sviluppo necessaria per restare in vita e restare competitiva. Le critiche quindi fantasiose che vengono fatte non considerano questi aspetti logistico-finanziari. Il principale problema del ponte è che fino ad ora nessuno si è pronunciato tecnicamente se questo regge o non regge, tenuto conto che con i materiali attuali il ponte a campata unica più lungo al mondo è stato inaugurato in Giappone nel 2014 ed è lungo poco meno di 2.000 metri. E' da verificare se un ponte lungo oltre i 3.000 metri necessita di altri materiali più resistenti di quelli usati in Giappone e se questi sono disponibili. Allo scopo infatti il ministro Delrio ha detto che si tratta prima di fare e finanziare lo studio di fattibilità del progetto. Decidere se fare o non fare il ponte è un passo successivo.
    • il caroGna Rispondi
      Quindi, visto che i costi di un'opera vanno comunque a finire nelle tasche dei lavoratori che ci lavorano, basta finanziaria una serie di opere anche assolutamente inutili (un ascensore per salire sul Monte Bianco, la galleria ipotizzata dalla Gelmini, la rimozione del Masone per far circolare l'aria nella Pianura Padana, una autostrada Aosta-Lecce) e abbiamo risolto il problema della disoccupazione...Mah...
  8. Roberto Bellei Rispondi
    Secondo i miei ricordi la Coopers & Lybrand (ora PriceWatherhouseCoopers), che aveva già fatto un'analisi costi-benefici per il Channel Tunnel, ne fece una anche per il Ponte di Messina per conto della Comunità Europea. Basterebbe ripartire da quello studio, che mi sembra fosse molto scettico, ed aggiornarlo ad oggi
  9. Roberto Convenevole Rispondi
    Neanche per la costruzione del Colosseo furono impiegati 100.000 uomini tra schiavi, liberti, artigiani ed ingegneri. Sono passati 2000 anni e le tecniche di costruzione si sono evolute. Sarebbe interessante conoscere il parere per l'appunto di ingegnieri.
    • Roberto Rispondi
      Il Colosseo, a confronto, è robetta.