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Pro e contro la marijuana legale

Il parlamento riprenderà tra poco l’esame del disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. Gli argomenti portati a favore e contro il provvedimento sono numerosi. È dunque utile riassumerli e discuterli. Dalle entrate fiscali al sovraffollamento delle carceri, ecco i probabili effetti.

Effetti su entrate fiscali e numero di consumatori

Il parlamento riprenderà tra poco l’esame del disegno di legge sulla legalizzazione della cannabis. Credo sia utile riassumere – e discutere – i principali argomenti a favore e contro.
Legalizzare la cannabis farà aumentare le entrate fiscali? Sicuramente nascerà un mercato legale, ma ciò non vuol dire che quello illegale scomparirà del tutto. Anzi, è molto probabile che ne rimarrà comunque uno illegale parallelo, un po’ come succede in alcune città per le sigarette. Un esempio concreto viene dagli Stati Uniti: gli stati di Washington e Colorado hanno legalizzato l’uso ricreativo della cannabis, ma la quota di mercato illegale continua ad attestarsi, rispettivamente, al 30 e 40 per cento.
Più alte saranno le tasse sulla produzione e consumo e più alta sarà la quota di mercato illegale e, quindi, più basso il gettito. L’ideale sarebbe iniziare con un livello di tassazione relativamente basso, per esempio intorno al 40 per cento come per l’alcool, in modo da attirare il maggior numero possibile di clienti dal mercato illegale.
Aumenterà il numero di utilizzatori? Con la legalizzazione verranno meno le sanzioni, la sostanza avrà una maggiore visibilità e la semplice riclassificazione da proibita a legale potrebbe far sparire le remore morali di alcuni. Diminuirà anche il prezzo, perché calerà drasticamente il costo necessario a portare la cannabis sul mercato.
Ma già oggi in Italia di fatto non ci sono sanzioni per il consumo e la detenzione di piccole quantità e la cannabis è facilmente reperibile a un prezzo basso. Infatti, i dati dell’European Monitoring Center for Drugs and Drug Addiction indicano che il 32 per cento degli italiani adulti ha fatto uso “una tantum” di cannabis. Negli Usa, il consumo in Colorado e Washington è cresciuto più rapidamente rispetto al resto del paese. Tuttavia è anche vero che nei due stati l’utilizzo di cannabis era in crescita già prima della legalizzazione. Come ricorda Piero David, poi, uno studio del dipartimento per la Salute pubblica del Colorado mostra addirittura una diminuzione dell’uso di marijuana da parte dei giovani dopo la legalizzazione.

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Aumenterà la spesa sanitaria?

Legalizzare la cannabis farà aumentare il consumo di droghe più dannose? La cosiddetta teoria della “Gateway Drug” prevede una progressione naturale dal consumo di marijuana a quello di eroina, cocaina e droghe sintetiche. La teoria, però, non considera che gli effetti di queste sostanze sono completamente diversi tra loro e dunque i loro consumatori tipici hanno caratteristiche personali molto diverse. Né ci sono evidenze empiriche robuste a favore dell’esistenza di una transizione, semmai, a rivelarsi come propedeutico è il consumo di alcool.
Crescerà la spesa sanitaria? Senza entrare troppo nel merito, è bene ricordare che molti effetti negativi della marijuana dipendono dagli additivi nocivi utilizzati nella produzione. La legalizzazione, con conseguente controllo della filiera, permetterebbe di commercializzare una cannabis più pulita. E si potrebbe evitare il diffondersi di prodotti come l’Amnèsia, ottenuta aggiungendo alla marijuana metadone, eroina o altre sostanze chimiche, che induce il passaggio verso droghe più nocive. Le etichette sulle confezioni potrebbero poi riportare obbligatoriamente il contenuto di principio attivo (Thc) per rendere i consumatori più consapevoli della quantità di sostanza assunta. Non è possibile farlo quando ci si rivolge al mercato illegale e di conseguenza spesso se ne consuma più di quanto si desidera. Quindi, anche ammettendo un aumento del consumo post-legalizzazione, l’impatto finale sulla spesa sanitaria è dubbio.

Meno reati con la legalizzazione?

Legalizzare la cannabis farà diminuire il numero dei reati violenti? Se la vendita della sostanza espone di per sé al rischio di incarcerazione, allora il costo aggiuntivo di un reato è più basso. E in un mercato illegale, la violenza è l’unico modo per risolvere le dispute commerciali, non essendo possibile il ricorso ai tribunali. Su questo aspetto, molto dipenderà dalla dimensione del mercato illegale.
Scenderà il reddito della criminalità organizzata? La cannabis è la droga più trafficata e consumata al mondo, quindi le organizzazioni che oggi gestiscono il mercato registreranno perdite, anche se parte di quello illegale persisterà. Una delle caratteristiche delle organizzazioni criminali moderne è però la loro capacità di infiltrare l’economia legale, si può dunque presupporre che non perderanno del tutto la loro influenza sul segmento legale del mercato.
Si ridurrà il sovraffollamento delle carceri, con effetti positivi per i detenuti, il bilancio dello stato, il sistema giustizia e le forze di polizia? Per il persistere del mercato illegale parallelo sarà comunque necessaria l’attività di contrasto, con arresti, processi e incarcerazioni, ma i soggetti interessati saranno sicuramente molti di meno.

