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  1. Andrea S Rispondi
    Per me è sempre stato importante il discorso delle energie rinnovabili e con Enegan mi trovo bene anche per questo motivo.
  2. Marcello Pegoretti Rispondi
    Cinque risposte, e nemmeno un'accenno ai vantaggi ambientali dovuti alla produzione del 50% dell'energia da fonti rinnovabili! Certo che il conto energia è nato male e portato avanti peggio, quando bastava copiarlo dalla Germania, diminuendo le tariffe del 30% perchè abbiamo il 30% di sole in più ma siamo in Italia.
  3. paolo Rispondi
    governare il cambiamento in italia vorrebbe dire in primis approvare un piano di chiusura programmata delle centrali a carbone (il 90% della potenza nel 2025 avrà più di 30 anni di attività, e sarà quindi stata abbondantemente ammortizzata), in modo da centrare con un colpo solo gli obiettivi 2030. ciò non avrebbe alcun costo per il consumatore (che già paga il carbone come se fosse gas naturale, per il noto meccanismo del prezzo marginale più alto che governa la borsa elettrica), avrebbe imponenti ricadute in termini di riduzioni di costi sanitari (sul medio periodo), e se gestito fin d'ora avrebbe anche limitati impatti occupazionali. invece si preferisce rimanere inerti e aspettare che le centrali siano chiuse dalla magistratura per le ripetute violazioni di norme e leggi ambientali, si rischiano altri casi ILVA a ripetizione.
  4. Cosimo Santoro Rispondi
    Perché pubblichiamo articoli così fuorvianti? È ovvio che a Giugno (mese di massima produzione del fotovoltaico), tra l'altro dopo un inverno e primavera poco piovosi, c'e' il sorpasso! Ma a Dicembre che gli impianti fotovoltaici non producono quasi nulla come ci riscaldiamo? Perché non parliamo invece dei miliardi ( ho detto bene miliardi ) di euro che gravano sulle nostre bollette elettriche per pagare gli incentivi per 20 anni a chi ha approfittato ( o speculatori? ) del fotovoltaico ?
  5. Luigi Calabrone Rispondi
    Troppa grazia, Sant'Antonio! Io sono un semplice consumatore di energia elettrica, e ho capito che per produrla, oggi c'è bisogno di meno petrolio, gas, carbone e acqua. Come mai questo risparmio non ha portato a nessuna riduzione della mia bolletta dell'energia? E quanto incidono gli incentivi agli installatori su detta bolletta? Sospetto che ci sia un magheggio a mio danno, e vorrei che l'autore dell'articolo mi spiegasse più chiaramente chi, in questo giro infernale, ci ha guadagnato e chi ci ha perso, al netto delle tangenti pagate alle mafie locali per l'installazione degli impianti, e del danno fatto al paesaggio (pale eoliche) e all'agricoltura (pannelli solari al posto delle coltivazioni nei campi, ecc.
  6. Luigi Vartuli Rispondi
    L'Italia è il nono consumatore mondiale di gas naturale mentre è di gran lunga al di sotto di tale posizione per quanto concerne l'approvvigionamento, posizionandosi tra i primi dieci importatori di gas naturale a livello mondiale. In ragione della situazione descritta si intuisce l'interesse verso la produzione potenziale di biometano, ovvero un gas da fonti rinnovabili con proprietà pressoché identiche a quella del gas naturale ma generato attraverso il trattamento di purificazione del biogas. Le recenti modifiche al quadro normativo nazionale hanno infatti aperto la possibilità di un nuovo impiego del biogas, tipicamente utilizzato direttamente nel luogo di produzione per le generazione di energia termica e/o elettrica, dopo la sua purificazione a biometano ( concentrazione del metano al 95-98%)per essere utilizzato per autotrazione e/o immesso nella rete di distribuzione del gas naturale. Infine, in un’ottica di sostenibilità ambientale, tali soluzioni, seppur complesse, stanno riscontrando da qualche tempo un crescente interesse da parte di investitori privati che da una corretta gestione delle FORSU possono ottenere buoni margini di guadagno, sia dalla vendita di energia “verde”, sia dal neonato sistema incentivante per il biometano, sia dal ricavo legato alla tariffa di conferimento del rifiuto organico riconosciuto dalla Pubblica Amministrazione che oggi si attesta su prezzi elevati, che oscillano tra i 90 e i 170 euro a tonnellata, secondo un gradiente che aumenta dal Nord al Sud d’Italia. In questo ambito, la cronica mancanza di disponibilità economiche da parte delle amministrazioni locali potrebbe essere superata ricorrendo al contributo di aziende private specializzate nello sviluppo delle energie rinnovabili e nel trattamento e recupero della differenziata dei RSU, che potrebbero mettere a disposizione della regione, ed in particolare della Città Metropolitana, il loro know how e le necessarie risorse finanziarie indispensabili alla realizzazione in tempi brevi degli impianti tecnologici necessari al superamento dell’emergenza attuale, dovuta principalmente al trasferimento al nord della FORSU. Ciò potrebbe avvenire anche attraverso la creazione di apposite società di scopo, nelle quali la funzione pubblica sarebbe mantenuta in capo alle amministrazioni locali, garantendo comunque al soggetto privato, attraverso la gestione privata dell’impianto, un ritorno economico dell’iniziativa mediante le opportune concessioni ventennali parametrate agli incentivi e alla produzione di biometano per la FORSU. Infine sono da approfondire le interconnessioni possibili tra gli impianti nelle energie rinnovabili, tra cui il trattamento della FORSU, per la produzione di biometano o energia elettrica, congiunti alle diverse tecnologie, quali il solare termodinamico, al solare fotovoltaico e all’idrogeno, in quanto le tecnologie sono mature per trattare il rifiuto come risorsa.
  7. Giuseppe Ferrari Rispondi
    > Questa rivoluzione certifica il successo della politica d’incentivi che ha fatto aumentare del 137 per cento la produzione elettrica da fonti di energia rinnovabile rispetto al 2000. Se non sbaglio, questi incentivi gravano per 10 mld di euro all'anno (ordine di grandezza) nella bolletta elettrica, costo enorme e che non salta agli occhi (vs. i 4-5 mld dell'Ici prima casa, costo saliente sul quale ci si è accapigliati per anni) Io dal 2012 ho un impianto fotovoltaico sul mio tetto con potenza massima nominale di 3 kW. Ogni anno mi arrivano nel conto corrente quasi 1000 euro, credo per 20 anni. È giusto che chi ha un reddito basso paghi a me proprietario di una casa l'energia elettrica? Non sarebbe meglio una carbon tax: più inquini, più paghi? Poi si lascia al mercato (e non al mandato) la scelta tra fotovoltaico, eolico et alia?