logo


  1. Emanuele Rispondi
    Grazie per la recensione/segnalazione, ho apprezzato molto il libro. Riassume molto serenamente gli ultimi anni di cronaca europea, inserendola in un contesto più ampio che permette di capire anche il perchè siano state fatte alcune scelte piuttosto che altre. Sinceramente consigliatissimo.
  2. Roberto Rispondi
    Trovo sia l'articolo sia il commento di Alberto ampiamente condivisibili. Un allineamento e una condivisione di alcuni servizi welfare potrebbe essere utile a migliorare il senso di unione europea. Ma veniamo da anni di distruzione di unità nazionale, Italia ha il doppio della strada degli altri. Purtroppo.
  3. Alberto Chilosi Rispondi
    Non sembra molto facile creare un welfare a livello europeo in un contesto in cui le divergenze di produttività, reddito pro-capite e salario medio sono tali che il salario medio dei alcuni paesi è inferiore al livello di povertà di altri.Un reddito minimo garantito, poniamo, che copra gli incerti della vita nei paesi più ricchi dovrebbe essere un multiplo del salario medio dei paesi poveri... Forse occorre attendere che la crescita dei paesi più poveri, dell' Unione, che in effetti comporta una progressiva riduzione del divario con i paesi ricchi, faccia il suo corso. Solo quando i livelli di produttiità saranno allineati potrebbe proporsi un sistema di sicurezza sociale a livello di UE. Ma quello che complica il quadro è la stagnazione dei paesi a livello intermedio dell' Europa Meridionale, come il nostro. Il problema della crisi del welfare di questi ultimi sta nel fatto che se si finanzia col debito la spesa sociale adesso diminuiscono le possibilità di finanziarla nel futuro a meno di non potere giocare alla Ponzi, cosa che ovviamente ha i suoi limiti. E per noi il futuro è arrivato e sarà molto peggio quando i tassi di interessi sul debito ritorneranno al livello "normale".