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  1. Sauro Partini Rispondi
    La convergenza dei dati può essere ben spiegata con l'afflusso di aspiranti insegnanti nelle regioni a maggior domanda di lavoro di settore, dovuta a livelli bassi di dispersione e abbandono scolastico, ad una più elevata presenza di immigrati, unitamente a politiche di organizzazione e sostegno da parte delle istituzioni, più incisivo. Ma non vorrei si inferisse per un'adeguatezza della prova rispetto a suo scopo naturale. Perchè si esclude un insegnante di Diritto in base ad un errore sulle domande di lingua straniera o di tecnica-informatica? La verità e che si è di nuovo rinunciato a definire il profilo professionale dell'insegnante e solo su questo bandire un concorso, lasciando spazio ad una malcelata ambizione autoreferenziale del Ministro (che dire della concidenza tra i tempi brevi dell'iter concorsuale e la durata del mandato?) Non sarebbe giovato agli studenti una più attenta valutazione in questo senso? Si crede davvero che in quel 70% ed oltre di esclusi ci siano persone demotivate e poso attratte dalla conoscenza?
  2. Ermione D'Annunzio Rispondi
    Ho dovuto dare spiegazioni a dei negozianti all'estero sulla richiesta di una quantità di spezie per una ventenne del nord della Toscana, che oltre a non sapere quasi l'inglese, non sapeva neanche la matematica delle unità di misura dei solidi e il rapporto prezzo /quantità della merce.In un negozio a Roma una ragazza del posto che vi lavorava, quando ho chiesto se il prezzo di una merce fosse riferito al chilo o alla confezione, era sorpresa che ci fosse differenza: non sapeva che la merce ha un suo prezzo alla vendita a prescindere dalla quantità confezionata (sfusa o per quantità, ad esempio al chilogrammo,maggiori di quelle della confezione sullo scaffale). Quindi l'utilità di muoversi è a prescindere dalla maggiore o minore istruzione ,è avere maggiore autonomia,è vedersi negli schemi che gli altri prevedono ma che non sono mai stati il limite della propria vita, è mettere in crisi (costruttiva o distruttiva) le famiglie che si accorgono che i loro traguardi raggiunti a figlie e figli appaiono relativi al confronto con gli altri, quando fino a quel momento erano riusciti o avevano tentato di farli apparire assoluti o gli unici da centrare.
  3. vito Rispondi
    Ad una prima lettura la relazione sembra vera, Ma quanti meridionali ( formati nelle scuole e Università del Sud) sono presenti tra i vincitori delle regioni che si collocano nella fascia alta del grafico?
  4. Fulvio Galeazzi Rispondi
    Sembra di capire che quella riportata sia la frazione di ammessi rispetto agli aspiranti residenti in una particolare regione, il numero puo' nascondere un effetto importante, e cioe' che la partecipazione al concorsone sia un "ripiego" per mancanza di alternative lavorative. Come verrebbe il grafico, se si considera invece la frazione di ammessi residenti in una regione sul totale degli ammessi?
  5. Leo Rispondi
    I dati possono essere sempre "addomesticati alla bisogna". Se mi permettete una possibile (e discutibile) diversa interpretazione direi che nel dato probabilmente c'è anche una diversa motivazione dei partecipanti al concorsone. Per diventare docenti bisogna fare per tempo la scelta di frequentare un corso di specializzazione ad hoc (non utile ad altro se non all'insegnamento nella Scuola pubblica). Un simile percorso lo segue chi sente di avere la missione all'insegnamento e chi non ha altre chance lavorative determinando una graduale ed inesorabile perdita di prestigio della Istituzione di gran lunga più importante. Questo concorsone ha offerto inaspettatamente delle chance ai vecchi laureati aprendo la Scuola al contributo della società civile. Nelle regioni ricche la società civile ha snobbato il concorsone e alle selezioni hanno partecipato solo gli intruppati; nelle regioni più povere, dove i redditi medi sono comparabili con quelli degli insegnati la società civile ha deciso di provarci. I risultai sono seguiti di conseguenza. Al di la delle argomentazioni addotte che non vogliono assolvere nessuno lancerei una provocazione: perché non abolire tutte le scuole di specializzazione e fare un concorso ogni due anni aperto a tutti con preselezioni che selezionano solo i primi in graduatoria (ad esempio 10 per ogni posto messo a concorso)? Un tempo quando alla Scuola si entrava solo per concorso la Istituzione Scuola era multiculturale, prestigiosa, contaminata...
  6. Damiano Vezzosi Rispondi
    Come mai nel grafico non c'è il Trentino Alto Adige? Non erano disponibili sul sito del ministero.
