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  1. alessandra Rispondi
    la ricerca esiste anche in ambito umanistico. p.s. e non sono iscritta ad una facoltà umanistica.....
  2. roberto Rispondi
    ci sono purtroppo troppi interessi sedimentati che impediscono alle università di eccellere salvo chiedere finanziamenti a priori. Sappiamo bene gli errori alla base: 1) valore legale della laurea (una follia tale per cui non importe dove e quindi come ti laurei ma il pezzo di carta); 2) separare l'attività della didattica da quella della ricerca (si poteva ad esempio delegare la seconda in toto ad un vero CNR); 3) eliminare le posizioni "farlocche" (che senso ha la posizione di ricercatore a filosofia, lettere o economia e commercio?); 4) la laurea breve imporrebbe di condannare a vita chi l'ha ideata (non serve di fatto a nulla e genera una valanga di pseudo-laureati che nessuno assumerebbe mai); 5) l'ideologia dei "troppo pochi laureati" ha distrutto un istituto abbassando il livello (vedi le richieste dei rettori a non bocciare "altrimenti non si iscrivono da noi") che è stato storicamente di eccellenza; etc etc. p.s.chi scrive (MD, PhD, MBA) è partito per l'estero una settima dopo la laurea per evitare di lavorare gratis facendo un tirocinio gratis per baronazzi improduttivi a cui dovevi dire "grazie" per il solo fatto di entrare nel loro laboratorio. All'estero mi hanno detto grazie e pagato di conseguenza per "essere andato da loro"
    • Antonio Rispondi
      A parte alcune questioni tecniche l'articolo è condivisibile, ma è proprio nella conclusione che si trovano molte delle problematiche. Con la riforma delle università che ha introdotto i cicli, la base degli studenti è cresciuta molto, sostanzialmente è raddoppiata. Questo fenomeno, necessario, visti gli scarsi numeri dei laureati in Italia, se confrontati con le medie europee, non è stato accompagnato da un vero ripensamento e adeguamento sia delle risorse, sia del numero di professori, scaricando in modo scriteriato il peso della didattica sulle nuove leve, in modo non appropriato rispetto al loro contratto. Riguardo al commento di roberto: 1) il valore legale della laurea non impedisce ad un privato di assumere chi vuole, per il pubblico è garanzia di "accesso" paritario rispetto ad un concorso pubblico, ma non mi dilungo su questo, mi chiedo con quale modello di selezione tu lo sostituiresti (parliamo di pubblico). 2) tu chiaramente non hai idea dei modelli universitari in giro per il mondo, separare la ricerca dalla didattica significa che non si fa università, si fa un liceo. L'Università nasce e vive per fare ricerca e didattica, se fai didattica senza ricerca, sei destinato ad insegnare prima o poi argomenti obsoleti, se fai ricerca senza didattica non sei università. 3) la laurea breve esiste in tutta europa. 5) avere più laureati non implica automaticamente diminuirne il livello, seguendo questo ragionamento laddove ci sono più laureati essi sono meno preparati.