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Il Punto

  1. Ferdinando Brandi

    Purtroppo non è “noto” quasi a nessuno ( ahimè cosa è l’informazione…!) quanto gli organismi scientifici più autorevoli europei e mondiali hanno ampiamente stabilito; e cioè che la sostanza, che ha il maggior impatto di violenza, costi economici e sociali, in un rapporto che potrebbe essere almeno di 10 a 1 e che sul piano degli effetti è da considerarsi droga ( al di là degli aspetti legali) , è l’alcol. E’ possibile ovviamente acquisire tutta la documentazione scientifica volendolo.
    Da un punto di vista scientifico ( v. OMS) per droga infatti deve intendersi “qualsiasi sostanza che introdotta in un organismo vivente ne modifica il funzionamento e/o gli atteggiamenti sia fisici che psichici”. Essa determina assuefazione e dipendenza, tolleranza e asssuefazione ed è associata molto spesso sul piano personale e sociale a comportamenti violenti ( come è per l’alcol appunto). Peccato che si associ il termine droga solo all’aspetto legale.
    Il problema vero è la cultura di questo paese. Il tema sarebbe amplissimo.

  2. Gli unici aspetti negativi di una eventuale liberalizzazione sembrano quelli collegati ad un aumento del consumo di marijuana per il minor costo e l’eventuale iniziazione verso droghe più pesanti. Sarebbe però interessante capire eventuale sostituibilità o complementarietà con alcool. Una possibile sotituibilità percepita dai giovani almeno avrebbe rilevanti conseguenze non solo sulla spesa sanitaria.

  3. Albert Knox

    Gentile Dott. Russo,

    Nonostante l’interesse suscitato dal suo articolo, molto ben scritto e sul punto, mi duole farle una precisazione riguardo una nozione che durante il suo eccellente percorso accademico non ha acquisito. Quella che Lei, e alcuni servizi di informazione, chiamano Amnésia è un falso mito creato da giornalisti incompetenti e poi ripreso da persone come lei, che senza colpa, non ne sanno dell’argomento. La Amnésia è un tipo genetico di pianta di marijuana, non particolarmente diverso da altre, molto buono, e non “tossico”. La Amnésia che conoscete Voi, e che continuando a riferirsici così la gente conoscerà, è semplicemente cannabis di bassissima qualità con l’aggiunta di additivi (chimici o no, chi lo sa) allo scopo di aumentarne peso ed effetto. Tutto ciò è verificabile da qualunque persona con un po’ di intelletto che ricerca in maniera critiche le cose nel web. Spero ravvisi il suo errore nel lessico utilizzato e cambi formulazione. La ringrazio comunque per il resto dell’esposizione che ho trovato interessante.
    Cordialmente,

  4. Andrea

    Lascerei le constatazioni medico-sanitarie al di fuori di un articolo di politica economica. Il fumo di cannabis è potenzialmente più dannoso di quello di sigaretta: innanzitutto la maggiore temperatura dei fumi e la prolungata inalazione risulta in una maggiore incidenza di broncopneumopatia cronica in particolar modo del tipo enfisematoso, il consumo al di sotto dei 21 anni induce disturbi pervasivi dello sviluppo del SNC mentre il consumo al di sopra di questa età è stato dimostrato slatentizzare disturbi psichiatrici nelle persone predisposte. La sostanza causa dipendenza (definita secondo i criteri del DSM-IV) in un 9% dei consumatori. Inoltre, una fiorente letteratura sta sorgendo in merito all’allontanamento scolastico, la delinquenza, l’effetto porta ed altri effetti negativi, le evidenze scientifiche sono al momento insufficienti per esprimersi. Detto questo, io la legalizzerei, ma ponendo una serie di limitazioni: divieto di consumo in luogo pubblico e divieto di commercializzazione di canne rollate a macchina o già rollate per limitare il consumo alle dosi a cui sono stati provati gli effetti, limite alla concentrazione massima di THC con registrazione delle piantagioni e con rimando sul singolo prodotto alla piantagione di fornitura, divieto di consumo al di sotto dei 21 anni. In merito all’aumento del consumo con la riduzione del costo il mercato degli stupefacenti si è dimostrato in generale possedere una domanda inelastica pertanto non influenzata dal costo.

    • Albert Knox

      La ringrazio per l’attenzione, ma forse ha fatto confusione in quanto la mia precisazione era di contenuto, e riguardava l’uso inappropriato di lessico, fatto senza troppe colpe dal dott. Russo, ma fatto quotidianamente da giornalisti, ministri (vedi Lorenzin che non ha la minima idea di cosa si parli) e genitori come ultima conseguenza. Comunque complimenti per aver sfoggiato le sue conoscenze!:)

  5. giovanni marsiglia

    forse sarebbe meglio legalizzare …. http://www.lesurbainsdeminuit.fr/coups-de-coeur-et-autres-coups/8658

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