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Italiani bocciati sugli antibiotici

Un’indagine di Eurobarometro mostra che gli italiani sanno poco dell’efficacia e degli effetti degli antibiotici. E perciò li usano in modo inappropriato. La scarsa alfabetizzazione sanitaria dipende anche dal fatto che sui farmaci ci fidiamo solo dei medici. Che dunque hanno un ruolo cruciale.

Domande a cui non sappiamo rispondere

Dopo gli scandali che hanno travolto i risparmiatori italiani negli ultimi anni, si fa un gran parlare, e a ragione, di “alfabetizzazione finanziaria” (financial literacy, per dirla all’inglese). Forse bisognerebbe cominciare a parlare anche di “alfabetizzazione sanitaria”, ovvero dell’insieme di conoscenze che migliorano la capacità delle persone di elaborare informazioni che consentano loro di vivere in modo salutare. Provate a fare un esercizio: dite se sono vere o false le seguenti affermazioni (la risposta corretta per l’autovalutazione alla fine dell’articolo).

  1. Gli antibiotici sono efficaci contro i virus: vero o falso?
  2. Gli antibiotici sono efficaci contro raffreddore e influenza: vero o falso?
  3. L’uso inappropriato di antibiotici li fa diventare inefficaci: vero o falso?
  4. Gli antibiotici possono causare effetti collaterali indesiderati come la diarrea: vero o falso?

L’esercizio è stato proposto a un campione di circa 28 mila europei (mille circa gli italiani) nell’ambito di una indagine sull’uso degli antibiotici pubblicata dalla Commissione europea qualche settimana fa. L’indagine di Eurobarometro rientra nel piano di azione sviluppato dalla Direzione generale sanità della Commissione contro la resistenza antimicrobica, in parole povere il rischio che si sviluppino microbi e batteri resistenti agli attuali germicidi, che ovviamente rappresenta un problema rilevante per la salute pubblica. L’Italia non ci fa una bella figura: in termini di consumo, misurato dalla percentuale degli intervistati che dichiarano di aver utilizzato antibiotici negli ultimi dodici mesi, siamo quarti con il 43 per cento, dietro a Malta, Spagna e Irlanda. Facciamo peggio della media europea (34 per cento) e siamo molto distanti dai primi della classe, i paesi del nord come la Svezia (18 per cento), l’Olanda (20 per cento), la Danimarca e la Germania (23 per cento). A parere degli esperti dell’Aifa (Agenzia italiana del farmaco), in base a uno studio di qualche anno fa, il consumo inappropriato in eccesso potrebbe addirittura raggiungere il 40 per cento; e non si fa fatica a crederlo considerando i numeri dell’Eurobarometro. Le differenze regionali sono tuttavia notevoli: lo scostamento tra il benchmark teorico e il consumo effettivo supera il 100 per cento per la Campania ed è superiore all’80 per cento per Puglia, Calabria e Sicilia; all’estremo opposto la Liguria, con uno scostamento di poco superiore all’1 per cento, e il Veneto, dove non si arriva al 4 per cento. Una delle ragioni che quasi certamente contribuisce a spiegare gli usi inappropriati è il livello di conoscenza degli effetti e dell’efficacia degli antibiotici. Non ci facciamo una bella figura neanche da questo punto di vista. Prendiamo i quattro quesiti proposti sopra: al primo, risponde correttamente il 28 per cento degli italiani, contro una media europea del 43 per cento e il 72 per cento degli svedesi. Per la seconda, le risposte corrette a livello nazionale sono solo il 49 per cento; la media europea è al 56 per cento e olandesi, finlandesi e naturalmente gli svedesi al 79 per cento. Sulla terza, forse la più rilevante nell’ambito della salute pubblica, il nostro paese è ultimo, con solo il 58 per cento di risposte corrette; la media europea è l’84 per cento e in testa ci sono i soliti svedesi con il 98 per cento di risposte corrette. Per la quarta domanda, gli ultimi sono gli svedesi, probabilmente perché usano gli antibiotici talmente poco che non si curano delle conseguenze (55 per cento di risposte corrette); noi che li usiamo invece non abbiamo scuse per il 56 per cento di risposte corrette. La media europea è 66 per cento; i primi della classe sono i finlandesi, con il 79 per cento di risposte corrette.

