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  1. carlo Rispondi
    la maggioranza degli inglesi ha deciso, non solo da un punto di vista economico ma anche da un punto di vista politico di essere sovrana nelle proprie decisioni e nei propri rapporti con l'estero restando libera da vincoli che potrebbero irretirla in un sistema burocratico limitante le libertà. La Sovranità di un popolo non si misura dalla condivisione, nolenti o volenti, di un sistema dove comunque si ergono forze non solidali ma di convenienza a fare in modo che si formi un potere sovranazionale lontano dalle esigenze di un popolo. Da un punto di vista commerciale loro avranno una maggiore libertà di movimento per fare trattati commerciali seguendo una logica propria, indipendente e molto più flessibile. Il paese ne è uscito sicuramente spaccato ma loro hanno grosse capacità di rendere inattivi tutti i fattori che possono rendere difficile la vita al loro popolo. la Ue in poco più di un anno ha reso invivibile la vita a milioni di greci mandando alla deriva il paese stesso. Siamo sicuri nel dire che la brexit non è stata salutare per i britannici, mentre per i greci la grexit non sarebbe stata salutare?
  2. Piero Rispondi
    La libertà dai legami europei che sono imposti dalla Germania non può che favorire gli Inglesi. Sono consci di ciò che hanno votato, anche i loro politici molto più maturi dei nostri, lasciano ai cittadini la scelta. Fino ad oggi non hanno notificato l'uscita perchè la Brexit ha generato una crisi politica che verrà colmata con i veri istituti democratici.
  3. E.M. Rispondi
    Attualmente sto' in GB e credo che, ancora non sia stata valutata la situazione.C'e' bisogno di un leader e ad ora non c'e', lo stesso Cameron ha abbandonato la barca. Alla ribalta solo figure antieuropee. Come affrontare la trattativa in modo sereno se l'altra parte non ti giudica alla sua altezza? Credo che sia necessaria lucidita' e fermezza, senza considerare il domani, senza mercanteggiare sui principi. Prima la scissione e solo dopo, riallacciare trattative per normalizzare nuovi rapporti.L'importante e' non mercanteggiare, si chiude una situazione non condivisa e basta, senza processi. Comunque la chiave di volta sta, per i paesi UE, nel correggere gli errori commessi e nell'avere chiaro, molto chiaro, l'obiettivo che intendono perseguire, una linea condivisa da tutti a piu' velocita' se servisse, ma vincolata a principi realistici.
  4. Alberto Lusiani Rispondi
    Ho letto velocemente lo studio citato (http://cep.lse.ac.uk/pubs/download/brexit02.pdf). A me sembra di capire che la perdita di reddito pro-capite sia l'1.28% e basta, una volta sola, non l'1.28% ogni anno. Questa e' la perdita stimata istantanea, che assume che tutta l'economia rimanga invariata ma cambino le tariffe, quindi i prezzi di beni e servizi, il contributo alla UE. Poi c'e' una perdita di PIL maggiore ma anche questa una volta e basta, non ogni anno, dovuto al fatto che con minore integrazione dei mercati gli stimoli a competizione e produttivita' diminuiscono.
    • Giammario Impullitti Rispondi
      Il modello è statico, ma lo interpretano come uno steady state, quindi da quando si esce a 10 anni dopo il reddito è più basso di quando si era nella eu permanente. Quindi ogni anno è più basso, la perdita media è quindi calcata su 10 anni. I modelli dinamici sono più appropriati per calcoli di questo genere ma portarli ai dati è più difficile.
  5. Denise Rispondi
    Non saprei: se applico le tesi dell'autore, dopo l'ingresso nell'Ue, in Italia sarebbero dovuti scendere i prezzi e aumentare la produttività media delle aziende. Invece entrambi gli indicatori sono andati in senso contrario.
  6. Mario Rossi Rispondi
    Va tutto bene a patto che però ognuno spenda i soldi che guadagna
  7. Maurizio Cocucci Rispondi
    Io rimango convinto che alla fine la Gran Bretagna non uscirà dalla UE. Troppi e incalcolabili i costi, sia finanziari che politici, con la Scozia che minaccia la ribellione e sullo stesso piano l'Irlanda del Nord. La questione insomma non è da guardare solo sul fronte commerciale ma anche su quello della stabilità interna del Regno Unito. Queste sono le conseguenze di una presunta democrazia, quella di far votare il popolo su questioni di così larga portata. E' come far guidare una autovettura ad uno che non conosce il codice della strada, non ci si può meravigliare se commette presto un incidente. Per questo ritengo che su questioni del genere i cittadini deleghino dei propri rappresentanti, dato che poi loro (ed in questo caso i cittadini inglesi) si aspettano solo conseguenze positive. Vai a spiegare a chi ha votato per l'uscita perché ha creduto che così facendo potesse avere maggiori possibilità nel trovare un posto di lavoro ma che invece non lo troverà da oggi a qualche mese. Oppure a coloro che lo perderanno perché aziende e banche trasferiranno la loro sede altrove.
  8. P. M. Santore Rispondi
    Il fatto che la quota delle importazioni dall’Ue sia superiore a quella delle importazioni dovrebbe suggerire che non ci sarà nessun secondo scenario, a meno che i leader europei agiscano irrazionalmente. Poi, parafrasando, se le esportazioni non-CEE della GB sono diminuite dal 66% del 1973 al 45% del 2014, quando la GB sarà libera di fare accordi commerciali col resto del mondo, esse presumibilmente aumenteranno.
    • EF Rispondi
      Bisogna vedere quanto il resto del mondo abbia voglia di fare accordi commerciali con la GB, visto che tutti i leader hanno seguito questa campagna referendaria e sono ancora inorriditi da come sia stata condotta. Gli accordi commerciali sono lunghi e laboriosi, e presuppongono un certo grado di fiducia politica che la GB ha in questo periodo dissipato.