  7. Marcello Somma Rispondi
    "Gli aspiranti insegnanti (del Sud) sembrano essere meno preparati rispetto ai colleghi del Nord" : questa conclusione non è affatto supportata dal grafico riportato. Per vari motivi, alcuni dei quali molto ben descritti in precedenti commenti (vedi M. Daves, marcospx, Rita Cioffi et al.). Magari lo statement è vero, magari no, ma non ha alcun senso cercare di inferirlo dalla correlazione di quelle due sole variabili. Vorrei umilmente proporre alla benemerita redazione de La Voce e ai collaboratori della stessa di usare un attimino di cautela e sobrietà in più nella scelta dei titoli e nelle conclusioni tratte dai grafici riportati in questa rubrica. Uno statement non corretto accompagnato da un grafico eccessivamente semplificato su La Voce è ben più pericoloso di una scemenza scritta su un quotidiano generalista.
  8. Francesco Pampinella Rispondi
    Ho frequentato il corso di laureaa Palermo e il dottorato di ricerca a Milano; la mia esperienza personale conferma quanto affermato nel presente articolo. Io ho riscontrato un abisso di differenza tra nord (Milano) e sud (Palermo) in termini di risorse materiali a disposizione e di preparazione, professionalità e disponibilità dei docenti. L'uomo nasce "animale di natura" e diventa, attraverso l'istruzione, "animale di cultura", differenziandosi dalle altre speci animali, anche da quelle con potenzialità intellettive simili a quelle dell'uomo. Avere un sistema educativo di qualità inferiore equivale, secondo me, a restare più vicini allo stato di animale di natura rispetto a chi ha a disposizione un sistema educativo migliore. Ecco perchè l'istruzione e la cultura dovrebbero essere in cima ad ogni agenda politica.
  9. Paolo Palazzi Rispondi
    Credo che ci possa essere una correlazione spuria. Altre variabili economiche e sociali molto probabilmente inciderebbero a determinare quella semplice relazione illustrata dal grafico. Ad esempio una relazione fra tasso di disoccupazione dei laureati e numero partecipanti al concorsone potrebbe incidere sul superamento della prova, mentre il reddito medio familiare sui risultati delle prove Invalsi. Quindi molta prudenza. altrimenti si alimenterebbero progetti, per me assurdi, di tagliare i fondi alle scuole e alle regioni più disagiate.
  10. Antonio Primaldo Rispondi
    Ottimo commento di Daves
  11. Carlo Bottai Rispondi
    A rafforzare le osservazioni di F. Rocchi, ritengo che le conclusioni del grafico siano pericolosamente equivocabili: quanti docenti del sud hanno presentato domanda di concorso al nord? quali sono i rapporti di partecipazione effettiva (e non solo domanda presentata...) al concorso tra le regioni del nord e quelli del sud, tenendo conto anche delle differenti disponibilità di posti messi a concorso tra le varie regioni (e che ha spinto molti docenti del sud a fare domanda al nord...) oltre che ad avere bisogno di un buon Governo per omogeneizzare i livelli di istruzione, credo sia necessario definire criteri più obiettivi e analiticamente migliori per estrarre dai dati che osserviamo informazioni utili ad interpretare i fenomeni che ci circondano.
  12. aldo sanguineti Rispondi
    Io direi che correlazioni altrettanto buone ci sono fra Invalsi/insegnanti ammessi e PIL procapite regionale, e probabilmente se ne potrebbero trovare anche con altre variabili socio-economiche come il tasso di alfabetizzazione regionale. Comunque, personalmente credo che in un sistema complesso e poco valorizzato come quello della scuola media italiana, il fattore determinante sia la motivazione individuale sia degli insegnanti che degli studenti medi, che è sicuramente influenzata dall'ambiente sociale ed economico ma che andrebbe stimolata da politiche adeguate. Tagliando con l'accetta e forzando un po' il commento, concludo con Edward Gibbons, come citato da Richard Feynman nell'introduzione delle Feynman Lectures on Physics: "The power of instruction is seldom of much efficacy except in those happy dispositions where it is almost superfluous"
  13. Francesco Rocchi Rispondi
    Senza voler negare valore a questa rilevazione, se si vuole valutare la preparazione degli aspiranti insegnanti in base alla regione in cui si sono formati, sarebbe meglio vedere dove si sono laureati, piuttosto che vedere dove hanno fatto il concorso. Tradizionalmente, c'è un forte travaso di insegnanti dal Sud al Nord. Non è detto che questo travaso ci sia stato, in questa occasione, ma per essere totalmente sicuri è sufficiente vedere i dati relativi alle lauree, che figurano nelle domande consegnate. Allo stesso modo, bisognerebbe vedere quanti insegnanti meridionali insegnano a Nord, e vedere se i dati dei loro studenti sono migliori o peggiori di quelli dei colleghi settentrionali (dato però quasi impossibile da ottenere, considerando che ogni studente ha di fronte numerosi insegnanti.
