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  1. Henri Schmit Rispondi
    Non è corretta l'analisi della proposta elettorale M5S che è precisa e non replica il difetto del sistema in vigore prima dei referenda 1991 e 1993 (di cui il secondo era quello stravolgente), perché l'assegnazione dei seggi avviene in modo definitivo nei collegi e non a livello nazionale. Non è corretta l'analisi del sistema spagnolo meglio valutato dal commentatore bobcar. Il così detto Democratellum potrebbe essere una soluzione intelligente accettabile a quasi tutti (avversari politici e giuristi, giudici) a condizione di mettersi d'accordo su collegi omogenei di 3 a 5 seggi (cioè dividendo in due gli attuali collegi dell'Italicum da 6, 7, 8 o 9 seggi) e limitare la preferenza ad una sola (che vale sia per la lista sia per il candidato). Tale soluzione rispetterebbe tutte le osservazioni fatte dalla Corte cost. e escluderebbe comunque individui e liste che non raggiungono il 16%/24% circa in almeno uno dei circa 160 collegi. Sarebbe molto favorevole ai grandi partiti e movimenti soprattutto se poi si usa anche la formula di riparto "giusta", cioè la d'Hondt. Provate ad assegnare 5 seggi con 30, 29, 16, 14 e 11% a solo cinque liste in corsa.
  2. Bobcar Rispondi
    Non capisco questa frase "il sistema elettorale spagnolo ha funzionato sì bene in presenza di due soli grossi partiti, ma che con l’emersione di forze alternative è entrato in crisi" non vedo la crisi del sistema elettorale. In un contesto politico quadripolare, il sistema spagnolo ha dato un esito in termini di seggi parlamentari "quadripolare". Dunque, direi che ha funzionato benissimo, cioè ha fatto quello che doveva fare, cioè riflettere la volontà popolare espressa con il voto nel parlamento. Casomai, quello che vuole dire è che il "sistema politico bipolare" in Spagna è andato in crisi, non il sistema elettorale. Certo che confondere "sistema politico" e "sistema elettorale" ragazzi miei...
  3. Enea Melandri Rispondi
    L'apertura del Presidente del Consiglio a modifiche all'Italicum è solo una trappola per attirare voti al referendum (e dare un pretesto a chi dice che con questa legge elettorale vota no)