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L’importanza dell’informazione

La questione chiave è cercare di capire perché non sappiamo nulla (o quasi) sugli antibiotici. A chiarirlo è un altro dei risultati dell’indagine: conta l’informazione. Solo il 15 per cento degli italiani ha ricevuto una qualche indicazione sul fatto di non prendere antibiotici quando non servono a niente. La media europea è il 33 per cento; in cima al gruppo troviamo i finlandesi (68 per cento), seguiti dai soliti svedesi (51 per cento). Quel che è sorprendente è che la maggior parte degli scandinavi lo ha semplicemente letto sul giornale, mentre i pochi italiani che lo sanno ne hanno parlato con un medico (visto che da noi i giornali non li legge quasi nessuno). E i medici di medicina generale sono il fulcro dell’unica strategia possibile per provare a contrastare il fenomeno, perché il 77 per cento dei rispondenti li considera la fonte di informazione più affidabile. Solo il 22 per cento si fida del farmacista, un dato che deve fare riflettere nell’ottica della “farmacia dei servizi”. Non ci si fida delle infermiere (3 per cento), né delle informazioni che potrebbero essere fornite tramite un sito web ufficiale del ministero (15 per cento). È sul territorio dunque che si potrà vincere la sfida; e ancora una volta riguarda il ruolo e la responsabilità dei medici di medicina generale nel promuovere l’appropriatezza. Visti i dati di Eurobarometro, finora non hanno fatto granché. È tempo di cambiare. Ed ecco le risposte corrette alle domande di Eurobarometro: 1) falso; 2) falso; 3) vero; 4) vero.

 

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  1. salvatore

    Scusate, ma la TV pubblica a cosa serve se non, almeno in parte, informare i cittadini?
    O siamo sudditi?

    • arthemis

      veramente in TV da alcuni anni in inverno ci sono “pubblicità progresso” che spiegano come usare gli antibiotici, per non parlare di Elisir e Superquark… per raggiungere la popolazione target ci vorrebbe che ne parlassero mattino5, buona domenica e così via (forse lo fanno, non seguo granché questi programmi)

    • Davide

      La tv italiana ha smesso di educare dai tempi di Non é mai troppo tardi

  2. Maria

    gli italiani sono poco propensi ad uno spirito critico sulle cose che fanno e preferiscono “delegare” le scelte in ogni campo ad altri, a maggior ragione riguardo alla salute, per lo più a causa di una cultura generale limitata, si fidano del medico di famiglia, ma “troppo” ,perchè i nostri medici di famiglia o i farmacisti titolari che lavorano in sinergia fanno entrambi parte di lobby privilegiate anche nel non sentire come dovere morale specialmente i medici generici,tra l’altro pagati benissimo dal SSN, di spiegare a cosa serve il tale farmaco e in generale tenendo un comportamento distante a volte altezzoso assolutamente ingiustificato e non riscontrabile almeno da me da nessun medico straniero conosciuto, è un problema di casta medioevale mai risolta che ha radici nelle strutture ordinistiche dei medici e dei farmacisti titolari che considera i cittadini fonte di mero guadagno in primo luogo, è la nostra mentalità immutabile.Mantenere questo stato di sudditanza ha permesso a entrambe le caste di mantene intatti i privilegi altrimenti discutibili. Il renzismo infine ha mantenuto la sua promessa iniziale che era quella di non toccare questi settori ,settori potenti e utilissimi perchè medici medicine industrie farmaceutiche bisogna tenerseli buoni e cari anche a costo curare i virus con gli antibiotici….come detto pure dalla nostra Ministra Lorenzin confondendosi leggermente……

    • arthemis

      non capisco il filo logico che dai virus porta a Renzi, mio limite… Molti italiani, però, utilizzano di testa propria antibiotici rimasti da precedenti cure (perché la confezione ne contiene più del necessario o perché hanno interrotto la cura al primo miglioramento dei sintomi), senza interpellare medico o farmacista. Siamo davvero sicuri che il medico non abbia dato le indicazioni corrette a nessuno di queste persone o, invece, ci si affida al detto ‘ciascuno è il miglior medico di se stesso’?

  3. Riccardo B

    Non mi stupiscono questi dati. Stupisce piuttosto l’ignoranza e il pressapochismo di alcuni medici. Ad esempio la pediatria di mia figlia, senza avvisarmi, prescrive “medicinali” omeopatici che scopro esserlo solo dopo averli acquistati (e lautamente pagati)

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