  14. Domenico Delle Side Rispondi
    C'è un aspetto che a mio avviso viene trascurato. l'obiettivo di chi partecipa al concorso è vincerlo, pertanto immagino che la maggioranza di chi si sia iscritta abbia cercato di massimizzare le proprie probabilità di successo. In quest'ottica non mi sembra affatto peregrino pensare che quanti concorressero per una determinata classe di concorso abbiano cercato di far domanda laddove era stato bandito un numero maggiore di posti per quella classe di concorso. Casualmente, nelle regioni del nord Italia c'erano mediamente più posti a concorso ed è ragionevole supporre che in quelle regioni la qualità dei partecipanti fosse superiore: ci sono andati da tutta la nazione con l'obiettivo di vincere.
  15. marcospx Rispondi
    Ottimo il commento di Michele Daves. Del resto, Non mi pare possibile inferire dal grafico la peggior preparazione degli insegnanti del sud. Se la "soglia" di qualità per il passaggio del concorso è adeguata (e, appunto, siamo solo alla prima scrematura), la qualità dei nuovi docenti potrebbe comunque essere salvaguardata. In ogni caso, nulla permette di giungere alla conclusione che il titolo del post sembra suggerire: che sia il concorsone a penalizzare gli studenti.
  16. Rita Cioffi Rispondi
    Non sono d’accordo sulla preparazione degli insegnanti del Sud rispetto a quella del Nord, se vengono indicate le opportunità offerte e cioè significa se le amministrazioni locali investono in attività scolastiche ed extrascolastiche, la variazione varia da zona a zona, come anche nei paesi del Nord ci sono variazioni di opportunità tra paesini e città come tra un comune ed un altro limitrofi. La classe docenti è costituita per la maggior parte da donne provenienti dalle regioni del Sud, anche attualmente, pertanto sono quelle che insegnano al Nord, dove i risultati Invalsi sono migliori. Si deve, quindi, parlare di offerte formative maggiori, di tempi scolastici più lunghi al Nord rispetto a quelli delle regioni meridionali (presenza di asili nido, tempo pieno con mensa scolastica nella scuola dell’infanzia, nella primaria e tempo su moduli con mensa scolastica nella scuola di primo grado). Certo gli attuali risultati risentono ancora delle offerte formative che c’erano in un passato recente, i risultati Invalsi dei prossimi anni saranno probabilmente inferiori a quelli attuali, se lo Stato ed i Comuni continuano a non investire nella qualità della scuola e nell’aggiornamento degli insegnanti. E’ da precisare che attualmente l’aggiornamento è autoaggiornamento, cioè autofinanziato da docenti più sensibili che scelgono le diverse opportunità didattiche innovative, presenti sul proprio territorio che sono di più e qualificante al Nord rispetto al Sud. I dati dell’Ocse...
  17. Michele Daves Rispondi
    Se per quanto riguarda la misurazione dei risultati della prova invalsi probabilmente non ci sono bias rilevanti tra le regioni, lo stesso non mi sembra si possa dire per la percentuale di ammessi alla seconda prova del "concorsone". Come è noto, la prima prova rappresenta una forma di "scrematura" della parte meno preparata dei candidati, spesso iscritta alla prova di selezione "tanto per provare". Ora, sembra quanto mai probabile che la percentuale dei candidati impreparata sia correlata al tasso di disoccupazione regionale che come è noto è nettamente superiore nelle regioni del sud. Questo potrebbe spiegare, almeno in parte, la minor percentuale di successi al concorsone nelle regioni meridionali e di conseguenza inficiare parzialmente la relazione esposta nel vostro grafico.
  18. Pingback: Ignoranza esponenziale | Buseca

  19. Raphael Pallavicini Rispondi
    Ci son due modi per ridurre la diseguaglianza: peggiorare i migliori o migliorare i peggiori. Aumentare la mobilità non serve per migliorare i peggiori. Per farlo devono i peggiori devono avere un incentivo a farlo. Ergo i dirigenti devono poter scegliere i loro professori - certo con criteri oggettivi - ma soprattutto gli studenti ed i loro genitori devono poter scegliere la scuola in base ai punteggi dell'Invalsi che devono essere pubblicati scuola per scuola. Non esistono regioni "sfortunate". Esistono regioni dove si sono tollerati i parassiti. E questi parassiti hanno succhiato via le energie e le capacità della parte sana che quando ha potuto ha preso altri lidi.