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  1. Marco Rispondi
    Interessante analisi che però non tiene conto dello shale oil nord americano, la cui produzione è molto più elastica rispetto ai tradizionali produttori, e che in caso di salita dei prezzi potrebbe rientrare sul mercato in tempi molto più brevi
    • Jacopo Rispondi
      Al momento non sono disponibili dati precisi ma non e' possibile escludere che i produttori di shale possano rientrare in pienamente in gioco attorno ai 65 dollari (forse anche meno). Inoltre il calo della produzione di shale oil negli USA potrebbe aver riguardato i campi marginali e non quelli più' produttivi. E' assolutamente corretto affermare che lo shale oil può' rientrare sul mercato molto più' velocemente delle produzioni convenzionali. Tuttavia in una prospettiva di equilibrio tra consumo e produzione a livello globale, la produzione di shale oil non offre ancora una spare capacity in grado di influenzare il mercato, se non in modo parziale e per un periodo di tempo limitato. Confrontare i tassi di crescita di consumo e produzione sara' quindi essenziale per capire come il mercato si riposizionera' negli anni a venire.
    • Jacopo Brilli Rispondi
      Complemento al alla risposta commento Marco - i primi dati attendibili su alcuni dei principali bacini di produzione dello shale oil statunitense offrono un'immagine piuttosto frastagliata degli attuali costi operativi dei produttori. L'unico dato omogeneo e' che in media completare un pozzo di shale costa tra i 6 ed i 7 milioni di dollari. Questo costo esclude oneri finanziari e costi generali di gestione. Considerando che la produzione di shale oil si basa su un'intensa attivita' di perforazione, perche' essa torni sul mercato e' necessario che i prezzi tornino sopra i 60-65 dollari e ci rimangano a lungo. Un'analisi storica dello sviluppo recente della produzione shale chiarisce che le condizioni che hanno reso possibile il 'boom' dello shale sono stati prezzi alti e tassi di interesse bassi. Un indicatore affidabile della direzione della produzioene futura e' la quantita' di torri di perforazione operative, Nel 2015-2016 il numero di torri in operazione negli USA e' diminuito drasticamente (suggerisco di vedere i dati della BakerHughes). Non mi risultano inoltre innovazioni tecnologiche tali da abbattere i costi. Il punto fondamentale e' che produrre petrolio, soprattutto se si tratti di giacimenti nuovi, costa tanto. In altre parole, il petrolio non sta finendo, ma sta finendo il petrolio accessibile a buon mercato. Forse la spinta al superamento delle fonti fossili verra' da una semplice necessita' economica di trovare fonti di energia piu' economiche.
  2. mario rossi Rispondi
    Attenzione!!!! ma non era stato detto che il prezzo basso era dovuto alla sovraproduzione e al mancato taglio della stessa da parte dell'OPEC. mi sembra che la tua analisi presenti un pò di confusione. Se i prezzi si abbassano è perchè il petrolio ce ne sta troppo in giro e nessuno lo vuole. Questo è anche plausibile perchè con tutti gli sforzi per le rinnovabili, il calo dei consumi dovuto alla deindustrializzazione di molti paesi, i fabbisogni sono di certo calati. Un altro discorso è invece se vogliamo deindustrializzare in europa per poter produrre a basso costo inquinando come 100 anni fa in east africa. A questo punto avremmo fatto il gioco delle tre carte e veramente i nostri governi sarebbero ridicoli. Ti dico anche che se succede una roba del genere il prezzo del petrolio andrà alle stelle di nuovo cogliendoci del tutto impreparati perchè ci riempiamo la bocca di rinnovabile ma sappiamo tutti che non è nulla pronto a livello di infrastrutture e politiche energetiche per abbassare la percentuale del fossile nel mix energetico. Sarebbe una rovina!!!!! ma non sarebbe una sorpresa!!!
