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  1. Bruno Jiménez Reyes Rispondi
    Non capisco tutte le critiche a questo articolo, che non è un nuovo progetto politico, ma una simulazione accademia di cosa si quanto si potrebbe effettivamente fare, praticamente a parità di budget, in condizioni ideali. Parlare di strategie politiche di come implementare questo piano esulerebbe totalmente da questo articolo, inoltre le eventuali idee proposte sarebbero necessariamente semplicistiche, a meno di non trasformare l'articolo in un tomo da 400 pagine.
    • Matteo Rispondi
      Mi perdoni ma credo sia una funzione importante della rivista permettere proprio che anche le 'simulazioni accademiche' attraverso critiche più o meno fondate possano calarsi un pò meglio nella realtà. Non può infatti essere che una simulazione perchè 'accademica' e perchè ben fatta non possa essere criticata nel momento in cui mette al centro temi importanti e complessi: oltre all'accademia esiste poi chi quotidianamente si sporca le mani e deve mettere le pezze a interventi pubblici nati da modelli e simulazioni bellissimi... ma di fatto irrealizzabili....
  2. Paolo Rispondi
    ...che dire... Pur non priva di fascino, la microsimulazione proposta credo costituisca una delle (purtroppo) frequenti testimonianze della frattura esistente tra mondo accademico e vita reale. L'esercizio realizzato dagli autori è assolutamente inutile per qualsiasi decisore politico, e dal mio punto di vista costituisce un'aggravante la pilatesca frase "Come ogni cambiamento incontrerà resistenze. Toccherà alla politica gestirle per ricercare la maggior coerenza fra le finalità enunciate e le azioni poste in atto per perseguirle". Il complesso processo relativo al disegno, all'implementazione e alla valutazione delle politiche pubbliche avrebbe bisogno di apporti accademici forse più responsabili e meno autistici.
  3. sandro Rispondi
    papa Giovanni Paolo II diceva che la priorità è la dignità dell'uomo, e che il diritto alla vita è il fondamento di ogni altro diritto. Principi che non dovrebbero mai venire meno. Se la povertà non può diventare conveniente, nemmeno però può uccidere. E uno Stato moderno che è uno Stato di diritto non può affidarsi esclusivamente al volontariato e al terzo settore: una cosa è un reddito per diritto, e ben altra cosa è una forma di assistenza legata alla libera volontà di qualcuno (che può benissimo essere sempre negata anche senza un valido motivo). In uno Stato di diritto o è un diritto il lavoro, oppure è un diritto un reddito minimo per i più poveri. In uno dei modi, i poveri pure andranno garantiti. E invece di diritti, si parla solo di tutele. tutto cade dall'alto, tutto è grazia, niente è dovuto. nemmeno ai più poveri fra i poveri.
  4. Neviana Salomone Rispondi
    E pensare invece, da economisti, a qualcosa che favorisca il venire meno di tanta diffusa povertà? Siamo certi sia solo un problema di "servizi territoriali"? O che non sia meglio promuovere l'"azzeramento della povertà assoluta" con l'inserimento lavorativo dei poveri e con l'innalzamento delle politiche salariali in generale, laddove le famiglie monoreddito sono oggi in condizione di povertà mentre i nostri padri (sempre monoreddito) hanno ampiamente sostenuto le nostre spese mediche, dentistiche ed universitarie e ci hanno persino pagato mesi di vacanze estive, senza "servizi territoriali" di sorta? Io non so a chi vadano i trasferimenti, ma so che di quanto pago (parecchio, in valore assoluto, come nucleo familiare) personalmente non ho indietro nulla e mi converrebbe ampiamente pagare privatamente tutto (come già faccio per la sanità): se far parte di uno Stato significa mettere a disposizione le proprie risorse per abbattere la povertà altrui e non avere in cambio nulla, ca va sans dire che questo Stato presto tracollerà, quando gli abbienti si stancheranno di mantenere un sistema di distribuzione a senso unico. Chi si occupa di povertà oggi ha il dovere di indagarne le origini e trovare delle soluzioni, affinché si torni ad un contesto sociale più integro, che abbatta le disuguaglianze e che favorisca il progresso culturale e scientifico della nostra società: solo così ci potremo sentire parte di un progetto che abbia un senso, che non sia sterile assistenzialismo.
    • Henri Schmit Rispondi
      Lei ha ragione: Prima della spesa pubblica, specchio delle tasse, bisogna pensare all'economia, cioè all'investimento e all'impresa e quindi alla crescita e all'occupazione. Ma dopo bisogna pure decidere come stabilire le tasse per coprire quali spese e come spendere: bisogna far funzionare le infrastrutture, l'ordine pubblico, l'educazione e la ricerca, la giustizia, la sanità, la salute, lo sport, l'ambiente, lo spazio pubblico, il territorio. Bisogna pure ASSISTERE chi merita assistenza: le neo-mamme, i giovani, i malati, gli anziani e i poveri sfortunati estromessi dal ciclo produttivo. Gli autori dell'articolo non difendono l'assistenzialismo come tale, ma misure sociali eventualmente a parità di costo più efficienti di quelle finora adottate dal governo.
  5. Henri Schmit Rispondi
    Articolo interessante, ottime proposte. Bisognava probabilmente approvarle 18 mesi fa, prima degli 80 € e prima dell'eliminazione della tassa sulla prima casa (tuttalpiù ci stava una franchigia progressiva per numero di persone a carico). La somma delle due misure "sbagliate" permetterebbe di finanziare una parte di quelle giuste. Ormai il binomio R-P è associato a quello che hanno fatto malgrado le proteste dei "burocrati" di Bruxelles. Un programma come quello proposto dagli autori ora sembrerebbe un inseguimento del programma M5*. Se lo può permettere l'attuale squadra di governo? O bisogna cambiare i cavalli? Dove trovare i cavalli freschi?
  6. Davide Rispondi
    Molto interessante. Dimostra che tutto ciò che non verrà fatto sarebbe comunque fattibile.
  7. Matteo Rispondi
    La lettura dell'articolo, considerando il peso specifico degli autori, lascia un pò spiazzati: tutto giusto, tranne lo scarto enorme tra proposta e sua reale fattibilità. Pur considerando i limiti di spazio redazionali concessi, relegare alla sola 'politica' il peso della gestione del cambiamento (in qualche modo epocale) che la proposta implica, significa non voler tenere in considerazioni le reali difficoltà applicative di una politica pubblica di grande portata. Credo che se la proposta fosse supportata non solo da una microsimulazione ma anche da un 'piano di azione' altrettanto solido scientificamente per raggiungere gli obiettivi della proposta, il tutto acquisterebbe maggiore credibilità.