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Ma l’Europa delle dogane adesso è più unita*

Proprio nel momento in cui sperimenta divisioni politiche che rischiano di minarne le fondamenta, l’Unione europea fa perno sui propri pilastri e vara il nuovo codice doganale. E seppur seguendo la logica del compromesso, riafferma il vantaggio strategico della sua esistenza per gli stati membri.

Nuova disciplina per le dogane

L’Unione Europea affronta in questo periodo una crisi multiforme, che va dalla contrastata gestione dei flussi migratori alla destabilizzazione del confine orientale con l’Ucraina, nonché, per la prima volta nella sua storia, al referendum che ha sancito l’uscita di uno stato membro. Tuttavia, nello stesso tempo, registra il rafforzamento del pilastro dell’Unione doganale. Dopo anni di faticosa gestazione, il 1° maggio ha visto la luce la nuova legislazione doganale Ue, che rappresenta la più importante novità in materia dall’abbattimento delle frontiere degli anni Novanta (regolamento Ue n. 952/2013 e relativi regolamenti delegati, di esecuzione e disposizioni transitorie). L’intervento, divenuto ormai una priorità per l’adeguamento alle esigenze del moderno commercio internazionale, è sì frutto di un compromesso tra i paesi più e meno avanzati dell’Ue, ma va comunque oltre il passaggio tecnico. Rappresenta un’innovazione della costruzione europea e acquista valore politico, soprattutto all’indomani del Brexit. Il nuovo codice inaugura la dogana europea totalmente digitale: a regime, consentirà una gestione informatizzata del rischio nell’intera Ue, volta a contrastare il commercio fraudolento garantendo nel contempo la fluidità dei traffici commerciali. Ciò consentirà la nascita di semplificazioni per certi versi rivoluzionarie, come ad esempio lo sdoganamento centralizzato, strumento grazie al quale un’impresa potrà presentare una dichiarazione doganale di import/export nello stato membro nel quale ha sede per merci portate fisicamente per i controlli in un’altra dogana nazionale o Ue. Risulta evidente come, prima ancora dello sviluppo tecnologico (da uniformare per tutti gli stati membri) necessario per abbinare le esigenze di sicurezza alla celerità richiesta da un mercato che vale il 15 per cento del commercio mondiale e oltre 3mila miliardi di euro, alla base del pilastro dell’Unione doganale risieda la cooperazione tra le autorità doganali degli stati membri, che dovranno agire come fossero un’unica entità.

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Le ombre del provvedimento

Questo dell’unica entità doganale potrebbe essere un elemento critico, soprattutto per l’Italia che necessita di tutele dell’industria agroalimentare e manifatturiera che si traducano in un efficace contrasto alla commercializzazione di prodotti che di italiano hanno solo il nome e del falso made in Italy. È poi un peccato non aver sfruttato l’occasione per introdurre una disciplina sanzionatoria armonizzata a livello Ue, lasciando inalterata la disparità di trattamento tra imprese che operano in stati membri più o meno clementi in materia di infrazioni. Il riavvicinamento delle legislazioni e delle procedure operative è rimandato all’entrata in vigore di un’apposita direttiva sulle infrazioni in materia doganale, presentata nel 2013 dalla Commissione e ancora all’esame del gruppo unione doganale presso il Consiglio, alla quale dovranno seguire le disposizioni nazionali di recepimento e un’attuazione, anche nella qualità e nei tempi dei controlli, il più possibile uniforme per non vanificare l’obiettivo di armonizzazione del codice. Le semplificazioni, d’altra parte, saranno possibili soltanto per chi rispetterà determinate condizioni. Diventa così centrale la figura, riconosciuta nell’intera Ue e già presente nella vecchia legislazione, dell’operatore economico autorizzato (Aeo), ovvero un soggetto economico affidabile che, in un’ottica di partnership con l’autorità doganale, assicura il rispetto di criteri di rispetto delle regole doganali e fiscali, solvibilità, competenza professionale, controllo del flusso delle merci e di sicurezza nell’ambito della catena di approvvigionamento internazionale. E che potrà sfruttare gli ulteriori vantaggi derivanti dagli accordi di mutuo riconoscimento che consentono alle imprese Ue autorizzate di beneficiare all’estero di minori controlli e del trattamento prioritario allo sdoganamento che i paesi terzi accordisti – tra i quali figurano Cina, Stati Uniti e Giappone – garantiscono alle imprese domestiche certificate da un programma per la sicurezza riconosciuto compatibile dall’Ue. Naturalmente, non tutte le novità di questo restyling doganale saranno subito operative. L’adattamento necessario, specialmente per taluni stati membri, richiederà un periodo transitorio che favorisca il trapasso dalle vecchie alle nuove procedure. Ciò potrà causare problematiche che avranno molto a che fare con la reattività al cambiamento delle burocrazie coinvolte e con l’investimento di adeguate risorse economiche per lo sviluppo dei sistemi elettronici. I tempi della transizione, peraltro, sono stati fissati mediante un programma di lavoro cristallizzato in una decisione di esecuzione che attualmente ne indica il termine al 2020, ma che sarà aggiornato periodicamente in base agli avanzamenti effettivi dei vari progetti. Tuttavia, oltre che dal lato pubblico, la nuova legislazione desta qualche preoccupazione anche per i privati, dal momento che una dogana full digital e centralizzata appare come una minaccia per i piccoli professionisti del settore, i quali rischiano di essere fagocitati dalle grandi imprese della logistica e del trasporto internazionale in un processo che potrebbe accentuarsi in futuro.

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* Le opinioni espresse in questo articolo sono quelle dell’autore e non impegnano l’amministrazione di appartenenza.

 

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Il Punto

  1. L’Unione Doganale è senza dubbio uno dei più grandi successi dell’Unione Europea e le novità introdotte dal Nuovo Codice Doganale sono sostanzialmente positive. Si va nella giusta direzione e le parole chiave sono tre: digitalizzazione, semplificazione ed integrazione. Bisogna constatare, con un filo di amarezza, che i piccoli professionisti del settore vengono percepiti, con buona ragione, come soggetti che vivono i cambiamenti come una minaccia e non come un’opportunità. Eppure, l’importanza di questi professionisti, che svolgono un ruolo fondamentale nei processi legati al commercio internazionale, è stata evidenziata in una recentemente analisi dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane (WCO). Il riferimento è alla figura del Doganalista, meglio noto come Spedizioniere Doganale o Customs Broker e lo studio dell’Organizzazione è reperibile al seguente link: http://www.wcoomd.org/en/media/newsroom/2016/may/~/media/064EB256A13E4AF8BE41AF5CEFF3F90F.ashx.

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