    • M Rispondi
      Anche io ho la sensazione che ci sia un grande assente: il fattore ambiente, in particolare il cambio climatico. Mi preoccupa molto, che il discorso non includa questo fattore. L'analisi economica é destinata a diventare molto complessa e sará sempre piú difficile rimantere nei confini tradizionali di quesata disciplina. Con ritardo rispetto agli allarmi del mondo scentifico, finalmente anche istutuzioni caute come la NASA, IEA, ONU, avvertono che le consegunze del cambio climatico sono enormi e imminenti, anche sull'economia (per non parlare delle nostre vite). Vedasi per esempio: http://www.cam.ac.uk/research/news/cost-of-arctic-methane-release-could-be-size-of-global-economy-warn-experts . Non a caso il mondo delle assicurazioni che vive dalle previsioni dei rischi ecomomici ha avvertito sui costi ingenti del cambio climatico. Il fatto che ripetutamente i peggiori scenari previsti da studi, come quelli dall'IPCC, siano superati dai dati reali, mostra come l'incremento della temperatura e le sue consegunze non sono affatto lontane e remote come ci piace credere. Secondo the Guardian "If we and our children are to have a reasonable chance of living stable and secure lives 30 or so years from now, [...] 80% of the known coal reserves will have to stay underground, along with half the gas and a third of the oil reserves" Mi aspetto che tutto questo abbia un impatto enorme sul futuro dei combustibili fossili. In un lasso temporle incerto, ma probabilmente molto breve.
      • Jacopo Brilli Rispondi
        rispondo al commento di M. Ovviamente per ragioni di spazi disponibili non e' possibile affrontare tutti i numerosissimi aspetti che ruotano attorno al mondo del petrolio in un singolo articolo. Sull'aspetto ambientale ho gia' commentato in passato come i prezzi bassi possono togliere gli incentivi per molti paesi a passare a forme di economia piu' pulite o ad investire in fonti di energia piu' pulite o rinnovabili. Offro un ulteriore spunto di riflessione. Produrre petrolio e' sempre piu' costoso perche' i giacimenti facilmente accessibili (tecnicamente e politicamente) sono sempre meno. Investire seriamente nelle rinnovabili dovrebbe essere una priorita' anche economica e non solo ambientale. Gli stessi prezzi del petrolio se analizzati in una prospettiva storica non sono affatto bassi e nel lungo periodo torneranno a crescere. USA e Cina hanno creato una partneship impegnando ben 150 miliardi di dollari in 5 anni per sviluppare insieme tecnologie per energie rinnovabili e piu' pulite. L'Europa per tutta una serie di ragioni, in primis l'assenza di una competenza comunitaria in materia, non riesce a mettere in campo le stesse risorse. Per avere una crescita economica sostenibile e' 'economicamente' necessario affrancarsi sempre piu' e sempre piu' velocemente dal petrolio, e dagli idrocarburi in generale.
    • Jacopo Brilli Rispondi
      Rispondo al commento di Mario Rossi - l'analisi non presenta nessuna confusione. I dati relativi al consumo e produzione mondiale e le previsioni su di essi sono chiari. Il consumo di petrolio continuera' a salire. Il settore dei trasporti e' ancora fondamentalmente basato su conbustibili fossili. Da un punto di vista dei fondamentali del mercato, l'eccesso di produzione attuale sara' assorbito perche' i fondamentali sono solidi (la domanda continua a crescere). I prezzi sono bassi perche' grazie ad un mix di prezzi altri per un lungo periodo e tassi di interesse ai minimi storici l'industria petrolifera ha creato un eccesso di capacita' produttiva senza precedenti. L'impatto delle rinnovabili e deindustrilizzazione e' stato marginale. Putroppo il sistema finanziario ha destinato enormi risorse ad un settore che probabilmente non ne aveva cosi' bisogno. E' vero anche come scrivi tu che probabilmente non siamo pronti ad un passaggio alle rinnovabili. Il punto fondamentale e' che anche adesso i prezzi del petrolio non sono bassi, sono solo percepiti come tali. Negli ultimi 50 anni il prezzo medio del petrolio in termini reali e' stato di circa 51 dollari. In una prospettiva storica e' difficile prevedere che il petrolio sia compatibile con un crescita sostenibile dell'economia, questo al netto di considerazioni relative all'impatto sull'ambiente che sono altrettanto importanti.