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  1. Piero Rispondi
    L'inflazione è la cosa più facile da provocare. Negli USA hanno avuto successo le politiche monetarie, la disoccupazione è ai minimi storici, l'inflazione quindi diventa un obbiettivo secondario. Il vero problema è in Europa, dove l'inflazione è l'obbiettivo primario è la Bce non è credibile.
  2. carmine meoli Rispondi
    Misure non convenzionali ed effetti imprevedibili . Se l (assenza d)i inflazione limita la crescita , perché non fare ricorso ad una misura non convenzilonale , quale un temporaneo aumento delle aliquote Iva ? Non mi permetto di m agnificarne gli effetti ne di suggerire utilizi del maggior gettito , ma solo di stimolare la riflessione. Un saluto
  3. Enrico Motta Rispondi
    Secondo me l'obbiettivo dell' inflazione al 2%, senza calcolare il calo del prezzo del petrolio, non ha senso. Quanto sarebbe l'inflazione se il petrolio fosse rimasto a 70-100 $ al barile?
  4. Maurizio Cocucci Rispondi
    A mio avviso siamo in un contesto in cui la politica monetaria può fare ben poco per influenzare i prezzi e quindi il suo tasso di incremento. Occorre analizzare infatti più approfonditamente il fenomeno per capire se e cosa può fare una (o più insieme) banca centrale con la sua politica monetaria. Prendiamo ad esempio la Germania, ovvero una economia che sta attraversando una fase favorevole: domanda aggregata interna con un tasso di crescita nel 2015 del 2,1% rispetto all'anno precedente, un livello di occupazione elevato e per contro basso di disoccupazione, export in continua crescita e, stando ai dati dell'istituto IFO, ha un indice di utilizzazione della capacità produttiva del 84% circa. Insomma una realtà che (beati loro) sta attraversando una fase di crescita non rilevante ma comunque solida ed inarrestabile. Eppure se guardiamo ai dati sui prezzi dell'Istituto di Statistica di Wiesbaden si rileva come l'indice dei prezzi dei prodotti importati ha registrato ad Aprile un -6,6% rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Quello dei prezzi dei prodotti all'ingrosso un -2,7% ed in generale quello dei prodotti alla produzione un -3,1%. In controtendenza l'indice dei prezzi delle costruzioni, che grazie ai bassi tassi di interesse, vede una crescita annuale nel primo trimestre 2016 tra 1,6 e 1,9%, a seconda del settore (abitativo, commerciale, industriale). Insomma è difficile con queste premesse andare oltre lo 0,1% in più o in meno di quello dei prezzi al consumo.
  5. Piero Fornoni Rispondi
    quest’articolo riguarda solo I paesi sviluppati e non tutti , per esempio tutto il N. America ha un ‘inflazione positiva e per gli USA http://www.morningstar.it/it/news/150486/video-hasenstab-i-mercati-emergenti-sono-molto-sottovalutati.aspx secondo Hasenstab: “ Siamo convinti che l’inflazione sia sottostimata, tanto è vero che i mercati si sono concentrati, per la maggior parte di quest’anno, sul rischio di deflazione. Ma se guardiamo agli Stati Uniti, vediamo che siamo in una situazione di piena occupazione e abbiamo cominciato ad osservare segnali di stress sul mercato del lavoro, che porteranno a pressioni sui salari Il mercato immobiliare è più solido e i prezzi nel settore dei servizi sono in crescita. Ancora più importante, l’effetto deflazionistico del crollo del petrolio sparirà dato che le quotazioni si sono stabilizzate. Ci aspettiamo, quindi, un’inflazione sopra il 2% se non sopra il 3% entro la fine di questo o l’inizio del prossimo anno. L’ottimismo di chi acquista obbligazioni deriva dai timori di deflazione, ma la situazione potrebbe cambiare. “ Inoltre oggi I paesi emergenti rappresentano piu’ del 50% del GDP mondiale ed hanno inflazione positiva. Quindi anche se I paesi con inflazione positiva (+1,5 or higher) assieme rappresentano attorno al 75% del GDP mondiale ci sono circa “$10 trillion-worth of bonds now have negative yields. “ A me sembra che la deflazione strutturatale di cui si parla continuamente sia un’abbaglio collettivo .
  6. Paolo Mariti Rispondi
    Troppo spesso la deflazione ( malattia organica)- è vista come il contrario dell'’inflazione ( malattia infettiva). Ciò può portare a mettere l’enfasi sull’andamento reale dei prezzzi ed a stabilire dei targets come “il 2%“ che, pur mirando a modificare le aspettative, sono facilmente verificabili nel breve periodo e, se non ottenuti, aggravano il quadro che si vuol modificare, scalfendo la credibilità delle banche centrali. Queste dovrebbero indicare obiettivi “compositi” e "loose" per non dare l’impressione che l’inflazione è il solo determinante della loro politica: ad esempio lasciar intendere chiaramente che la loro politica guarda all’andamento del Pil NOMINALE.